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Intervista a Damn Dan: dalla co-fondazione di Eonity all’amore per l’EDM

Damn Dan è uno dei co-fondatori dell’etichetta internazionale Eonity, basata sull’amore della musica EDM e che al momento conta con diciotto collaboratori sparsi in tutto il mondo, riuscendo ad arrivare ogni mese in tutti i continenti grazie alla propria musica. La storia di quest’etichetta discografica è molto più che semplice e banale, si fonda su un’antica tradizione giapponese e il collegamento realizzato con i generi EDM prodotti dall’etichetta è estremamente geniale.

Tutto ciò ha reso possibile che, in soli quattro anni di esistenza di Eonity, i suoi collaboratori riuscissero a collaborare con alcuni dei personaggi più importanti della scena musicale EDM e potessero, allo stesso tempo, permettere ai loro artisti di arrivare ad essere scritturati da etichette discografiche ancora più importanti.

Ciao Damn Dan, benvenuto a Social Up!

Il progetto di Eonity è uno dei più promettenti sulla scena musicale attuale. Com’è nata la necessità di creare questo mondo musicale così alternativo e innovativo allo stesso tempo?

Buongiorno ragazzi, innanzitutto è un grandissimo piacere poter fare questa intervista con voi! Grazie di cuore per chiamare Eonity una delle case discografiche più promettenti sulla scena musicale. La ragione per la quale ho avuto la necessità di creare questo progetto è perché già da piccolino, alle scuole superiori ero molto vicino al mondo della musica elettronica.

Ai tempi, gli artisti più importanti per me erano Dimitri Vegas & Like Mike, ricordo ancora che seguivo ogni loro passo, dai video promozionali alle varie canzoni rilasciate. Già allora “sentivo” la musica e quindi ho iniziato a suonare dal vivo per qualche piccolo pub. Dopodiché ho iniziato a produrre e ho notato che producendo e rilasciando era possibile crearsi un buon seguito, perciò ho iniziato con la mia prima casa discografica “NextLeveTunes” e nel 2017 ho fondato, assieme ad un altro ragazzo, la casa discografica “Eonity”.

Il nome “Eonity” deriva dalla combinazione delle parole “eon” e “unity”. Eon, in inglese è un sinonimo per eterno e immortale, mentre “unity” sta per l’unificazione. Il risultato è l’unificazione eterna per la musica. Dal nome “Eonity” deriva pure il nostro slogan “Connected by music, united by passion”.

La storia dei personaggi fondatori dell’etichetta è altrettanto interessante. Quanto è importante la relazione con questa tradizione giapponese per l’etichetta e la figura che condivide con il pubblico?

La storia dei personaggi fondatori dell’etichetta, anche chiamati “dei” è importantissima per il progetto. Inizialmente, quando abbiamo creato Eonity, ci siamo chiesti come poter creare qualcosa che non fosse già stato fatto nel mercato musicale; la concorrenza è sempre stata alta e quindi avevamo bisogno di fare qualcosa di diverso.

L’idea iniziale era quella di dirigersi solamente a un solo genere, poi però, per l’amore del team per il mondo della musica elettronica abbiamo deciso di rilasciare qualsiasi genere di musica elettronica su Eonity. Sapevamo fin da subito che questo sarebbe stato più difficile e quindi abbiamo deciso di suddividere la casa discografica in cinque mood diversi, e non generi.

Abbiamo deciso di collegare ogni sentimento diverso ad una divinità giapponese differente con i seguenti nomi: Ebisu, Shikome, Izanami, Kuebiko e Hiruko. L’unica differenza con la reale tradizione è che gli abbiamo dato la nostra versione di viso e corpo. Ogni divinità raccoglie da due a quattro generi diversi ma collegati dalle emozioni che trasmettono. La relazione con le nostre cinque divinità è fondamentale ed è per questo che, in ogni canzone rilasciata, è possibile trovare il dio in versione 3D, il cubo di Eonity e un background che raffiguri letteralmente tutta la storia sia della canzone che della divinità.

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Cosa rappresenta ogni personaggio e cosa apporta ciascuno di essi ai principi e valori di Eonity?

Le divinità che compongono il regno di Eonity sono cinque attualmente.

Iniziando con la mia divinità preferita: Ebisu, il dio giapponese dei pescatori, della buona sorte e dei mercanti, nonché il guardiano della salute dei bambini. Questa definizione l’abbiamo collegata con felicità, emozioni melodiche ed è per questo che ogni canzone rilasciata da Ebisu è una canzone molto melodica, con generi come progressive house e future bass.

