“Egon Schiele: Tod und Mädchen”, un film che racconta la vita, mentre un quadro ferma l’amore

In #artecultura, ARTE by Alessandra Nepa Comments

Un uomo in stazione chiude gli occhi, segue i rumori, ascolta odori di ferro, quegli odori che conosce bene e che lo riportano lontano, lontano fino al 1890 a Tulln, in Austria, e alla ferrovia dove nacque. Poi, guarda la sua donna e parte verso Kurmau, sulla traccia del suo destino d’artista. É il 1911.

Lui è Egon Schiele, lei si chiama Wally Nauzil e, di fatto, avrebbe potuto avere qualsiasi altro nome, tanto per lui sarebbe rimasta la sua Musa, la vena pulsante di molti suoi quadri, e la donna che ha dato spago e libero sfogo alle passioni di questo bambino riservato prima, ragazzo ribelle poi e animo scompigliato sempre. E per passioni, si intendono tutte quelle passioni che legano il corpo allo spirito e l’anima alla sua continua lotta tra grazia e tormento.

Egon, un eterno giovane, uno studente di Belle Arti di Vienna che ha dato filo da torcere e contorcere al suo tempo tra modelle troppo giovani, ritratte in pose equivoche, e una sensibilità spietata, capace di cogliere con un segno marcato la caducità dell’attimo e di chi lo vive.

Una spudoratezza tale che nel 1912 pagò con un periodo di prigionia. Ma andiamo per ordine, quello che ci interessa è un quadro, in particolare e il legame di questi due amanti: Egon e Wally. Del resto, è anche al centro di “Egon Schiele: Tod und Mädchen”, film del 2016 diretto da Dieter Berner che giostra attorno alla vita dell’artista all’inizio del XX secolo, aprendo un varco su questa storia d’amore tormentata.

Un vivere sempre sul filo dell’eccesso e del successo, un modo di amare altrettanto fragile e spinto come lo erano i suoi capolavori. Lui e lei si conoscono intorno al 1910, grazie a Klimt. Wally posa per Egon, si fa complice della sua arte e anche della sua vita, fatta di avventure e fantasia, e, così, finiscono per cibarsi l’uno delle sofferenze e delle felicità dell’altro.


Arriva il 1915 e un insieme di circostanze fa sobbalzare tutto. Ma l’arte arriva sempre dove il resto non può e come un nobile gioielliere promette di incastonare la vita e i segni che ci dipinge addosso. Ed è cosi che nasce “Tod und Mädchen” o “La morte e la donna”, il quadro realizzato nel 1915 che intreccia, in un abbraccio, eros e thanatos, amore e morte. Il conflitto tra queste due forze primitive culmina in questo gesto estremamente simbolico. Lei, Wally, con uno sguardo che lascia scorgere la sfiducia nel suo destino di amante abbandonata, si lascia andare completamente tra le braccia di colui che veste i panni dell’amore distruttivo. Lui si fa carnefice consapevole della morte di lei e lei gli si abbandona con tutto il corpo come se volesse fargli sentire il peso della sua paura.

Gli occhi di lui, pervasi dalla resa di fronte ad una realtà amara, sembrano seguire il presentimento di ciò che sarebbe accaduto poi e, di fatto, Wally, nel 1915, partì per il fronte come crocerossina e morì nel 1917. Egon Schiele, nel 1918, si ammalò di influenza spagnola e ne rimase succube. Avvolti da un destino insanabile e da un amore sfiancante, ma, si potrebbe aggiungere, pur sempre avvolti in un abbraccio.