I Camillas: la nuova band delle Avanguardie del nostro secolo

In #CulturalMente by Gaia ToccaceliLeave a Comment

Qualcuno si è innamorato di loro dopo la prestazione a Italia’s Got Talent del 2015, qualcuno li ha ascoltati dal vivo sin dall’inizio nei locali marchigiani, qualcun altro è stato fortunato ad aver qualche buon amico che glieli ha fatti conoscere.

I Camillas, nati nella città di Pesaro nel 2004, sono un duo, a volte un trio, forse una band che suonano musica alternative rock, oppure indie o quel che più vi piace. Una sola definizione non esiste, I Camillas si adattano alle circostanze. Probabilmente non lo so sanno nemmeno loro cosa sono esattamente. Quello di cui siamo certi è che si tratta di qualcosa di nuovo, ancora sperimentato da pochi eletti e totalmente diverso dalla musica a cui ci siamo abituati negli ultimi vent’anni.

L’esordio del 2007 con l’album “Everybody in the palco!” ha grande successo fino ad arrivare all’ultimo disco del 2016 “Tennis d’amor”.

Perché vi stiamo parlando de “I Camillas”? Perché se ci pensate bene e se ascoltate qualche canzone della band, sembra una storia già vista circa un secolo fa, ovviamente riadattata ai nostri tempi. All’inizio del secolo scorso quelle che vennero chiamate “Avanguardie” crearono scalpore e scompiglio, apportando cambiamenti e innovazioni nell’arte, nella musica, nella poesia e nella letteratura.

La parola “Futurismo” vi dice qualcosa? Forse la maggior parte di voi ricorderà i cambiamenti avuti nei testi letterari con il ripudio di ciò che regolava il testo, ovvero la punteggiatura, la grammatica e l’ortografia; il tutto per arrivare al totale stravolgimento del testo. Ecco che nel giro di poco tempo ci si trovò davanti a poesie fatte di parole sparse isolate, scomposte e disposte sul foglio in maniera assolutamente non convenzionale: addio alla regolarità e alla “normalità”.

Purtroppo in pochi conoscono gli effetti che tutto ciò ebbe sulla musica. Vogliamo ricordare Luigi Russolo che elaborò la teoria del rumorismo, secondo la quale i rumori dovevano sostituire i suoni all’interno della musica, grazie ad un apposito strumento chiamato “intonarumori”. Potete immaginare le reazioni del pubblico davanti a una musica che non sembrava più essere tale? Rossini, Bellini, Verdi, Puccini, Wagner venivano osteggiati da una musica fatta di rumori. A dir poco esaltante se amate la realtà non convenzionale!

Ora pensando a “I versi degli animali” de I Camillas, non vi sembra che il nostro duo stia riscrivendo la storia? Qualcuno li ritiene solo dei pazzi, uomini che si spacciano per musicisti assemblando elementi casuali senza una ragione. Pensatela come volete, ma è indubbio che questi “pazzi” sono riusciti a mettere in musica in modo ironico versi di animali che ormai solo i bambini riescono a riprodurre senza vergogna. Siamo certi che non si tratti esattamente del tipo di musica che siete abituati ad ascoltare da You Tube o dai vostri smartphone.

Di nuovo, senza paura e senza vergogna, nel 2009 tornano sulla scena con il disco “Le politiche del prato” contenente il singolo “Il gioco della palla”. A dir poco assurdo è il fatto che la canzone ripeta ossessivamente la frase del titolo con qualche intermezzo onomatopeico del rumore della palla. “La canzone del pane”, “La macchina motivazionale”, “Cuscini” e tanti altri singoli sono musiche ripetitive, apparentemente insensate e per alcuni assolutamente inaccettabili. Eppure il successo de I Camillas cresce, si diffonde nell’area marchigiana, nelle zone romagnole e oltre i confini delle regioni limitrofe immaginabili per una piccola band come loro. Questo vorrà pur dire qualcosa. Non si sono regole, se non rispettare la creatività, la libertà dalla schiavitù dell’imbarazzo e uscire dall’obbedienza alle leggi della massa.

Il passo successivo sta a noi ascoltatori. Possiamo rinnegarli e rifiutarli come i nostri antenati del primo 900 o possiamo provare ad accettarli, pur nella loro sconvolgente insensatezza, consapevoli che oggi, nella realtà che viviamo, di sensato ci sia ben poco e che in fondo I Camillas non fanno altro che portare in musica questa insensatezza. L’ironia è il mezzo che usano per rendere tutto un po’ più leggero e un po’ più orecchiabile, aiutato dalla cadenza divertente a metà tra il marchigiano e il romagnolo. Perché pensandoci bene, se non prendiamo le cose con ironia, oggi, la nostra sopravvivenza è piuttosto limitata.