Intervista a Diego Conti: “Per l’ultima volta è una ballad d’amore scritta per Sanremo”

È stato uno dei protagonisti di Sanremo Giovani 2019, condotto da Pippo Baudo e Fabio Rovazzi. Con “3 Gradi” Diego Conti si è fatto notare e, seppur la bassa temperatura, ha scaldato con il racconto di una notte passionale.

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per parlare di “Evoluzione”, dell’esperienza sanremese, di “Clandestino” canzone a cui tiene particolarmente, attuale come poche, e di “Per l’ultima volta”, brano che avrebbe cantato sul palco dell’Ariston se avesse vinto Sanremo Giovani.

Diego da XFactor del 2016 a finalista a Sanremo Giovani 2019. Tutti vedono l’arrivo, ma nessuno sa del viaggio. Cosa è successo dopo XFactor e come è stato essere a Sanremo Giovani?

XFactor è stata la mia prima esperienza televisiva. Dopo il programma, ho suonato molto in giro e soprattutto ho scritto molte canzoni. Ho conosciuto poco dopo, grazie a Rusty Records, Thaurus Publishing e Richveel (le etichette discografiche che lavorano sul mio progetto) Mark Twayne che è il mio producer. Sono stati due anni di ricerca dal punto di vista musicale ma anche umano. Quando ci siamo incontrati con Mark abbiamo scoperto che entrambi avevamo il desiderio di realizzare qualcosa di nuovo.

Hai partecipato a Sanremo Giovani con “3 Gradi”, canzone su un momento passionale e travolgente. Oltre la musica, cosa appassiona e travolge Diego Conti?

Vivere. In realtà, la musica è solo un mezzo di comunicazione che uso per raccontare le cose che vivo, che vedo e che mi emozionano. Scrivo di cose semplici in maniera molto diretta senza metafore né tanti giri di parole. Quella comunicativa è un’esigenza alla quale neppure io riesco a trovare un perché. Tutte le mie canzoni sono autobiografiche: tutte le cose che vivo dagli amori alla società che mi circonda. In “Evoluzione” c’è un po’ di tutto quello che ho vissuto negli ultimi due anni dopo XFactor. C’è “3 Gradi” che parla d’amore, ma anche “Evoluzione 3.0.”, “Mal di testa” e “Clandestino” che hanno una valenza sociale ben diversa.

Il 18 dicembre 2018 è uscito il tuo EP “Evoluzione” contenente sei canzoni. Qual è il messaggio? C’è una canzone a cui sei particolarmente legato?

Scrivo di tutto ciò che mi circonda. Il messaggio del disco è raccontare la verità di quel che percepisco, vedo e vivo e di trasferire un senso di rottura dei confini e dei preconcetti con un genere di musica che non puoi definire. “Clandestino” è la canzone a cui sono particolarmente legato perché è il manifesto del disco e del perché faccio musica. Con il brano “Clandestino” cerco di dire che le leggi o le scelte giuridiche non devono mai prevalere sull’umanità. Non voglio fare discorsi politici: parlo solo di valori umani. Ci stiamo dimenticando il senso della parola essere umano. Ci soffermiamo sul termine “clandestino”, dimenticandoci che parliamo di persone. Se guardiamo al passato, la contaminazione, la condivisione e l’incontro di culture diverse ha sempre portato momenti di crescita per l’umanità in generale.

Per descrivere la tua musica hai coniato l’espressione “cross pop”. Cosa intendi?

Da anni cercavo un genere mio, ma non ci riuscivo. Poi c’è stata una presa di coscienza: si deve lasciare il segno in questa vita e quindi son andato alla ricerca di qualcosa di originale. Credo che la contaminazione e la condivisione sia il futuro. È per questo che insieme a Mark Twayne abbiamo dato vita ad un genere nuovo che ora esiste e si chiama, appunto, “cross pop”. È un incrocio: un pop pieno di contaminazioni. C’è dentro la trap, il rock, la musica classica. Tutti questi generi musicali uniti sotto questa mescolanza secondo il nostro istinto musicale.

In “Evoluzione” vi è una sola collaborazione con Luca Mauceri. Come è nata?

La collaborazione è nata perché avevo il desiderio di inserire nel disco un brano con sonorità di musica classica. Luca Mauceri è un artista che conosco bene, un amico. Ci siamo incontrati, abbiamo ascoltato del materiale insieme, abbiamo unito le idee ed è nata “Buon Natale”. Ho avuto un flash: abbiamo tutti una sedia vuota la notte di Natale ossia una persona alla quale pensiamo e che non è con noi fisicamente. “Buon Natale” è la canzone più atipica dell’ep, ma è quella che mi fa emozionare di più.

Cosa c’è nell’agenda di Diego Conti per i prossimi mesi?

Il primo febbraio è uscita “Per l’ultima volta”, la canzone che avevo scritto per un’eventuale palco dell’Ariston. “Per l’ultima volta” è una ballad d’amore molto romantica, anche molto triste se vogliamo. Rispetto alle canzoni dell’ep “Evoluzione” è quella più dolce, come se io uscissi allo scoperto. Rivela una sensibilità che io non avevo mai fatto vedere a nessuno. La canzone è stata prodotta da Mark Twayne e appena abbiamo registrato la canzone abbiamo immaginato da subito che sarebbe stata perfetta per il palco dell’Ariston. “Per l’ultima volta” è una canzone che non parla della fine di un amore, in realtà parla della fine di una storia d’amore difficile e arrivata al capolinea. Di due persone che si amano forse ancora, ma che davanti alle persone, si guardano, si baciano e si lasciano per l’ultima volta. In una società contemporanea e frenetica, c’è sempre quell’attimo di bellezza in cui due persone si ritrovano a vivere un momento triste dal quale però c’è un nuovo inizio. “Per l’ultima volta” è proprio questo.

A proposito del Festival di Sanremo, dei Big in gara di chi sei curioso?

Sono molto felice del ritorno dei Sottotono a Sanremo, nella serata dei duetti, di questa reunion. Sono un amico di Tormento di cui ho aperto anche un suo concerto qualche tempo fa e conosco anche Dj Shablo. Lo stimo molto come artista, per me è davvero eccezionale. Mi piace parecchio. Sono molto curioso di sentire il pezzo di Motta che è un’artista che stimo molto. Secondo me ci saranno dei pezzi molto validi in gara, soprattutto per la scelta fatta da Baglioni. C’è la musica tradizionale, ma anche quella indipendente: è questo un pasaggio di svolta. Sempre per una questione di contaminazioni e sonorità, ho sentito il pezzo di Mahmood per Sanremo Giovani.



Sandy Sciuto