L’inquinamento luminoso che condiziona le nostre vite

Andrea Colore

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Il fenomeno dell’inquinamento non è dovuto soltanto alle emissioni tossiche delle automobili, ai rifiuti smaltiti scorrettamente o agli scarichi putridi dei depuratori. Ragione di inquinamento è anche la luce artificiale, per ragioni certamente diverse dai casi precedenti, ma ugualmente importanti. L’inquinamento luminoso è definito come quel fenomeno che altera i livelli della luce naturalmente presenti nel cielo notturno. Come è facile aspettarsi tali alterazioni sono legate al grado di sviluppo economico delle regioni del pianeta, infatti, i livelli maggiori di inquinamento luminoso sono stati registrati nelle aree più urbanizzate (Europa, Cina e America del Nord). Quello che forse non tutti sanno, ragion per cui si tende a sottovalutare il problema, è che l’illuminazione è un fattore determinante per il microclima regionale, oltre a concorrere in maniera non secondaria al benessere del lavoro e della vita.

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L’illuminazione non coincide con il concetto di soleggiamento, i due si riferiscono, infatti,  a fenomeni diversi:  la prima è la più generica esposizione alla luce, il secondo termine, invece, fa riferimento alla diretta esposizione ai raggi solari. Sole, quindi, non è sinonimo di luce, l’illuminazione può provenire anche da altre fonti come la luce riflessa della Luna, le stelle oppure la luce artificiale. L’abuso di quest’ultima, nonostante possa sembrare innocuo, potrebbe essere causa di all’ecosistema, vediamo insieme perché.

Allo stato attuale, il fenomeno dell’inquinamento luminoso è così diffuso che è stato possibile stilare e pubblicare stilato un atlante mondiale, pubblicato su Science Advances da un gruppo internazionale di ricerca coordinato dall’Italia. Un ruolo fondamentale è stato ricoperto dall’Istituto di Scienze e Tecnologia dell’Inquinamento Luminoso (Istil) di Thiene, comune del Veneto un’associazione no-profit organizzata da volontari. L’atlante in questione raccoglie, ad oggi, i risultati più accurati degli studi sugli impatti ambientali dell’inquinamento luminoso. Proprio da questi è emerso che almeno l’80% della popolazione mondiale non riesce a vedere le stelle a causa dell’eccessiva illuminazione artificiale.  Gli studi in questo campo progrediscono e non si è ancora certi di quali risvolti negativi questo tipo di inquinamento, spesso trascurato, possa avere sull’uomo. Tuttavia, è stato dimostrato che, in alcune zone del pianeta, alcune persone non sperimentano mai le effettive condizioni notturne perché la luce è tanto forte da non consentire al corpo di adattarsi alla visione notturna.

Spettro visibile

Lo spettro elettromagnetico mostra la luce visibile, che è “potenzialmente bianca”, scomposta in vari colori. La luce blu è caratterizzata da una bassa lunghezza d’onda e da una elevata frequenza.

Tanta preoccupazione può sembrare esagerata, ma non lo è, basta pensare a come alcuni animali si orientino grazie alla luce naturale. Un eccesso di luce dovuta a fonti artificiali potrebbe causare una perdita dell’orientamento per animali notturni come tartarughe marine o uccelli migratori. Non solo, anche il ciclo vitale delle piante ne risentirebbe, a causa dell’alterazione del ritmo circadiano. Il rischio è, in parole povere, che in un certo senso gli animali e le piante potrebbero non distinguano più il giorno dalla notte e noi non siamo esenti. Nel 2001, infatti,è stato scoperto un nuovo tipo fotorecettore in grado di regolare il nostro orologio biologico. Di norma, i fotorecettori sono neuroni capaci di tradurre la luce in impulsi elettrici diretti al cervello che vengono, poi, tradotti in immagini dando vita al processo della vista; questo nuovo fotorecettore, invece, non contribuisce affatto al meccanismo della visione ed è stimolato al massimo quando entra in contatto con la parte blu dello spettro luminoso qui accanto tanto che una prolungata esposizione a questo tipo di luce è in grado di alterare il nostro orologio biologico. Per questo, luci che emettono una notevole quantità di luce blu, come i LED, possono essere dannose se percepite con intensità. Per ovviare a questo problema, sono state inventate lampade a bassa pressione e lampade al sodio ad alta pressione che sono le meno dannose.

L’impatto di questa forma di inquinamento, tuttavia, interessa anche numerosi ambiti che collegheremmo difficilmente ad esso come, ad esempio, la scienza stessa. In astronomia, in particolare, amatoriale o professionale che sia, l’inquinamento luminoso riduce notevolmente l’efficienza dei telescopi ottici, per non parlare delle conseguenze economiche dovute allo spreco di energia.

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La carta a sinistra mostra il livello di inquinamento luminoso attuale, mentre la carta a destra quello sviluppato da una possibile completa transizione a luce LED.

Ad oggi, gli stati più inquinati su questo frangente sono Singapore, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Corea del Sud ed Israele e, di certo, l’Europa non se la passa meglio, basta pensare a quanto sia difficile vedere la Via Lattea. L’Italia è in cima alla lista: ben il 41% della superficie nazionale è soggetta a livelli di inquinamento luminoso ben oltre la soglia. Per contro, i meno colpiti sono Ciad, Repubblica Centrafricana e Madagascar. Giusto per fornire altre cifre, un terzo della popolazione mondiale non riesce a vedere la Via Lattea, tra questi il 60% degli europei e ben l’80% degli americani. Il fenomeno sta crescendo ed è necessario, anche nel nostro piccolo, evitare che possa crescere più del dovuto, spegnendo le luci quando non servono o usando lampadine a basso consumo energetico. Insomma: volete ancora vedere le stelle cadenti a San Lorenzo? Adoperatevi sin da ora!