Disparità di genere nel mondo dello sport: novità per il calcio femminile in Italia e negli USA

Quando si parla di parità di genere nessun ambito è escluso. A maggior ragione quello sportivo, da sempre sotto il dominio maschile. Sono tante le donne, le atlete nel mondo che vivono della propria passione, eppure guadagnano di meno rispetto ad un collega che pratica la loro stessa disciplina. Il calcio è un caso emblematico della disparità di genere. Non solo il calcio femminile è largamente sottovalutato rispetto a quello maschile, e ciò è sotto agli occhi di tutti, ma la differenza in termini di stipendio è enorme.

Qualcosa, in termini di disparità di genere, pare stia cambiando in Italia e nel Mondo ma si è ancora molto lontani da una totale parità salariale.

L’annuncio della federazione calcistica statunitense sulla possibilità di dare gli stessi premi e compensi a calciatori e calciatrici che giocano per la Nazionale apre le porte ad una riflessione più ampia sul ruolo delle sportive.

Così come un bambino da piccolo può esprimere il desiderio da grande di diventare un calciatore, lo stesso vale per una ragazza. Gli stereotipi di genere che impongano che una ragazzina debba per forza desiderare di fare la ballerina da grande sono ormai fatti obsoleti (si spera).

Tuttavia, è ancora reale lo squilibrio di stipendio tra uomo e donna nello sport. In Italia, per esempio, tale disparità è addirittura legata ad una legge. La n. 91 del 23 marzo 1981, al cui articolo 2 afferma che:

Ai fini dell’applicazione della presente legge, sono sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori
tecnico-sportivi ed i preparatori atletici, che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di
continuità nell’ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione dalle
federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle federazioni stesse, con l’osservanza delle
direttive stabilite dal CONI per la distinzione dell’attività dilettantistica da quella professionistica.

Di per sé, questa legge non escluderebbe a priori le donne – nonostante l’insistente utilizzo del maschile -. Tuttavia, il calcio femminile non rientrerebbero nei criteri del professionismo sportivo.

Le donne sono state per lungo tempo escluse da una serie di tutele.

Inoltre, non avrebbero neanche la possibilità di stipulare un contratto. Dato che le società di calcio femminile fino ad oggi non possono sottoscrivere accordi che prevedono importi superiori a 30.658,00 euro. Una calciatrice ha la possibilità di arrotondare il proprio stipendio attraverso la vittoria di bonus, premi e collaborazioni con sponsor. Guadagni collaterali rispetto a ciò che dovrebbe meritare grazie alle prestazioni mostrate.

In tal senso, sembra quasi che anche una calciatrice italiana che gioca in serie A debba vivere il calcio come un hobby e non come un vero lavoro. Questo è dovuto sicuramente anche alla poca visibilità che viene attribuito al calcio femminile, che rende chi lo pratica una cornice accanto alle squadre big italiane. A denunciare una simile discriminazione di genere era stata anche la calciatrice e dirigente sportiva italiana, Sara Gama.

Io a 30 anni non ho i contributi, se non quelli che mi sono stati versati quando giocavo in Francia e non ho tutele assicurative. Tutto deve essere sostenibile per il sistema, bisogna quindi sederci a un tavolo e trovare delle soluzioni condivise. Non possiamo riempirci la bocca dicendoci quanto siamo brave e poi non riconoscerci i diritti che ci spettano.

https://www.instagram.com/p/CYrHWbqIQz9/

Dal 1° luglio 2022, però, il calcio femminile in Italia diventerà professionistico.

Questa la direzione intrapresa dalla FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) che diventerà la prima federazione italiana ad accettare una simile decisione. Un iter che assicurerà alle donne calciatrici maggiori tutele lavorative, previdenziali e assicurative. Si tratta comunque di una situazione che non cancella la disparità salariale rispetto ai colleghi uomini, ma un primo piccolo tassello che apre la questione a riguardo.

Così come la buona notizia U.S. SOCCER FEDERATION, che ha siglato un accordo storico. La conferma è arrivata lo scorso martedì 17 maggio, e sancisce lo stesso stipendio a giocatori e giocatrici che lavorano per la Nazionale e la divisione tra questi dei compensi della FIFA. Nell’accordo viene garantito anche un risarcimento per le differenze salariali fino ad ora non percepite.

Decisamente una svolta importante e memorabile che non cancella gli immensi sacrifici persino legali, compiute dalle donne sportive per riuscire ad essere considerate. Perché si sa, lo stipendio è una fonte di legittimazione della propria professione, ed essere valutati il 40% in meno rispetto ad un uomo è nel 2022 troppo da sopportare. Campionesse come Megan Rapinoe e Alex Morgan, attive sulla questione da anni, hanno acclamato la vittoria dell’accordo dichiarando che “quando guarderemo indietro a questo giorno, noi diremo che questo è il momento in cui il calcio statunitense è cambiato in meglio. Qualcosa come questa non capiterà mai più, e noi possiamo andare avanti nel rendere il calcio il miglior sport possibile”.

Negli USA il calcio femminile a livello professionistico esiste dal 2013, e nonostante ciò solo nel 2022 si è arrivati ad un primo step che garantisce alle giocatrici la stessa retribuzione dei calciatori maschi. Il percorso avviato dall’Italia è, quindi, solo l’inizio di un tragitto che potrebbe permettere – si augura a breve – di parlare di parità salariale. Così come in NorvegiaAustralia Olanda dove questa è già realtà.



Giulia Grasso