Il Fantasma di Viola Peters

La foto che vi mostro è originale e fu pubblicata sull’Atlanta Constitution, un giornale georgiano, nell’agosto del 1935.

Iniziamo col dire che ancora oggi gli abusi sulle donne e i femminicidi sono all’ordine del giorno, ma certamente oggi la donna è molto più tutelata che in passato, specialmente nel periodo delle due guerre quando si badava poco alla sparizione o alla morte di una persona sola. In America (ma anche in tutti gli altri paesi impegnati nelle Gerre Mondiali) era necessario concentrarsi sugli armamenti, sui civili da impiegare in battaglia e sul produrre armi ed equipaggiamenti militari; tutto il resto, anche alcune morti di civili, poteva essere trascurato o liquidato con indagini superficiali.

Questo caso però avvenne poco prima che Gli Stati Uniti entrassero in guerra e scatenò la furia non di una persona indignata, ma di un intero paese, che vedendo la giustizia amministrata in maniera lenta e poco incisiva, decise di farsi giustizia per conto proprio.

Viola Peters era una donna di crica 50 anni, zitella e di buona famiglia, che viveva da sola nella piccola cittadina rurale di McCaysville, in Georgia. Era la terza di sette figli e tutto sommato i genitori le lasciarono abbastanza di cui vivere in pace e tranquillità. Conscia del suo benestare la donna aiutava spesso al gente del paese facendo piccoli lavoretti di cucitura, raccolta di frutta e filatura. Non prendeva mai soldi dalla gente di McCaysville perché erano quasi tutti contadini o persone semplici che vivevano di ciò che producevano e più volte rifiutava i regali dei vicini dicendo loro che aveva avuto una vita fortunata e che preferiva fossero donati ai bambini più poveri della comunità.

Era molto benvoluta da tutta la cittadina e ognuno aveva qualcosa di cui esserle grato. Parte dei suoi averi la donna li impiegava facendo beneficenza alla chiesa Battista, alla quale era molto devota, oppure comprando libri, banchi e materiale scolastico per l’orfanotrofio locale, che visitava regolarmente. Si dice anche che appena potesse si vestiva un po’ meno elegante e si rimboccasse le maniche aiutando nella mensa del paese per servire un piatto caldo a chi ne avesse bisogno.

In quel periodo c’era molta crisi di denaro (era il periodo della Depressione del 1929-1939) e a McCaysville le istituzioni si sostentarono quasi interamente grazie alla sua generosità e di pochi altri.

Nell’ottobre del 1934 arrivò in città un vagabondo di nome Tom Cullin, che dopo aver cercato di far fortuna commerciando alcool, cercò un lavoro che potesse sostenere almeno le sue bevute nei bar. Venne assunto nella vicina raffineria di rame, dove il lavoro era pensante e i turni lunghissimi, ma alla fine sembrò mettersi in sesto e cominciare una vita equilibrata, finché non venne a sapere di Viola Peters.

Come ho detto la donna era conosciuta da tutti e fino ad allora a McCaysville non era mai successo nulla di spiacevole, tanto che gli abitanti lasciavano perfino al porta aperta nel caso i vicini avessero avuto bisogno di aiuto. Cullin però era forestiero e di certo poco avvezzo ai convenevoli di quella gente ingenua: venuto a sapere dai colleghi della donna cercò di carpire quante più informazioni su di lei ed escogitò un piano in apparenza geniale. Perchè spaccarsi la schiena in una fabbrica respirando le esalazioni dei metalli, quando poteva corteggiare la ricca donna, farla innamorare e vivere di rendita il resto della vita?

Tom Cullin iniziò a seguire Viola Peters ovunque, anche in chiesa benchè non fosse religioso, ma lei più volte lo respinse dicendogli che non aveva intenzione di maritarsi, ne di avere avventure. L’uomo insistette più volte, ma non c’era nulla da fare: doveva procurarsi il suo denaro in un altro modo.

Nel Luglio 1935 Cullin entrò in casa della donna durante la notte, la violentò brutalmente violentata e la uccise strangolandola con una corda. Per non destare sospetti nei vicini della donna Cullin rimase nella casa di Viola e a tutti quelli che venivano a trovarla diceva che era andata per qualche giorno ad Atlanta a trovare la sorella malata e che gli aveva chiesto di tenere d’occhio al casa un sua assenza.

L’uomo per 17 giorni fece scempio del suo cadavere, poi mise ogni avere in grossi sacchi di iuta e si preparò ad andarsene. Si dice che non se ne andò subito perché era d’accordo con un complice affinché lo venisse a prendere con un carro perché la refurtiva era troppa da portar via, ma il complice venne fermato alla frontiera e sbattuto in galera per traffico di alcolici.

Cullin, dopo averlo atteso inutilmente prese quanto più riusciva e si incamminò di notte lungo la strada principale che usciva dal paese, ma venne fermato dalla polizia che lo arrestò. Il processo fu immediato e l’uomo venne condannato davanti a tutto il paese a 15 anni di prigione. La folla esplose in un boato di proteste e insulti, chiedendo a gran voce la pena di morte, ma il giudice si defilò abbastanza velocemente temendo una rivolta.

La rivolta in verità avvenne due giorni dopo la sentenza, quando un drappello di abitanti inferociti prese d’assalto la prigione della contea, catturò Cullin, e lo linciò sul vecchio ponte del fiume Toccoa. Viola Peters era talmente amata dagli abitanti che accorse quasi tutto il paese a presenziare all’esecuzione di Cullin, persino i bambini. Non solo, ma Garrett Killian, un testimone del linciaggio, volle scattare delle foto affinché tutti venissero messi al corrente di quell’atto in onore della loro benefattrice e della poca obiettività della legge nei confronti della donna.

La foto che vi mostro suscitò molto scalpore quando venne pubblicata pochi giorni dopo sull’Atlanta Constitution e per due motivi: il primo era la testimonianza evidente di come il popolo aveva scavalcato la legge facendosi giustizia a modo proprio; la seconda è per un piccolo dettaglio della foto che fece rimanere sconvolti tutti coloro che la guardarono.

Secondo gli abitanti di McCaysville quella a fianco alla costruzione di legno era proprio Viola Peters, o meglio lo spirito di Viola, che aveva raggiunto un certo grado di pace assistendo all’esecuzione del suo assassino. Alcuni dissero invece che la donna fosse in realtà innamorata del suo aguzzino e che il suo spirito era lì per il desiderio di raggiungere con l’ultimo sguardo il suo unico amore.

FONTE: Misteri dal Mondo – Credere Per Vedere