Intervista a Lorenzo Sbarbati, un cantautore tutto da scoprire

Classe 1991, marchigiano d’origine ma con Bologna nel cuore, Lorenzo Sbarbati è un giovane promettente artista. Venerdì 4 dicembre è uscito su tutte le piattaforme streaming il suo singolo “Cose che non so” che anticipa il suo primo album. Da sempre la musica è il suo mondo, scopriamo insieme chi è davvero questo cantautore.

Originario di Macerata, ma Bologna ti ha adottato. Cosa ne pensi di questa città? Ti senti a casa?

Bologna è la città che mi ha spinto a credere sempre di più in quello che stavo facendo. Quando sono arrivato, la prima realtà con cui sono venuto a contatto è stata quella dell’arte di strada. Per me che venivo dalla provincia e conoscevo questo mondo soltanto da lontano, fu una scoperta sensazionale. Mi sono imbattuto in tanti musicisti bravissimi, alcuni dei quali hanno anche registrato diversi miei brani. Ho conosciuto amici, persone fantastiche sotto il profilo umano. Soprattutto mi sono ritrovato a poter portare le mie canzoni direttamente alla gente, senza intermediari, ai passanti così aperti e disponibili all’ascolto. Ben presto mi sono convinto che quello che scrivevo e che cantavo aveva un valore: quei “grazie” commossi di alcuni e gli applausi nel mezzo di altri, magari dopo una frase a cui tenevo particolarmente e in cui avevo messo dentro tutto me stesso, erano segnali inequivocabili che dovevo insistere su quella strada. Su quella strada e sulla strada. Infatti ho iniziato ad alternare la splendida cornice di Piazza Maggiore, del Nettuno e di via Rizzoli a quella di molte altre piazze e città italiane, affiancando ai concerti l’attività di busker.

Il tuo nuovo singolo si intitola “Cose che non so”. Come nasce?

“Cose che non so” nasce da un momento di profonda incertezza, quando mi sono ritrovato a mettere in discussione tutto quello in cui credevo. Riponevo, però, ancora fiducia nell’opera chiarificatrice del tempo, nel fatto che andando avanti molte cose avrebbero avuto una spiegazione, che un Senso si sarebbe pian piano disvelato; nulla di più fuorviante, penso ora. Il senso è qualcosa che va cercato costantemente e che continuamente siamo noi a dover attribuire alle cose, magari ascoltando i segnali della vita, ma che non dobbiamo aspettarci dall’esterno. Ammettere di non sapere è la presa di coscienza necessaria per costruire un significato su cui poggiare un valore, un significato revisionabile e aggiornabile. E di conseguenza un valore altrettanto revisionabile e aggiornabile.

Qual è significato di questo pezzo?

Il senso di “Cose che non so” è appunto un invito ironico a lasciare tutto aperto e tutto aggiornabile. In fondo non è poi così male mettersi profondamente in discussione! La mia non è affatto un’esaltazione del relativismo, avversario che da sempre combatto, né tantomeno un’esortazione a perdersi. Al massimo, come dico nel brano che nell’album seguirà “Cose che non so” che è “Per amare me” (e non a caso “Cose che non so per amare me” costituisce un’unica frase), è un “perdersi per poi ritrovarsi”. Continuamente.

Ti manca salire sul palco? Cosa ti manca di più delle esibizioni live?

La musica è dal vivo! Quindi mi manca moltissimo, tutto, come l’aria. Sono abituato a stare sempre in strettissimo contatto con tante persone, incrociare i loro sguardi mentre canto, sentire le loro emozioni, chiacchierare delle impressioni, delle esperienze di vita e di musica reciproche. In breve mi manca sentirmi un tutt’uno con loro mentre faccio l’unica cosa che mi rende davvero felice nella vita.

Qual è la canzone che avresti voluto scrivere? Perché?

Ce ne sono tante. Così su due piedi potrei dire “Giudizi universali” di Bersani, “C’è tempo” di Fossati, “Anna e Marco” di Lucio Dalla. Siccome la domanda me ne chiedeva una in particolare, rispondo che la canzone che avrei voluto scrivere è quella che ancora non ho scritto. L’ho sempre pensato, e credo che quando arriverà la saprò riconoscere e saprò anche dire con precisione il perché.

Progetti futuri?

Tornare a fare tutto quello che facevo prima, a girare per le città e a suonare, sperando nella fine di questa buia parentesi, che ci ha portato via un anno di socialità e vicinanza in un momento storico in cui queste cose erano già fortemente minacciate. Concretamente io e il mio produttore Ivan Amatucci siamo al lavoro per terminare il mio primo album, che uscirà con tutta probabilità in primavera, così da farci trovare pronti per la rifioritura (della società). Si spera.



Eleonora Corso