Intervista a Danjlo: “Il Minuscolo Abisso è il mio nuovo album!”

Sul suo profilo Instagram si descrive “pupetto, l’alieno, casper, lo scienziato, maestro” e aggiunge “offro a tutti l’opportunità di litigare con me, per crescere ed imparare”. Danjlo Turco, in arte solo Danjlo, è un producer, creativo e scrive e canta canzoni.

È al suo secondo disco e proprio per questo abbiamo dialogato con lui per poterlo conoscere meglio e saperne di più del suo nuovo progetto discografico.

Benvenuto a Social Up, Danjlo! Ci racconti com’è nata la tua passione per la musica?

Grazie a voi dell’invito!

Alle scuole elementari ero gelosissimo di un amico. A natale i genitori gli regalarono una chitarra ed io avevo sprecato la mia occasione con un computer nuovo. Fortunatamente il mio compleanno arriva il 6 Gennaio, in caso di errori.

Di base però, computer e chitarra, sono da sempre miei fondamentali prolungamenti.

“Il Minuscolo Abisso” è il tuo secondo album. Perché hai scelto questo titolo?

Ho un’incosciente premura nel disco, per non rimanere chiuso nella gabbia intellettuale del “se non capisci quello che dico sono problemi tuoi”.

Tutti i pezzi riformulano e modulano lo stesso concetto in modo sempre più profondo, fin quando non arrivi al brano che da il titolo al disco.

Ti immergi completamente in un limbo in cui il tempo è uno spazio fatto di ricordi che adesso guardi da lontano. Sono puntini che generano una forma molto più grande di quello che immaginavi, quella forma, fatta di infinite vite, è il motivo per il quale esistiamo.

Siamo parte di un perpetuo rimescolamento dei ruoli, e se in questa vita ci troviamo a parlare del mio disco, è perché forse in quella precedente non hanno comprato nemmeno uno dei miei dipinti, poiché magari in quella ancora prima, ho utilizzato la creatività per innescare una guerra mondiale.

Agire nel bene, significa guardare la forma della nostra vita da lontano, come un minuscolo percorso, che è parte di un abisso di vite infinite piene di significato.

Il disco è composto di sette canzoni. Com’è avvenuto il processo di scrittura dei brani?

Il filo conduttore tra questi due dischi lo spiega, è uscito un singolo qualche mese fa, si chiama R4ME.

E’ come se le cose che mi arrivano, esistessero da sempre, non creo io un processo, il processo è già li.

Sono molto veloce a realizzare i miei pezzi proprio perchè avviene tutto in modo naturale. Recepire un messaggio che arriva dall’alto, quello è un meccanismo lento, che va fatto senza fretta, senza pause.

A questa consapevolezza ci sono arrivato col tempo, perché quando riascolto le cose che faccio, sono io il primo a non capire come sia accaduto.

Tra le sette canzoni, quali sono quelle più rappresentative del disco? 

Se ascolto bene l’ultimo pezzo, Per Forza, in realtà mi rendo conto del fatto che sia la vera apertura del disco. È una riflessione su quanto la nostra attenzione si focalizzi sull’adesso, perché siamo convinti che la vita sia solo questa.

Stiamo affrontando un’emergenza sanitaria. Come stai vivendo questo periodo anche in relazione al far musica?

Premetto che chi dice che l’arte sia un lavoro, ha una visione che comprendo, ma purtroppo non potrò mai condividere. L’arte è un esigenza che non ha a che fare con i soldi, ed essere un’artista, significa avere come obiettivo univoco FARE le cose che pensi.

Parto da questa premessa così quello che sto per dire non ti sembrerà folle.

La pandemia mi ha aiutato moltissimo a fare musica, concentrandomi di più quello che mi arriva.

Comprendo gli addetti ai lavori che si ritrovano da un giorno all’altro senza nessuno spettacolo da allestire. Loro sono il vero dramma da difendere e tutelare fino alla morte, non gli artisti.

La vera tutela dell’arte è l’arte stessa. E l’arte è fatta di storia.

Non hanno senso quei post di “un altro giorno senza musica”. Un altro giorno senza spettacoli e performance, questo è corretto, ma l’arte è fatta di racconti, belli e brutti che siano.

Il bombardamento di Guernica è stato orrendo, ma quel giorno l’arte non si è fermata, Picasso ci ha restituito la descrizione esatta in un’opera che vale più di qualsiasi documentario in 4k.

L’arte serve a questo, a documentare, per farti ricordare e sensibilizzarti.

Pure questa risposta rischiava di non essere arte.

Potevo dirti che la pandemia è brutta, e spero si risolva presto.

Chi per inesperienza, disattenzione o purtroppo per disperazione, non ha avuto ne un contratto, ne l’agibilità sui palchi, vive un dramma, e questo fa male.

Significa che, pre-pandemia, se un fonico inciampava in un cavo sul palco e si rompeva i denti, era un suo problema. Post-pandemia, il problema resta identico. Se un fonico rimane a casa e nessuno gli ha pagato contributi, è un guaio che deve risolvere da solo.

Sia chiaro, non credo che gli addetti ai lavori siano lobotomizzati che non sappiano farsi valere.

Da una parte temo che l’intero sistema di previdenza sociale sia fatto in modo che i furbi vincano sempre. Sull’altra mano, credo che l’Italia sia figlia di commistioni tra chi vuole barare e chi vuole tutto subito.

Cosa c’è in agenda per i prossimi mesi? 

xxxxxxxxxUn’altro disco



Sandy Sciuto