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Il Nevada sempre più inclusivo. É legge: a scuola anche la storia LGBTQ+

Educare alla diversità, è questo l’obiettivo primario che la scuola come istituzione propone a quelli che saranno gli adulti di domani. Tolleranza e rispetto sono due dei valori fondamentali che dovrebbero essere insegnati in famiglia e anche a scuola, in quanto luogo di formazione. In un secolo come il 21°, in cui tante persone stanno poco a poco riuscendo ad essere se stesse alla luce del sole, è necessario che si capisca il valore della diversità. Una caratteristica di un mondo sempre più variopinto e pieno di sfumature speciali. Colori che riflettono anche quelli presenti nella bandiera arcobaleno, simbolo della comunità LGBTQ+ la cui storia sarà insegnata nelle scuole del Nevada.

Il Nevada, uno degli stati occidentali degli Stati Uniti d’America, inserisce tra i programmi delle proprie scuole lo studio della storia della comunità LGBTQ+.

Non è la prima volta che lo stato americano in questione dimostra di essere così inclusivo. Il 3 novembre 2020 si era, ad esempio, tenuto un referendum molto importante a riguardo. Con il 62% dei consensi, il Nevada riuscì, infatti, a diventare il primo Stato americano a inserire nella sua costituzione il diritto alle nozze gay. Ribaltando così un divieto che era in vigore da ben 18 anni.

Oggi, invece, la nuova legge, approvata dal governatore democratico Steve Sisolak, prevede un’ulteriore passo in avanti nei confronti dei diritti della comunità LGBTQ+. Decide di offrire sin dall’asilo conoscenze dirette di una parte della nostra società consistente. Una mancanza conoscitiva che può essere colmata solo grazie all’intervento scolastico.

In Nevada , allora, a scuola ci saranno anche lezioni “sulla storia e sui contributi alla scienza, alle arti e alle discipline umanistiche” della comunità LGBT+.

Senza alcun limite di età fino alla laurea ci saranno materie ad hoc. Tuttavia, è bene sottolineare che non è la prima volta che l’America dà prova di essere così aperta in tal senso. Il disegno di legge del Nevada è arrivato solo nel 2021, posizionandosi così al sesto posto degli stati americani che già avevano adottato questo tipo di offerta formativa.

Come si legge da Elle.com, leggi simili furono già approvate in California, Oregon, Illinois, Colorado e New Jersey. A conferma di un’esigenza che si traduce in una voglia di conoscenza di una storia di una minoranza, che in quanto tale viene stigmatizzata e poco considerata. Lo studio a scuola rappresenta, dunque, un modo di dire: “al mondo ci siamo anche noi e valiamo”, ecco perché vale la pena accettare disegni di legge di questo genere.

Il motto dell’iniziativa è “Dobbiamo conoscere tutti nella storia”, affermazione che proviene da Chris Davin.

Davin, oltre ad aver collaborato con Sisolak alla legge, è anche fondatore dell‘Henderson Equality Center. Un centro no-profit del Nevada che si impegna con tutte le proprie risorse per i diritti civili.

La piena uguaglianza per la comunità lesbica, gay, bisessuale e transgender è un traguardo che può essere raggiunto davvero, e la scuola funge da pilastro fondamentale.

Così come l’educazione sessuale, anche la comunità lgbtqi rappresenta un vero e proprio tabù al giorno d’oggi. Sono, tra l’altro, gli stessi paesi europei che si propongono sempre in favore di tali tematiche che dinanzi ai fatti compiono un passo indietro.

Si pensi all’Italia, un paese in cui si è ancora lontani dal raggiungimento di una legge (quella del ddl zan) che ha lo scopo, tra le altre cose, di tutelare i componenti della comunità lgbtqi. Ancor più lontano bisognerebbe considerare, allora, l’inserimento di materie a scuola sulla loro storia.

Il Nevada, tuttavia, punta al progresso e crea un precedente. Così come gli altri cinque stati americani che hanno inserito nei programmi scolastici lo studio della storia della comunità lgbtqi, il Nevada si fa portatore di un ideale così antico eppure così attuale: l’uguaglianza.

Un’inclusività sociale, politica, morale che può essere raggiunta attraverso diversi canali e uno di questi è la scuola perché è lì che il ragazzino incontra i propri simili e conosce i grandi avvenimenti del passato. Tra questi, il Nevada considera anche gli stessi fatti di Stonewall, che hanno poi portato alla celebrazione annuale del Pride. Si tratta, insomma, di inserire nella cultura generale di una persona sin dall’infanzia, anche quei fenomeni sociali che vengono poco considerati pur non essendo meno importanti.

Un’altra parola chiave è la rappresentazione e di questo ne è ben consapevole anche Carl Nassib. Giocatore di football americano che sui social ha così dichiarato:

Volevo prendermi un momento per dirvi che sono gay, finalmente mi sento a mio agio a parlarne. Non lo faccio per cercare attenzione, ma perché ritengo che dare visibilità a questo tema sia importante e spero che un giorno fare certi annunci non sia neanche più necessario. Fino ad allora, però, farò di tutto per coltivare la cultura dell’accettazione.

Le sue storie Instagram contenenti il suo coming out hanno fatto il giro del mondo e lanciato un segnale forte e chiaro. Anche un giocatore di football, da sempre simbolo di profonda mascolinità, può essere gay. Una dinamica sociale che fa fatica ad essere accettata perché “siamo sempre stati abituati in un modo”. Da qui la ragione di insegnare “più modi di essere” anche a scuola, affinché fatti come quello di Nassib possano un giorno passare inosservati perché, in fin dei conti, normali.

La legge del Nevada così come le parole di Carl Nassib, arrivano in un momento decisivo non solo per la comunità lgbtqi, ma per tutto il mondo.

L’Unione Europea negli ultimi giorni si è dimostrata particolarmente provata dalla nuova legge ungherese, la quale prevede il divieto di ‘propaganda gay’ ai minori di 18 anni. Una legge, definita “vergognosa” dalla stessa presidente della commissione europea Ursula von der Leyen, a cui 13 paesi europei, tra cui l’Italia, si sono opposti.

In sostanza, il premier ungherese Viktor Orban sostiene che la “rappresentazione e promozione dell’identità di genere diversa dal sesso alla nascita” possa in qualche modo recare danno ai minori di 18 anni. Un emendamento profondamente discriminatorio nei confronti delle persone LGBTQ+ , le quali si vedono ancor più soppresse dietro la “scusa” di difendere i bambini, anche se è poco chiaro da cosa in realtà.

Due leggi, quella ungherese e quella americana, inerenti al medesimo argomento che vertono in due prospettive notevolmente differenti. Da un lato la comunità lgbtqi vista come pericolo, dall’altro come risorsa da cui addirittura apprendere nuove cose. Tra l’altro, arrivano proprio durante il mese del Pride, di quello che è ormai non solo l’orgoglio gay, ma voglia di cambiamento e uguaglianza.



Giulia Grasso