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Intervista a Gabriella Martinelli: “In Tutto Daccapo ho cercato di metterci dentro tutte le mie moltitudini”

Tutto Daccapo” è il nuovo album di Gabriella Martinelli. Il progetto nasce dalla continua voglia di sperimentazione dell’artista che mescola sound diversi che rendono complicata una collocazione precisa, ma dal risultato stravolgente e dal taglio accattivante. Proprio come una pittrice contemporanea, Gabriella mescola tutti i colori che conosce per dipingere una tela fresca e colorata, carica di colori e sonorità.

Un cambio di rotta anche nell’immagine e il progetto di Gabriella Martinelli assume la lungimiranza dei grandi. La sua nuova immagine, attenta e tendente al glam più innovativo, coinvolge giovani artisti per dar via a un percorso d’ispirazione e di crescita, ma con la volontà di mettersi in gioco.

Tanti i riferimenti, musicali e visivi che ripropongono il passato di Gabriella, ma anche la ricerca, lo studio e la passione per artisti che l’hanno ispirata e accompagnata nel tempo.

Qui di seguito l’intervista che Gabriella Martinelli ha rilasciato per Social Up.

Oggi esce il tuo nuovo album Tutto Daccapo, come è nato, raccontamelo.

“Tutto Daccapo nasce in questi due anni difficilissimi per me e per tutti. Ho sfruttato il grande tempo che abbiamo avuto a disposizione per lavorare moltissimo su me stessa, mettendo in discussione molte cose, facendo ricerca e scrivendo. Sono canzoni nate in piena pandemia che si raccontano con tono positivo e con voglia di rinascita. Ho lavorato assieme ai miei fedelissimi musicisti e con altri preziosi artisti, Erica Mou ed Erriquez. Lavorare con Erriquez è stato un piacere e un onore. Lui è legatissimo alla canzone “Si può essere felici”, perché trasmette felicità e allegria. Questo disco nasce per raccontare positività e coraggio e non conosce né classificazione né definizione di genere, cose che combatto nella vita e con la musica. All’interno di quest’album ho cercato di metterci tutte le mie moltitudini. Sto imparando a divertirmi. Inoltre ci sono molte contaminazione, si spazia dal pop al rock, dalla musica indie a quella elettronica e si riconoscono anche i miei riferimenti musicali.”

Combatti le classificazioni e le etichette…

“E’ un qualcosa che trovo assolutamente antipatico. In ogni ambito, dalla sessualità alla definizione di genere prettamente musicale. Non amo quando mi chiedono in quale scompartimento inserire la mia musica. Volendo guardare ad un cassetto enorme, potremmo rientrare nel pop, ma a 150 miliardi di colori. Perché sceglierne uno? Noi siamo fatti di mille colori che si incontrano su di una grande tela, perché dire che siamo una cosa e basta… Che palle! Si può dire che palle? E’ una noia mortale dire che siamo una sola cosa, ma perché e per chi?”

Il tuo background, le tue esibizioni passate, quanto resta in questo nuovo percorso?

“C’è tutto! Ho tutto sulla mia pelle. Ho vissuto un periodo della mia vita da busker in giro per il mondo ed è stata un’esperienza che mi ha lasciato tantissimo. Ancora oggi, racconto storie che sono legate a quei ricordi. C’è un brano nel disco, Comme ça, in cui racconto di un incontro sotto la pioggia francese. Tutte le esperienze e le mie canzoni sono legate a dei periodi precisi. Nel tempo ho avuto un periodo della mia scrittura che definisco “lo famo strano!”. Penso al mio precedente disco che ha quei tratti più cantautoriali, un po’ più di nicchia. In quel periodo avevo bisogno di dire le cose in un certo modo, ascoltavo anche molto di più quella tipologia di musica e soprattutto avevo bisogno di dire delle cose a me stessa in quel modo lì. E’ un album in cui ho sperimentato molto anche musicalmente, con gli arrangiamenti in studio insieme ai miei musicisti. Volevo fare le cose come si facevano una volta. Non rinnego nulla. Poi c’è stato Sanremo e anche quello mi porto addosso. Questo disco nasce come reazione a un Sanremo, seguito subito dopo da una pandemia. C’è un pezzo, Pesci, in cui mi dico, nessuno può fermare questo percorso, nemmeno le difficoltà o gli imprevisti allucinanti.”