Shikome invece, nella mitologia giapponese è una tipologia di strega e rappresenta canzoni dai bassi aggressivi, ritmi oscuri e dinamici. Le categorie che vengono raffigurate da Shikome sono: trap elettronica, bass house aggressiva e dubstep.

Izanami invece è il dio femminile della creazione e della morte, una dea neutrale che sta tra il negativo e il positivo. In termine di generi, rilascia principalmente ogni tipologia di House.

Il quarto dio, Kuebiko, nella mitologia giapponese è il dio della coscienza e dell’agricoltura . Per noi esso rappresenta, melodie colorate e pacifiche, bassi sereni e musica che principalmente porta alla tranquillità e alla felicità. Quindi in termini di generi la musica che viene rilasciata è melodica ma piacevole e tranquilla. I generi possono andare dalla tropical house alla melodic house.

Infine Hiruko, l’ultima divinità, nella mitologia giapponese, è nato senza ossa. Per noi rappresenta la musica dei “raver” ossia è in grado di portarti in regni superiori dove la la nostra coscienza non è in grado di arrivare in circostanze normali. Hiruko è colui che è sempre pronto ad ubriacarsi rilasciando generi più “differenti dal commerciale” come hardcore, hardstyle oppure psytrance.

Ebisu, uno dei personaggi principali di questa tradizione, è anche l’alias di uno dei creatori di Light, ultimo successo dell’etichetta che strizza l’occhio alle sonorità EDM dei grandi dj di tutto il mondo. Cosa vuole trasmettere questa canzone?

Light è una canzone essenziale, realizzata in collaborazione con Leo, un fratello per me. In aggiunta “Light” è cantata da Nadia aka Ratfoot, la quale stava vivendo un momento difficile della sua vita che le impediva di trovare le parole per rappresentare il suo stato d’animo. Dopo averne parlato a fondo, abbiamo deciso di cercare un problema che ci fosse comune, ovvero quello di voler molto bene ad una persona che non è in grado di riconoscerlo e che continua a farsi, e farci, del male, e trasformarlo in una canzone.

Il messaggio di Lights può sembrare negativo ma in realtà non è così; vuole che tutte le persone che la ascoltino capiscano che alla fine di un periodo buio bisogna sempre trovare la speranza e la propria luce per andare avanti, proprio come dice il ritornello: “I just want to see the light”.

Le sonorità dell’etichetta sono proprie del grande genere dell’EDM, e il posto perfetto per esse è sicuramente quello dei festival musicali che ora, causa Covid-19, non possono realizzarsi. Nei progetti futuri di Eonity verranno contemplate presenze a eventi del genere?

Concordo pienamente. La nostra casa discografica è una delle poche che crede ancora nei diversi generi dell’EDM che al momento non sono troppo commerciali e proprio per questo per motivo è veramente necessario poter organizzare eventi per arrivare al cuore delle persone che amano questa musica.

Anche in termini di entrate è complicato riuscire a fare tutto on-line, quindi è davvero fondamentale poter tornare a vivere la nostra vita come prima, partecipando ad eventi, amando la musica e vivendola con le emozioni più grandi.

Quali sono alcuni dei progetti più interessanti e attraenti che l’etichetta ha realizzato fino ad ora e di cui va più fiera?

Personalmente, una delle vittorie più grandi è di aver portato avanti 4 anni di esperienze nel mondo della musica elettronica, rilasciando un catalogo di 80 canzoni con più o meno 200 milioni di stream sui vari social. Sono molto orgoglioso di Eonity e del messaggio che cerchiamo di trasmettere ai nostri ascoltatori. La sinergia e l’amore del team è spettacolare; in più è sempre un grandissimo piacere poter lavorare con artisti provenienti da tutto il mondo.

Un altro fatto per cui andare molto fiero è il fatto di essere una delle poche case discografiche indipendenti che dopo anni di storia ha deciso di non svendersi alle varie major che la circondano. Non avendo mai avuto sponsor o aiuti da terzi la strada è stata più lunga ma siamo stati in grado di portare Eonity ad un buon livello negli ultimi 4 anni. Siamo riusciti a portare artisti da 5 mila ascoltatori mensili a 500 mila, in alcuni casi anche al milione mensile, e farli arrivare alle principali case discografiche della musica elettronica come Revealed, Spinnin’ o Sony music.



Marco Russano