Fonte: Wikipedia

Giustizia e digitalizzazione: l’Italia delle contraddizioni nella ripartenza

L’emergenza Covid si è abbattuta anche sul settore legale, impedendo anche il più quotidiano dei gesti caratteristici della professione come quello di incontrare i clienti ed ascoltare i loro problemi.

Sin dall’inizio di marzo i tribunali e gli studi professionali sono stati sotto la lente di ingrandimento del governo, che ne ha vietato l’accesso al pubblico repentinamente poiché luoghi vivaci quasi come porti di mare.

In questi mesi, gli avvocati si sono arrangiati come potevano, continuando a lavorare per i propri clienti attraverso videochiamate e simili, come qualsiasi altra realtà d’impresa di servizi. Ora però, dopo due mesi di chiusura dei tribunali, le udienze non urgenti non si possono più rimandare ed è necessario ripartire.

Il dibattito su questo punto si è acceso subito e si è fatta avanti la possibilità, anzi la certezza, di svolgere le udienze in formato telematico. Niente di nuovo direte voi, ma si segnalano già delle piccole incongruenze.

Giustizia e digitalizzazione: come ripartire dopo lo stop

Le udienze, infatti, si svolgeranno sì in modalità telematica, ma i rappresentanti delle parti, insieme ai magistrati, dovranno recarsi lo stesso nel tribunale competente, da cui sarà organizzato il collegamento. Insomma lo spostamento di persone, poche rispetto al normale, ci sarà sicuramente, diminuendo l’efficacia e le potenzialità di una videochiamata.

L’obbligo di presentarsi in tribunale è dovuto al fatto che i fascicoli relativi ad un procedimento penale non possono uscire, per legge, dal tribunale, mentre non tutti i tribunali italiani hanno reso consultabili telematicamente i documenti relativi ai procedimenti civili. Di conseguenza, la discussione dell’udienza “davvero” a distanza è resa difficile.

Una limitazione che non risulta essere non più attuale, legata a consuetudini del passato, visto anche che ad oggi il deposito di atti o documenti utili alle udienze avviene obbligatoriamente per via telematica. Di conseguenza, perché non rendere accessibili i fascicoli in via telematica?

Fonte: accademia-pons.it

Il processo che stiamo descrivendo non è nulla di fantascientifico, nulla di impossibile da realizzare, ma è semplicemente ciò che accade in alcuni meandri della giustizia. Ad esempio, le dispute giudiziarie che coinvolgono diversi ordinamenti giudiziari, esperti e parti di più stati del mondo seguono la prassi degli arbitrati internazionali.

Per ovvi motivi, in questi casi viene prediletta la riunione e lo svolgimento delle udienze in piena modalità telematica, con anche la consultazione a distanza dei fascicoli. Non parliamo di cause piccole e di poca importanza, ma di un intero comparto che spesso riguarda anche procedimenti in cui sono coinvolte grandi realtà industriali. Perché non prendere esempio da tale prassi?

Giustizia e digitalizzazione: due mondi lontani anni luce

In questo modo si rispetterebbe l’obbligo di non far uscire i fascicoli dal tribunale (gli originali potrebbero rimanere lì fisicamente), rendendoli consultabili a distanza con le dovute accortezze che vengono già prese per altri documenti sensibili (es. impossibilità di effettuare screen sull’app del proprio conto corrente o impossibilità di stampare libri coperti da diritti d’autore consultati online).

La riluttanza del comparto legale italiano ad abbracciare la digitalizzazione non è nuova. Basti pensare alle modalità di esecuzione dell’esame per l’abilitazione alla professione di avvocato, da svolgere ancora a mano, con l’allungamento pazzesco dei tempi necessari per la correzione, nonostante l’obbligatorietà per la consegna e la stesura degli atti, lo ripetiamo, in formato digitale.

A tal proposito, bisogna segnalare che coloro che hanno effettuato le prove scritte dell’esame nel 2019 non avranno una risposta sui propri risultati prima di settembre 2020, causa coronavirus.

Inoltre, se gli ordini delle altre professioni, come commercialisti o revisori, hanno acconsentito all’eliminazione della prova scritta, sostituendola con un’unica orale, in risposta al coronavirus, l’ordine degli avvocati non si è espresso in merito.  Oltre al danno la beffa.

Anche in questo settore c’è dalla crisi stanno sorgendo delle opportunità di cambiamento e rivoluzioni, che devono essere colte, per cambiare un ingranaggio fondamentale del Paese che troppo spesso è percepito come una zavorra. La digitalizzazione forzata è un primo passo fondamentale da fare, non fermiamoci.



Paride Rossi