Intervista a Federico Clapis: una vita tra arte e palcoscenico

In ARTE by Alessia CavallaroLeave a Comment

Classe 1987, Federico Clapis è un artista contemporaneo italiano. Ha sviluppato la sua carriera in un modo unico, aprendo nuovi itinerari e orizzonti nel mondo dell’arte. Per anni Clapis ha lavorato “sotto copertura” producendo video virali sui social network e accumulando milioni di fan e punti di vista.

Nel settembre 2015, al culmine della popolarità dei media, ha deciso di abbandonare il puro divertimento e ha convertito la sua presenza online in uno strumento per la divulgazione delle sue opere artistiche finora tenute nascoste.

Combina con successo nuovi media classici e social nella sua produzione, mentre rimane uno degli artisti più coinvolgenti sui social network.

Tutti lo conosciamo per l’enorme successo che ha avuto, soprattutto sulla piattaforma di YouTube; su di lui sono state dette tantissime cose dopo l’abbandono delle comuni vesti in cui eravamo abituati a vederlo. Nonostante sia innegabile la sua genialità, è giusto cercare di capire se sia solo stata una pura questione di marketing o reale voglia di dimostrare di cosa fosse sempre stato capace.

Adesso, dopo tre anni, Federico vive quella che è sempre stata la sua prima scelta, nascondendola originariamente al mondo intero: l’arte prima di tutto, l’arte vera è questa.

 

 

Ti abbiamo conosciuto tramite YouTube ed i social: tanti video e contenuti, soprattutto ironici. Ma chi è Federico nella vita reale?

E’ veramente difficile da definire. Credo che questa sia la domanda più difficile in assoluto che mi si possa fare. Ti rispondo dicendo “semplicemente” che non credo che la vita sia reale, e quindi già la domanda di per sé si contraddice.

Ti abbiamo visto anche in un film: com’è stato il passaggio dal mondo virtuale al grande schermo?

E’ un ricordo molto lontano, perché ormai sono passati tre anni dal mio addio al mondo dell’intrattenimento e nel frattempo è successo di tutto. Oggi, infatti, io sono completamente in un altro mondo. Il ricordo che mi viene più alla memoria è la grande difficoltà nei tempi e nel modo di capirsi, difatti la troupe che ci ha seguito in questo percorso era americana. E’ stato un film davvero duro da girare anche perché si trattava di un film d’azione. Non ho notato però grande differenza tra quando ero io ad auto produrmi i filmati e il recitare davanti ad una telecamera: cambiano solo il numero delle persone che lavorano al progetto ma alla fine sei sempre dentro la stessa dimensione. La recitazione cinematografica è però assolutamente diversa e io ho dovuto capirla ed impararla mentre la provavo direttamente in scena.

Una delle prime informazioni che si trova sul tuo sito è che per anni hai lavorato “sotto copertura”: cosa vuoi dire con quest’espressione? Raccontaci di questa avventura.

Ho iniziato a fare “Opere su tela” nel lontano 2010 e non sapevo come poter emergere. Parallelamente mi ero accorto di quanto il web stesse piano piano venendo fuori, di YouTube in quel particolare caso, e così ho deciso di imparare a fare e produrre video, creando un personaggio apposito, con l’obiettivo di farlo diventare famoso e di poter convertire un giorno tutta questa popolarità in carburante per la mia arte. Non ho mai avuto in mente o immaginato come e quando si sarebbe attuata la conversione, difatti il cambio di rotta è avvenuto quando non potevo più continuare ad inventare i contenuti che mi hanno reso famoso e, parallelamente, ho raggiunto una maturazione dal punto di vista estetico e realizzativo delle opere a cui stavo lavorando. A quel punto ho capito che era giunto l’atteso momento di utilizzare tutta la fanbase per fare il mio mestiere, che è quello dell’artista e che è quello che faccio tutt’oggi.

Possiamo definirti come un’artista a 360°. Come possono coesistere mondi e modi di vivere l’arte così differenti?

Mi plasmo tantissimo in base alla situazione. Mi adatto in un modo incredibile all’ambiente in cui mi inserisco dal punto di vista creativo ed è proprio il motivo per cui cerco di tenermi lontano da tutte le tentazioni che possano prendere la mia creatività e portarla a livelli un pò più bassi e tenerla, invece, solo per il mondo dell’arte.

 

 

Se dovessi descriverti come uno dei tanti oggetti che abitualmente usi per lavorare, quale sceglieresti e perché?

Forse mi rivedo tanto nel silicone e nella gomma siliconica che uso per i miei stampi, proprio per la sua  multiformità.

Ultimamente sei stato a Londra con la tua mostra. Ci racconti qualcosa di questa esperienza? E’ andato tutto esattamente come ti aspettavi?
Federico nel 2019: in quali progetti ti vedremo impegnato?

Londra è stata una bellissima esperienza. Ho portato un bronzo di tre metri all’ Observation Point, una piazza di South Bank, grazie al patrocinio di un brand “E i d o o!”. Proprio questa opera ha aperto le danze alla mia nuova attività che verterà unicamente, o quasi, su opere di arte pubblica. Sto lavorando e lavorerò insieme a grandissimi brand che patrocineranno la mia arte: grandi opere monumentali all’interno delle principali piazze del mondo. Questa operazione l’ho nominata “New Public Art” che vede il coinvolgimento dello sponsor in tutto quello che io condivido riguardo l’operazione. Quindi, dalla progettazione della scultura alle prime lavorazioni, per finire alla logistica. Siamo partiti con Londra e in questi mesi saremo a Milano con “Addolorata Concezione” di ben quattro metri. E’ un nuovo modo sia di fare arte pubblica che di brand activities, dove il brand non è visto come una marca nell’accezione che oggi comunemente possiede, ma va a riprendere l’antica aurea del mecenatismo, senza collegarlo a nessuna attività commerciale o di marketing. Si parla solo di un patrocinio che possa darmi visibilità internazionale, ma soprattutto la possibilità di non smembrare le mie collezioni, dandomi l’occasione di sostenere così la mia arte, almeno per il prossimo anno.