Il dramma sportivo di Valentino Rossi: tutte le verità dietro i fatti di Sepang

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E’ alla curva 14 del tracciato di Sepang che il motomondiale 2015 ha posto un segno indelebile sull’epilogo di una stagione rivelatasi tra le più avvincenti degli ultimi anni.

Un episodio che la maggior parte dei veri appassionati avrebbe preferito non arrivare a commentare, non solo per il bene dei valori sportivi ma anche per non rimuovere quel senso di autenticità dalla competizione.

E invece, ecco che dopo un susseguirsi di gare mozzafiato cominciate sette mesi fa, in pochi attimi Valentino Rossi è passato dall’accarezzare il sogno del decimo titolo a dilapidare tutti gli sforzi compiuti durante un anno eccezionale. Fino alla gara malese il dottore è stato pressoché perfetto, dimostrandosi il più costante e sempre intelligente nel gestire le diverse situazioni di gara. Ma quali sono stati gli elementi che hanno rovinato i suoi piani?

rossi_marq_4La miccia delle polemiche è stata innescata dallo stesso Rossi questo giovedì, alla vigilia del weekend di Sepang.

Il pesarese ha inaugurato il valzer di provocazioni accusando Marquez di mancato fair play e di essere interessato a favorire Lorenzo nella rincorsa all’iride; l’intento alle spalle di queste dichiarazioni rilasciate alla stampa è stato quello di mettere pressione mediatica sul pilota della Honda facendo leva sull’opinione pubblica.

Sfortunatamente per Valentino, i risultati ottenuti non hanno rispettato le sue aspettative. Marquez non ha sicuramente gradito le accuse sollevate nei suoi confronti e non ha mostrato alcun problema a non abbassare i toni, forse proprio sperando di fare gioco forza per il connazionale.

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Rossi all’inseguimento dello spagnolo

Le conferme che l’inevitabile fosse sul punto di accadere sono giunte poco dopo il semaforo verde, quando Cabroncito si è visto cedere il passo a Lorenzo senza opporre troppa resistenza e concentrarsi interamente a controllare il numero 46, il quale ha da subito avvertito il cenno di sfida. Dopo le prime fasi di gara si è già iniziato ad intuire lo scenario che si è andato pian piano a delineare nei giorni precedenti.
Lo spagnolo ha platealmente dimostrato di voler correre contro Rossi, rallentando il suo ritmo ed incendiando il duello con una serie di sorpassi, controsorpassi e staccate al limite che hanno concesso al duo di testa formato da Pedrosa e Lorenzo di aumentare il margine di vantaggio.

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Rossi controlla Marquez pochi istanti prima dell’incidente

Dal canto suo, Valentino ha ceduto alle provocazioni cadendo in pieno nella trappola. Visibilmente innervosito dalla condotta del rivale, la lucidità del nove volte iridato è venuta meno proprio nelle fasi cruciali della stagione; la manovra, per quanto umanamente comprensibile, non può avere giustificazioni.

Il suo comportamento altro non ha fatto che favorire il gioco degli spagnoli. Anche perché da una ricostruzione più attenta si è notato che non è stato il calcio del pilota della Yamaha a provocare la caduta.

Una verità è indubbiamente venuta fuori più delle altre: mentre le azioni di Marquez sono state ben mascherate, la manovra di Rossi si è rivelata troppo palese; la premeditazione nel rallentamento e nel lanciare quelle occhiate intimidatorie è stata la sua vera e grande ingenuità.

Altro giallo si è aperto sulla questione penalty. Storicamente per episodi del genere, ovvero i contatti di gara, è stato usato il braccio pesante: la sanzione più adeguata sarebbe stata l’esposizione della bandiera nera con conseguente squalifica, poiché si tratta di condotta deliberatamente antisportiva.
Considerata la posta in palio, la decisione da prendere è stata di notevole peso e sicuramente condizionata dal fatto che il pilota da penalizzare non è stato uno qualunque bensì quello con il palmares più ricco e con più fama a livello internazionale.
Un’alternativa poteva risiedere in una penalità di tempo ma a scombinare i programmi ci ha pensato il contorto regolamento del patentino a punti che costringerà Rossi a partire dall’ultima posizione a Valencia.

E Lorenzo? Il trappolone in cui si è ritrovato il rivale non è sembrato averlo saziato e la sua sceneggiata in direzione gara in cui ha reclamato una punizione più severa ha ulteriormente testimoniato la sua figuraccia in tutta questa vicenda.

Dunque, male Marquez, ingenuo ed impulsivo Valentino; la marcia in più avuta quest’anno che gli ha concesso di mantenere la leadership in campionato è stata nella sua tenuta psicologica, la quale ha spesso compensato la mancanza di vrossi_marq_3elocità in pista rispetto ai suoi avversari. Una condizione in cui nella sua gloriosa carriera si è raramente ritrovato a dover affrontare e forse anche per questo non è riuscito a gestire al meglio la situazione.

Chi si aspettava di gustarsi un finale di mondiale a suon di sorpassi in pista dovrà purtroppo ricredersi. A Valencia tra due settimane andrà in scena l’atto finale di questo campionato, per un esito che sembra già scritto. I 7 punti di vantaggio sono la misera dote su cui può contare il pesarese che con il circuito Ricardo Tormo non ha mai dimostrato di avere un gran feeling. In più, le minacce di non voler prendere parte alla gara subito dopo l’accaduto hanno contribuito a rendere ancor più amaro questo finale di mondiale.

Tuttavia Rossi è un combattente e non vorrà di certo lasciarsi sfuggire l’occasione di disputare l’ultima gara da leader della classifica, se pur con mille difficoltà ed altrettanti fattori a suo sfavore.

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Giuseppe Forte
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