“Grazie a te sto con un altro”: prendere il meglio dalle brutte esperienze

Una delle cose che spezza più i cuori e devasta la mente di voi teneroni è quando, nella corte spietata a una ragazza, gli sforzi non vengono premiati. Sembrava tutto perfetto vero? Lei vi cercava, vi chiedeva consigli, vi frantumava gli attributi con tutti i suoi problemi. E voi eravate pronti a offrirle una spalla su cui piangere, nella speranza che la sua testa, un bel giorno, la sua testa si sarebbe spostata su ben altri lidi. Non otterrete alcunché, avrete solo il fegato (e non vi dico che altro) in procinto di esplodere. Lei cadrà dalle nuvole, perché tutto ciò che vi ha portato a pensare che ci potesse essere qualcosa lo ha fatto in buona fede e siete stati voi ad avere frainteso.

Ecco, questo è (quasi) comprensibile. Si può accettare che abbiate interpretato male e che, alla fine, tutta questa chimica non ci fosse. Esiste, però, l’ipotesi del caso peggiore. E se vi tocca o vi ha toccato avete tutta la solidarietà del genere umano.

Vi siete presi una bella cotta per una ragazza bella, intelligente, simpatica, ma con un sacco di problemi, mentali e non. Entrate in sintonia molto, troppo velocemente. Lei vi cerca costantemente per chiedervi consiglio su qualsiasi cosa, parlare, sfogarsi, piangere. E mentre il vostro corpo urlerà “che palle”, il vostro cuore dirà “poverina, dobbiamo aiutarla e poi vedrai che ricompensa”. Vi guarderete allo specchio e deciderete di essere il suo punto di riferimento, il suo faro nella nebbia. Insomma, se vi impegnaste così con vostra nonna, probabilmente ne ritardereste la morte di 10 anni.

Telefonate e sms arriveranno con continuità devastante: “Oggi a lavoro il mio capo mi ha guardato male forse e secondo me gli sto sulle palle ed è per questo che non avrò mai un futuro”, “quella ha parlato male di me perché è una stronza e io non ne posso più di questa situazione dove tutti mi odiano”, “non ho un lavoro non ho un ragazzo sono grassa e faccio schifo”. Da neuro. Ma la posta in palio è alta e voi ne siete certi: dopo tutto questo lavoro psicologico, impossibile che lei non ci stia. Insomma, ve lo meritate.

Purtroppo non accadrà. Resisterete fino allo stremo e alla fine vi dichiarerete. Le spiegherete quello che provate ma, purtroppo, verrete respinti. Non un “no” netto e deciso, ovviamente, ma un giro di parole nel quale lei vi dirà frasi del tipo “non mi sento pronta”, “è un periodo dove ho una gran confusione in testa”, “ora però non è che sparisci e hai fatto tutto questo perché volevi solo portarmi a letto spero non perché se no mi incazzo davvero”. Sarà pure colpa vostra, quindi. Chinerete il capo, piegherete la schiena e vi sforzerete di andare avanti. Quando, però, lei si farà nuovamente sentire con i suoi “piccoli” problemi, esploderete. Dopo mesi a darle ragione sulle peggiori cagate, proverete a dire questa frase: “Beh, forse dovresti cominciare a vedere cosa c’è che non va in te”. Il soggetto in questione si sentirà ferita mortalmente, dato che ammettere un problema è sempre il primo passo di affrontarlo e non ha alcuna voglia di farlo. “Cioè quindi adesso è colpa mia no perché dimmelo che secondo te è sempre stata colpa mia io che colpe ho se la gente mi odia mia madre mi odia io mi odio e non me ne va bene una?”. Potrebbe essere che nella discussione vi sfugga un alquanto poco carino “Tu sei solo una povera pazza”, “hai dei problemi”, “fatti curare” e così via. Siete giustificati.

Il peggio verrà qualche settimana dopo. Voi continuerete a tormentarvi per come avete chiuso la faccenda, fino a dubitare di voi stessi e della vostra reazione. Non crucciatevi, perché ci penserà lei, ancora una volta, a darvi il colpo di grazia. La risentirete e, dopo aver chiacchierato del niente per qualche minuto, lei vi dirà: “Adesso mi vedo con una persona”. La risposta varia a seconda di come decidete di incassare il colpo: “Ah”, “Ma dai? Grande!!”, “Puttana”. Lei rincarerà la dose: “Sai che ti devo ringraziare? Mi hai aiutato ad affrontare i miei problemi e, ora che li ho risolti, mi sento davvero libera di lasciarmi andare”. Per la serie, un bel tacer non fu mai scritto. Non la risentirete più, se non magari per beccarvi qualche insulto qualora aveste scritto un post di questo tipo. E’ l’unica cosa da fare: fatevi una bella risata. E pensate che vi siete salvati.



redazione