Domenica al museo gratis, ma ne abbiamo bisogno?

Benito Dell'Aquila

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L’Italia è un museo a cielo aperto e questa affermazione è difficile da confutare. Proprio per questo motivo è complicato realizzare una stima reale di tutti i siti presenti sul territorio nazionale, delle testimonianze esposte nei musei e, ancora più difficile, quantificare quelle rappresentazioni architettoniche che secolo dopo secolo hanno delineato gli aspetti storici ed artistici delle città italiane, dalle più grandi ai piccoli borghi montani.

Sebbene il solo passeggiare per i centri storici d’Italia possa arricchire enormemente la propria esperienza con l’arte, è anche vero che, tesori preziosi di tutte le epoche e di artisti più famosi al mondo sono stipati in musei e parchi archeologici gestiti dallo Stato e da privati e che per essere ammirati, richiedono il pagamento di un ticket d’ingresso. Benché l’Italia sia dotata di un ricchissimo quanto variegato patrimonio artistico, in media le famiglie italiane spendono poco per ricreazione e cultura, solo il 6,6% di quanto spendono in altri consumi (Dati ISTAT). Una stima che piazza gli italiani tra i podi più bassi d’Europa. A tentare una sterzata è stato l’ex ministro dei Beni Culturali Franceschini, istituendo la domenica al museo gratis, che ha permesso, ogni prima domenica del mese, di non pagare il biglietto d’ingresso per monumenti, musei, gallerie, scavi archeologici, parchi e giardini monumentali dello Stato. Stando ai risultati raccolti dal ministero, sarebbero circa 13,5 milioni le persone che hanno beneficiato dell’offerta, con una media di 350mila visitatori ogni domenica.

Nel pieno della calura estiva, però, è tuonato inaspettato l’annuncio dell’attuale ministro Alberto Bonisoli, con l’intenzione di sospendere le domeniche gratuite nei musei.
«Le domeniche gratis andavano bene come lancio pubblicitario. Sono stati gli stessi direttori a chiedermene il superamento. Lascerò loro più libertà: se vogliono fare una domenica gratuita niente di male, ma l’obbligo no». Una dichiarazione, quella del ministro, che non intenderebbe proibire le domeniche gratuite, ma semplicemente lasciare ai direttori dei singoli siti la possibilità di scelta. Una proposta che ha fatto discutere e che, probabilmente, vorrebbe superare anche l’abitudine dei visitatori di fruire soltanto della giornata gratuita o ritenere l’arte priva di valore, da non meritare un costo d’accesso.

Il ministro Bonisoli ha certamente compreso che non è la semplice apertura gratuita dei musei che può cambiare il trend di visitatori, ma non è ancora chiaro il progetto che possa incrementare l’afflusso di pubblico e specialmente il ritorno dello stesso. La cultura è un bene con una grande carica di utilità crescente, una fruizione continua e graduale ne aumenta il risultato finale. Si necessità dunque di un piano che porti le persone verso l’arte e la cultura in quantità, ma soprattutto in continuità.

Secondo uno studio della Fondazion Fitzcarraldo, ogni sito culturale ospita tre tipologie di visitatori. Il visitatore abitudinario, che non ha impedimenti sociali, culturali ed economici e che può accedere a tutte le attività culturali che lo interessano; il visitatore per scelta che, per diversi motivi, disponibilità economica o stili di vita partecipa a scaglioni; infine, il visitatore indifferente, che è ostile o che pensa di non poter fruire di un bene importante come l’arte o che l’arte sia un lusso. Non è possibile occuparsi di una sola tipologia di pubblico, ma bensì si necessita di un progetto in grado di rendere fruibile l’arte per tutti e al tempo stesso garantire un servizio di qualità.

Nel resto del mondo il panorama sui costi d’ingresso ai poli museali è molto variegato. Se si guarda ai cugini europei, Londra, ad esempio, ha puntato sull’ingresso gratuito, sempre, di tre enormi siti, la National Gallery, la Tate Modern e il British Museum. Il Louvre di Parigi è gratuito la prima domenica dai mesi di ottobre a marzo. L’Hermitage di San Pietroburgo ha puntato sul primo giovedì gratis di ogni mese. Nel mondo, invece, Washingron DC richiama l’esempio londinese con ingressi gratuiti in ben 11 poli, tra cui la National Gallery of Art. Il museo nazionale di Seul, che è tra i più visitati al mondo è a costo zero. New York, invece, ha optato un ingresso ad offerta libera, solo per i residenti, per il suo Metropolitan Museum of Art.

Può apparire surreale, ma avere un grande patrimonio artistico come nel caso della nostra penisola, può risultare uno svantaggio. La gestione, la conservazione e la promozione di un così grande patrimonio risulta essere costosa e gli investimenti statali per i beni culturali appaiono insufficienti a coprirne le spese. Spese alle quali è venuto a mancare un bel gruzzoletto, se si tengono in considerazione le stime dello staff di Franceschini, con un perdita di 350mila ingressi. C’è, però, da chiedersi se l’interesse degli italiani nei confronti del patrimonio artistico e culturale sia realmente cresciuto, a parere affermativo, la soluzione appare chiara.