Gli alieni in Europa

Vincenzo Garozzo

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Sentiamo spesso parlare di specie aliene (dette anche specie alloctone) o, peggio ancora, di specie invasive. Si tratta, tuttavia, di concetti a volte oscuri nonostante siano molto importanti ed abbiano evidenti conseguenze.

Il termine “alieno” o “alloctono” (in contrapposizione ad “autoctono“) fa riferimento a tutti quegli organismi che non fanno parte della flora o della fauna locale originaria e che, di conseguenza e nella maggior parte dei casi, creano danni all’ambiente in cui si insediano e/o agli organismi che lo abitano.

L’Italia, e più in generale l’Europa, sono venute a contatto con questo tipo di problematiche ormai decenni fa (in alcuni casi, anche secoli o millenni fa), ma il processo è ancora in corso e avviene su più fronti e praticamente in tutti i tipi di ambiente: terrestre, dulciacquicolo, marino e aereo.
Gira e rigira, è sempre colpa nostra! È raro che una specie compaia e si adatti di sua spontanea volontà in una località in cui non dovrebbe esser presente, infatti quasi tutte le specie che sono alloctone in giro per il mondo, lo sono a causa dell’intervento dell’uomo sulla natura. Cosa intendiamo dire con questo? Non di certo che un gruppo di persone si sia messo a mescolare fauna e flora per passatempo, ma che molte modifiche sono state causate dalla volontà di importare specie dall’estero, in quanto più produttive, più belle, più interessanti o semplicemente più economiche.

Per rendere il tutto più chiaro, elencheremo di seguito alcuni esempi:

  • Specie animali eduli, e non solo, importate per l’allevamento e la vendita, che successivamente scappano dagli allevamenti e si adattano all’ambiente o che, semplicemente, rimpiazzano la specie nativa della zona perché sono più robuste (es. Ruditapes philippinarum, falsa vongola verace o vongola filippina; Procambarus clarkii, gambero rosso della Louisiana; Neovison vison visone americano; Myocastor coypus, nutria; Cyprinus carpio, carpa comune; Achatina fulica, chiocciola gigante africana)
  • Specie animali vendute da negozi specializzati come animali da compagnia o per l’allevamento fine a sé stesso (acquariofilia, terraristica e simili), che vengono incurantemente o indirettamente rilasciate in natura, dandogli la possibilità di colonizzare l’ambiente (es. Trachemys scripta, tartaruga palustre americana; Xenopus laevis, xenopo liscio; Achatina fulica, chiocciola gigante africana; Sciurus carolinensis, scoiattolo grigio nordamericano)
  • Specie marine vegetali e animali che “viaggiano” tramite le acque di zavorra delle navi o grazie ad altri tipi di trasporti e si adattano alle nuove condizioni, colonizzando il nuovo ambiente (es. varie specie di gasteropodi opistobranchi, pesci, crostacei, bivalvi, cnidari, insetti, roditori e altro)
  • Specie vegetali e animali che oltrepassano delle aree di separazione create artificialmente, come il Canale di Suez, o naturali, come lo Stretto di Gibilterra e che si adattano anche a causa dei cambiamenti climatici (es. varie specie di pesci, crostacei e altro)
  • Specie vegetali ornamentali o da frutto che vengono vendute da vivai e che si naturalizzano successivamente, con l’aggravante che molto spesso si tratta di varietà selezionate per uno o più caratteri e quindi lontane dalle varietà selvatiche (es. Robinia pseudoacacia, robinia; Ailanthus altissima, ailanto)
  • Specie animali che vengono importate e rilasciate in natura volontariamente per svariati motivi e che diventano invasive in quell’ambiente (es. Rhinella marina, rospo dei canneti o rospo delle canne; Dreissena polymorpha, cozza zebra)
  • Specie vegetali che vengono importate e piantate per opere di rimboschimento o di rivalutazione ambientale, ma che colonizzano pian piano anche le zone oltre l’area interessata (es. Eucalyptus sp., eucalipto)

Situazioni come queste elencate, si verificano di continuo e causano parecchi problemi alla flora, alla fauna e all’ambiente in sé.

