Intervista a Chef Rubio: da atleta di rugby a chef rivoluzionario

Gabriele Rubini, noto come Chef Rubio è tra i giovani Chef più in voga degli ultimi anni. Trentenne di Frascati, con un passato da rugbista professionista, nel 2010 si diploma all’ALMA di Gualtiero Marchesi. Protagonista di diversi viaggi, fa della sua curiosità la sua arma principale. Ama la cucina regionale, così da attraversare l’Italia alla scoperta delle nostre tradizioni gastronomiche con il programma da lui condotto Unti e Bisunti. Si muove con disinvoltura  tra mercati rionali e venditori di street food, ma è a suo agio anche nelle cucine stellate. Curioso, estroverso, con il suo approccio unico si è fatto notare nel panorama televisivo grazie a programmi che celebrano la tradizione e gli incontri culinari come momenti di scoperta e conoscenza del territorio e dei valori dei suoi abitanti.

Da sempre impegnato su più fronti, pone l’alimentazione alla base del benessere, dell’integrazione e del recupero sociale, del nutrimento e dell’interazione culturale. Rubio dal 2015 studia la Lingua dei Segni (LIS) presso l’ISSR (Istituto Statale Sordi di Roma) e con la ‘cacio e pepe’ ha prodotto la prima di una serie di video-ricette in LIS che proseguirà nel 2016. E’ anche stato portavoce di ”Never Give Up” una piattaforma online di ascolto per giovani e adulti con disturbi alimentari.

Noi di Social Up lo abbiamo incontrato per voi!

Ciao! Innanzitutto grazie per questa chiacchierata insieme…

Abbiamo spulciato la tua biografia e sappiamo che sei un rugbista di nascita che è passato ai fornelli. Cosa ti ha portato a scegliere proprio questo nuovo percorso?

La vita ti riserva sempre nuove sorprese. Il percorso che si fa ti forma e ti fa prendere una strada piuttosto che un’altra. E’ accaduto tutto in maniera naturale, associo la vita da atleta con la professione di cuoco!

Questo tuo passato da atleta ti condiziona in ciò che fai? Avresti fatto queste scelte indipendentemente dal tuo passato da “Uomo di mischia”?

Senza il rugby oggi sarei una persona diversa, forse peggiore. Per me il rugby è stato un momento fondamentale della vita e di grandissima formazione, sia come sportivo che come uomo. Il rugby mi ha forgiato fisicamente e mentalmente!

Il tuo programma: Unti e Bisunti. Com’è per te lavorare in TV?

Estremamente faticoso, estremamente gratificante ed estremamente stimolante. Per me rimane però un lavoro come un altro. Metto la stessa passione e dedizione in qualsiasi cosa che faccio, fuori o dentro il tubo catodico non importa. Svolgere un buon lavoro ripaga l’impegno e i sacrifici fatti.

Nel programma appari com
e uno Chef anticonvenzionale, sei così anche nella vita reale? Pensi che sia un tuo punto di forza?

Io sono quel che sono, nessuno mi ha mai detto di essere altrimenti quando vado in TV. Sono assolutamente me stesso, sempre. La televisione ha mostrato solo uno dei miei aspetti.

Durante la registrazione del programma qual è stata l’esperienza più divertente che hai vissuto?

Sicuramente i momenti con la troupe che dopo un po’ diventa la tua seconda famiglia, con cui leghi molto. Le cose che succedevano tra di noi, tra i ragazzi del programma. Questi sono i ricordi più belli.

Cosa ne pensi dei Cooking Shows?

 Se parli di quelli in TV, non li guardo. Preferisco farli.L’importante, anche per i cooking show lontani dal video, è il messaggio che riesce a passare attraverso il racconto del cibo, la storia, la cultura e la condivisione conviviale che c’è in ogni pietanza.

E’ nota sul web la vicenda della foto con l’agnello che ha mosso, in modo ingiustificato, il popolo vegano…

Si è trattato di pochi commenti, al massimo quattro, tra l’altro anche mal argomentati. Talmente irragionevoli e goffi da diventare virali sul web e rimbalzare poi sui giornali. Una polemica insignificante che però mi ha fatto sorridere.

Chef Rubio è attivo anche nel Sociale! Hai sostenuto il progetto “Never Give Up” ti va di parlarcene?

I disturbi alimentari sono un tema importante, una di quelle tematiche di cui si dovrebbe parlare di più. La strada è lunga, servono fondi, psicologi ed esperti che informino e assistano correttamente soprattutto i ragazzi più fragili, quelli più  suscettibili a messaggi dannosi che circolano sul web. Fare della buona cucina per me significa nutrirsi di  convivialità e relazioni sane. Mi sembra un modo costruttivo per contrastare i disturbi alimentari e sostenere l’impegno di Never GIVE UP.

Nel 2016 hai vinto il premio di Personaggio più amato dell’anno. Cosa si prova nel vedere riconosciuto il proprio impegno in ciò che si fa?

Gratificante ma semplicemente un punto di partenza. Non mi piace adagiarmi su nessun trionfo, premio o trofeo. Ci vedo solo un motivo per fare meglio e per fare di più. Ho ringraziato chi ha votato per me, adesso è il momento di fare di più e meglio!

Per concludere, vedremo Chef Rubio lavorare nelle cucine di un ristorante?

Per la mia natura indipendente, ho scelto di non avere un ristorante mio, ma lavoro spesso come consulente. Dovrete provare a prendermi!

Un saluto agli amici di Social Up?

Un abbraccio a tutti ed in bocca al lupo!



Gabriele Calabrò