Fonte: La voce di New York

In Texas, una legge anti-aborto considerata la più restrittiva degli Stati Uniti d’America. Biden non ci sta

Gli Stati Uniti d’America sono da sempre il punto d’arrivo di milioni di persone per realizzare il cosiddetto american dream. Il sogno americano, in realtà, si riferisce per di più al duro lavoro dell’individuo attraverso il quale raggiungere una spensierata prosperità economica. Tuttavia, l’America rappresenta per molti anche uno spazio di libertà. Un luogo in cui poter realizzare i propri obiettivi ed essere se stessi. Oggi, però, tali peculiarità attribuite al Paese composto da ben 50 stati è in bilico. Dopo le iniziative proposte dal movimento attivista internazionale, Black Lives Matter – in risposta ad un grave deficit di diritti nei confronti della comunità afroamericana – gli USA tornano ad essere accusati. Questa volta i diritti negati riguardano le donne. In particolare, lo stato federato del Texas che il 1° settembre 2021 ha predisposto una legge che vieta l’interruzione della gravidanza dopo circa sei settimane.

Com’è possibile che proprio sotto il governo democratico di Biden una legge anti-abortista come quella texana sia stata approvata?

Per rispondere a questo dubbio, è bene ricordare la forma di governo degli Stati Uniti d’America. Si tratta di uno stato federale che in quanto tale prevede una divisione dei poteri ripartiti tra gli Stati membri (esempio: Stato federato del Texas). Ciò permette agli Stati membri di conservare parte della propria sovranità e, dunque, di prendere alcune decisioni in autonomia.

In tal senso, è stato possibile per il Texas emanare a maggio una legge super restrittiva nei confronti dell’aborto, e della decisione delle donne di cosa fare o meno con il proprio corpo. Risulta ovvio, quindi, che l’entrata in vigore di tale legge metta in crisi l’intero sistema democratico americano e secoli di lotte femministe.

Tutto questo perché, non solo in Texas adesso l’aborto è vietato dopo un periodo di tempo attorno al quale a volte la donna non sa neanche di essere incinta. Inoltre, per rendere ancora più restrittiva la questione, da Il Giorno si riporta che la legge vieta l’aborto anche in caso di stupro e incesto. Nonché, rende legale la denuncia da parte di privati cittadini nel caso in cui fossero a conoscenza di un tentativo d’aborto dopo le sei settimane.

Una violazione a tutti gli effetti, non solo dei diritti della donna, ma della privacy e riservatezza di una persona.

Dalla casa Bianca la legge del Texas è stata, infatti, definita “un attacco senza precedenti ai diritti costituzionali delle donne”

Il 46º presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, dinanzi ad una simile decisione federata non ha potuto che schierarsi contro. Una questione considerata dallo stesso presidente “ridicola” e “antiamericana” per diversi fattori.

In primo luogo, la legge del governo texano vieta l’interruzione della gravidanza nel caso in cui ci sia un battito cardiaco fetale rilevabile. Tale prospettiva è in forte contrasto con un’altra legge americana. Quella emanata dalla Corte suprema che, di fatto, mette un limite agli stati proibendo loro di vietare l’aborto prima che il feto sia capace di vivere fuori dal grembo materno.

Secondariamente è davvero anticostituzionale che una legge garantisca un risarcimento economico a coloro i quali, venuti a conoscenza di un tentativo di aborto, denuncino apertamente la scelta di una persona per ricavarne una ricompensa. Adesso, quindi:

“Completi sconosciuti potranno  interferire nelle decisioni più private e di salute personale che affrontano le donne”

Con l’incentivo, tra l’altro, di guadagnare 10mila dollari se vinceranno la causa in tribunale.

Tuttavia, la legge anti aborto approvata dal governatore del Texas Greg Abbot preoccupa, tra le altre cose, perché non fa eccezioni neanche nel caso di stupro o incesto.

Definita anche come “la legge del battito cardiaco”, essa non poggia neanche su un parere medico totalmente in linea con la questione. Infatti, i medici interpellati hanno dichiarato che il lasso di tempo considerato non permette di sviluppare totalmente il muscolo cardiaco. Quindi, per quanto sia possibile sentire la pulsazione del feto, non si può parlare di un vero organo. Dunque, l’aborto risulterebbe a tutti gli effetti fattibile.

Per Greg Abbot, tuttavia, gli USA sono “una nazione al cospetto di Dio”, e proprio sul presupposto religioso giustifica la sua nuova legge:

“Il nostro creatore ci ha donato il diritto alla vita e milioni di bambini perdono il loro ogni anno per l’interruzione di gravidanza”

La religione, la “scusa” è sempre quella tanto in Texas, come in Afghanistan. Due esperienze diverse, con un unico comun denominatore: la negazione della libertà di scelta per la donna. Si teme, infatti, che adesso per abortire le donne texane cominceranno a rivolgersi ad altri stati, e che l’esempio del Texas possa colpire anche altri stati americani fortemente conservatori, mettendo in crisi un sistema che è stabile da ben 50 anni.

A tal proposito si ricorda la storica sentenza Roe versus Wade della Corte Suprema, sottolineata dallo stesso Biden.

Si tratta della storia dell’aborto in USA che è stata possibile grazie al coraggio di Jane Roe, sposata dall’età di 16 anni con un uomo violento.  Jane, incinta del terzo figlio, decide di abortire e per farlo si affida ad un team di avvocatesse, le quali portano il suo caso in tribunale.

Il  22 gennaio 1973, con una maggioranza di 7 giudici a favore e 2 contrari, la Corte suprema riconosce il diritto all’aborto anche nel caso in cui la donna non abbia problemi di salute. Da quel momento, la strada seguita dagli stati americani ha tenuto in considerazione tale sentenza che specifica che “l’aborto è possibile per qualsiasi ragione la donna lo voglia fino al punto in cui il feto diventa in grado di sopravvivere al di fuori dell’utero materno.

Il 1° settembre 2021 ci si domanda, invece, come si è tornati così in un soffio indietro di ben 50 anni. Dato che ad oggi, la stessa Corte suprema si è rifiutata di bloccare la legge di Abbott “per questioni procedurali”.

Il video precedente rappresenta la reazione di una donna, portavoce non solo del presidente Biden, ma di tutte le donne a cui il diritto di abortire viene negato. Jen Psaki, non riesce a rimanere zitta dinanzi ad una domanda di un giornalista che le chiede come mai Joe Biden nonostante la sua fede religiosa, sostenga comunque la libertà delle donne nello scegliere di abortire.

La risposta della portavoce è il centro dell’intero dibattito:

“Il presidente crede che sia un diritto della donna, che il corpo appartenga alla donna e che abortire si una sua scelta”

Ed ancora, dinanzi all’insistenza del giornalista replica:

“So che lei non ha mai dovuto fare quelle scelte. Lei non è mai stato incinta. Ma per le donne, che devono affrontare queste scelte, è una prova difficile”.



Giulia Grasso