salone internazionale del libro
da Affariitaliani.it

Goodbye, Salone Internazionale del Libro di Torino!

Il sole splende radioso su Torino, il cielo è terso e non tira un filo di vento. Una cosa è certa: se Dio esiste, deve amare i libri. L’esterno del Salone Internazionale del Libro si presenta così, a Lingotto Fiere: un labirinto bene organizzato che accoglie gli ospiti, i fornitori e i professionisti, e dove tutti vengono controllati scrupolosamente in modo da garantire la salute durante questi tempi difficili.

La trentatreesima edizione del Salone Internazionale del Libro, “Vita Supernova”, si svolge in quattro grosse sale più un centro congressi. L’ambiente è bene illuminato e aerato: molto raramente, anche durante gli orari di pienone, ci si sente davvero soffocare.

A ognuno il suo spazio

In queste sale fanno bella mostra di sé i più svariati stand: dai “grandi” (come Mondadori, per intenderci) alle case editrici medie e piccole, persino le indipendenti. Non mancano le nostre conoscenze, come Emons Edizioni e, allo stand Saga, la nostra Federica Soprani, che ha accettato di farsi fotografare con due dei suoi ultimi libri.

salone internazionale del libro

Durante il Salone Internazionale del Libro tutti hanno la loro opportunità di conoscere e di farsi conoscere, di allestire il proprio spazio con un po’ di fantasia o di mettere in mostra tavolate di libri dalle copertine più belle. E per il povero visitatore è davvero difficile tenere i soldi in tasca! Non si parla solo di romanzi e saggistica e manualistica, ma anche di fumetti, comics, manga, visual novel: tutto ciò che ha le pagine è il protagonista indiscusso di questo evento… e anche ciò che non ha le pagine ha il suo spazio.

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Ecco, quindi, alcuni stand che promuovono oggettistica, gadgets, ma anche dei tè “meditativi”, da gustare durante la lettura. Per non parlare dei vari banchi informativi, dove le agenzie letterarie si fanno conoscere ed espongono i propri servizi a chiunque sia interessato.

salone internazionale del libro

Gli eventi

Perché sì, la filiera editoriale è qualcosa che interessa molto i visitatori del Salone Internazionale del Libro di Torino! Dietro la protezione acustica di pannelli alti due metri, nelle varie sale si tengono conferenze e presentazioni. Molte di esse riguardano la filiera editoriale e le professioni a essa collegate: il marketing, il mestiere di editor e di traduttore. Non mancano gli eventi dove gli scrittori più conosciuti possono incontrare i loro fan, parlare dei loro romanzi e firmare copie: una su tutti, Giulia Caminito, che ha parlato del suo libro L’acqua del lago non è mai dolce (che abbiamo recensito e intervistato in occasione del Premio Strega) vincitore del premio Campiello.

L’amatissimo divulgatore storico Alessandro Barbero è stato presente a ben due eventi: uno all’Auditorium per discorrere con Giuseppe Laterza di Dante Alighieri, e uno alla Sala Granata per trattare di Bulgakov. Altre conferenze, invece, si concentrano sull’aspetto più “sociale”, sempre connesso ai libri: la rappresentazione, la discriminazione, il corretto linguaggio per trattare le questioni di genere.

E per dire che tutto il mondo è paese, questo è stato il tema anche della conferenza dedicata alla fantascienza cinese: il superamento del binarismo; il tutto con l’intervento dell’autrice cinese Regina Wang, in diretta da Pechino.

Un po’ di amaro in bocca

Forse è un po’ questo il difetto del Salone del Libro di Torino, ciò che lascia un poco con l’amaro in bocca. Certo le occasioni di promozione delle iniziative culturali, le presentazioni dei romanzi e la discussione di temi sociali sono tutte tematiche importanti. Ma sono tutte inerenti a qualcosa di distaccato, o di “conseguente” alla scrittura di un libro. Quasi tutti questi eventi si sono concentrati sulla pubblicazione, sulla pubblicizzazione, sull’analisi sociale dei libri o, al massimo, sul come scrivere ma nella sua accezione più letterale: come adattare i forestierismi, come usare un linguaggio inclusivo. Ben poche di queste conferenze riguardavano ciò che c’è di più centrale nella scrittura narrativa. La ricerca della buona idea, dell’originalità, la costruzione dei personaggi.

Da questo punto di vista un encomio va fatto alla Gainsworth Publishing, che ha tenuto una conferenza riguardo il fantasy come genere letterario. C’è stato anche l’intervento di Chiara Strazzulla (che nell’anno 2008 ha esordito giovanissima con Gli eroi del crepuscolo), collegatasi col Salone Internazionale del libro dal Galles. Il tema: come combattere i luoghi comuni del fantasy? Questo ci ha offerto un interessante dibattito. Eppure, anche questa conferenza ha un neo: tutti i punti sollevati sono discorsi che si facevano sulla scena fantasy già almeno vent’anni fa. Non è certo responsabilità delle brave relatrici della conferenza, Aislinn, Julia Sienna e Shane Crowley, se si respira un certo immobilismo nell’ambiente e si è costretti a ripetere all’infinito gli stessi concetti.

Good bye, Salone Internazionale del Libro!

Il Salone Internazionale del Libro dovrebbe cogliere l’occasione per vincere reticenza a parlare delle storie in sé, magari proponendo molte più conferenze che si concentrino sui contenuti e sulle idee più che sugli stili, la pubblicazione e l’impatto sociale; tutte tematiche estremamente importanti, ma non le uniche. Una maggiore concentrazione sul cosa, e non solo sul come e perché, potrebbe portare attenzione sul pubblico dei lettori: i loro gusti, le loro richieste, i loro interessi.

La visione degli eventi del Salone Internazionale del Libro come uno scambio, anziché una comunicazione a senso unico, potrebbe corrispondere più a un’illusione che a una speranza. Prevede una variazione della mentalità che sta dietro il mondo del libro in Italia. Eppure, i lettori possono sempre sognare, giusto? Per questo ci piace tanto leggere.



Giulia Taccori