In Paranoie, troviamo l’idea del tempo e delle paure. Dove vanno a finire le ore? E’ un invito a lanciarsi?

“Bellissima questa immagine che anticipi. Assolutamente, non fermarsi, andare oltre il tempo. Purtroppo siamo schiavi di tempi velocissimi. Viviamo schiavi dei numeri e dei tempi velocissimi. Questo mi fa molta paura e lo combatto costantemente. Proprio in Paranoie dico: “siamo tutti matti, siamo dei pupazzi con la pelle dura e i cuori a pezzi”. Noi siamo feriti da queste congetture e dobbiamo necessariamente andare oltre. Sarò forse retorica, ma è solo avendo dei sogni, degli ideali che ci si può salvare da questa monotonia e da questa rottura che ci incatena.”

In un tuo post, chiedevi a chi ti segue: “Non mi faccio più domande e vivo tutto come se…”

Citando un verso del singolo che ha anticipato l’uscita del disco, Dove vivi tu, che parla d’amore incondizionato, è un viaggio da seguire senza troppe domande, poi ognuno decide la risposta che vuole dare. Non faccio più domande, ma vivo tutto come se non ci fosse un futuro disegnato davanti a me, ma tutto come se fosse un giorno nuovo, una rinascita costante. E’ un po’ questo il senso. E’ stato molto bello, ho ricevuto molte risposte, diverse e anche molto positive.

Tutto Daccapo, il brano, che è il mio preferito, soprattutto per il sound incalzante… Segna un nuovo inizio o è una riflessione su quanto fatto e da rifare da capo.

“Il passato non si rinnega. Ci rende più forti e ci disegna. Ma è assolutamente un nuovo inizio, ricomincio da capo. In questo disco racconto una Gabriella 2.0, figlia di una generazione precaria, ma innamorata del bello, in un mondo fatto di idee e immagini a colori, con un ritmo incalzante, proprio come dicevi tu.”

Oltre le date di Roma e Milano, ci sarà un tour?

“Sì, in primavera. Questi due appuntamenti anticipano l’uscita del disco e saranno due grandi feste. Suonerò il disco nello stesso ordine della tracklist, mi piace l’idea di risuonare il disco così com’è nato. In più suonerò anche qualche pezzo precedente e poi ci sarà una sorpresa.”

Spoiler?

“Un po’. Ci sarà una super cover che racconterà perfettamente lo stato emotivo di questi miei due anni. Ci sarà da divertirsi e da ballare. E’ arrivato il momento di ballare e non restare fermi.”

“Le cover del disco e le tue pic di IG. Questa immagine glam. Blazer rosa, i tuoi capelli rossi, penso a David Bowie, ma guardando i tuoi ultimi post ci vedo anche Mina. Sbaglio?

“Sono tutti nomi che sono comparsi nelle mie ricerche. Nel grande lavoro che ho fatto su me stessa, in questo anno e mezzo, c’è stato anche quello legato all’immagine, che per anni, ha avuto un’importanza minore rispetto alla musica. In realtà, è importante e anche divertente. David Bowie e Mina come dici tu, sono artisti che io adoro e che hanno fatto la differenza, perché non hanno mai lasciato nulla al caso. Anche la moda è una forma d’arte ed è per questo che ho scelto di farmi accompagnare in questo viaggio da artisti differenti ed emergenti ma super creativi. Molti di loro sono artisti giovani con idee pazzesche con i quali mi piacerebbe portare avanti un progetto lungo e, spero, innovativo.”

Vincitrice di AreaSanremo. Quest’anno Amadeus ha dato in anticipo i nomi dei big. Lo seguirai? Sei già orientata su chi tifare?

“Ho un ricordo bellissimo della mia esperienza a Sanremo. E’ un palco super emozionante e non posso dimenticare Malgioglio davanti a me in prima fila. E’ la prima persona che ho visto quando ho sceso quelle scale terribili. Sì, ho letto i nomi e mi sembra un cast inaspettato. Ci sono nomi che non mi aspettavo, altri che mi fa piacere leggere. Ci sarà da divertirsi. Per Mahmood e Blanco sono contentissima ed anche piacevolmente sorpresa.  Non vedo l’ora. Penso anche a La Rappresentante di Lista, che adoro e che ritornano e poi, c’è il grande ritorno di Elisa. Sono molto curiosa.”



Benito Dell'Aquila