Nei nostri mari, di anno in anno, si osserva l’arrivo e l’adattamento di varie specie aliene e in molti casi la situazione risulta difficile da controllare; buona parte delle specie alloctone in Mediterraneo arriva a causa dello scarico delle acque di zavorra delle navi, infatti questi grossi volumi d’acqua possono contenere uova, larve, spore, pezzi di talli algali, alghe unicellulari, svariati microrganismi, che successivamente trovano le condizioni adatte per proliferare e spesso questo porta a danni diretti alla fauna o alla flora per via della competizione fra le specie, per la predazione o per altri motivi più complessi.

Le acque di zavorra, però, non sono l’unico “veicolo” di specie marine alloctone, infatti queste possono arrivare in Mediterraneo anche tramite il Canale di Suez e lo Stretto di Gibilterra; da Suez riceviamo specie di climi caldi che si adattano facilmente alle nostre acque, anche grazie alla tropicalizzazione delle acque che è una delle conseguenze dei cambiamenti climatici in corso.

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Percnon gibbesi, grachio corridore atlantico. Specie alloctona distribuita in quasi tutto il Mediterraneo. [Foto di Erminia Scarpulla]

In ambiente dulciacquicolo, invece, tra le moltissime specie aliene dobbiamo citare quantomeno Myocastor coypus (nutria), Procambarus clarkii (gambero rosso della Louisiana) e Trachemys scripta (tartaruga palustre americana). La prima, originaria del sud-America, venne importata ed allevata in varie parti del mondo per frenarne la caccia, vista la richiesta della sua pelliccia, ma successivamente colonizzò stabilmente varie zone d’Europa e del resto del mondo; la seconda, originaria del sud degli Stati Uniti, è stata importata a scopo di allevamento come risorsa alimentare ma in molti casi è riuscita a fuggire dagli allevamenti colonizzando in modo drastico le zone in cui si è stabilita; della terza, invece, ve ne abbiamo già parlato in un altro articolo.

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Procambarus clarkii, gambero rosso della Louisiana.

Myocastor coypus, nutria. [Foto di Norbert Nagel]

Myocastor coypus, nutria.
[Foto di Norbert Nagel]

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Trachemys scripta, tartaruga palustre americana. [Foto di Federica Navarria]

Cosa possiamo fare per minimizzare questo tipo di problematiche?

Ovviamente, per gli eventi su larga scala che abbiamo descritto precedentemente (esempio: scarico di acque di zavorra, ingresso di specie da Suez o da Gibilterra, specie importate secoli o millenni fa, ecc…) non possiamo fare molto, però per tutto il resto, con un minimo di impegno possiamo fare caso a qualche piccolo dettaglio e dare il nostro contributo, per esempio:

  • avendo cura, in modo responsabile, di qualsiasi animale “domestico” che decidiamo di tenere con noi (non intendiamo solo cani, gatti e conigli), evitando l’abbandono o i rilasci in ambienti naturali
  • stando attenti, se si possiedono acquari o terrari, a cosa si butta negli scarichi o nella spazzatura perché inavvertitamente si potrebbero disperdere uova, spore, semi, microrganismi o addirittura piccoli organismi animali e vegetali.
  • comprando piante ornamentali che fanno parte della nostra flora ed evitando piante tropicali o di altri continenti
  • segnalando la presenza di specie alloctone a chi di competenza
  • prelevando le specie aliene dall’ambiente naturale e mettendole in un ambiente artificiale controllato
  • evitando di acquistare nei negozi esemplari di specie dannose da questo punto di vista
  • mantenendo, in zone ben confinate, esemplari di piante ornamentali alloctone evitando di piantarle in aperta campagna
  • facendo sensibilizzazione sull’argomento e informando chi non è al corrente di queste tematiche

Conoscevate già questa problematica? Avete mai visto o sentito nominare gli animali e i vegetali che abbiamo citato? Raccontatecelo con i vostri commenti!