Delitto di Chiavenna: suora uccisa per un rito satanico

Delitto di Chiavenna: siamo in provincia di Sondrio, anno 2000. Il 7 giugno viene rinvenuto da un passante il corpo martoriato di una donna che veste abiti religiosi. Non si tratta di una morte naturale. La donna è stata massacrata con numerose pugnalate e il suo volto appare irriconoscibile per le numerose ferite da taglio. Quella donna era una suora: suor Maria Laura Mainetti, madre superiore dell’Istituto dell’Immacolata di Chiavenna.

Un fatto di cronaca che scosse profondamente sia la comunità locale che l’opinione pubblica, avvenuto in un anno particolarmente importante per i cattolici in quanto anno giubilare. La data del delitto, 6 giugno, riporta alla mente il 6-6-6 che contraddistingue il numero della bestia.

Perchè uccidere una suora in quel modo, tra l’altro senza scopo di rapina e soprattutto come mai una religiosa che dedicava la sua esistenza per i bisognosi e gli emarginati, i giovani e i bambini si trovava di sera in quella strada,  popolata di giovani tossicodipendenti e persone poco raccomandabili? Chi avrebbe potuto desiderare la sua morte in quel modo atroce? A tutti questi interrogativi gli inquirenti hanno cercato di dare una risposta.

Le indagini sul delitto di Chiavenna

La pista dell’omicidio per scopo di rapina viene scartato subito: la religiosa non possedeva nulla con sè, sebbene il luogo del ritrovamento era ricettacolo per tossicodipendenti magari bramosi di avere denaro per comprarsi la dose. Era accaduto già un fatto analogo ad un sacerdote nell’anno precedente, ucciso da una pugnalata inferta da un tossicodipendente a scopo di rapina.

La pista del delitto per rapina viene abbandonata pressoché immediatamente, mentra le persone più vicine a suor Mainetti vengono interrogate. L’autopsia effettuata sul corpo della povera religiosa rivela particolari agghiaccianti. Le coltellate ricevute sono state 19, anche sul viso e sul collo, al punto da non permettere nemmeno un riconoscimento nell’immediato. Colpi inferti con estrema rabbia, violenza e odio. Cosa ha spinto suor Mainetti ad uscire da sola e di sera dal convento? Una telefonata ricevuta da una certa Erika che le comunica di volerla incontrare, dopo averla contattata anche altre volte precedentemente. La ragazza spiega di essere stata vittima di una violenza sessuale cui è conseguita una gravidanza. Suor Maria Laura pensa allora di presentarla ad una sua conoscente, operante in un’associazione che tratta casi analoghi. Organizzato il primo appuntamento, suor Mainetti si presenta in compagnia per cui Erika decide di andarsene.

Il gesto di suor Mainetti viene interpretato dalla stessa come un gesto poco sensibile nei confronti di Erika, alla quale sarà dato un altro appuntamento, a seguito di una seconda chiamata. La zona sembra essere tranquilla, anche secondo quanto afferma il parroco, uscito poco prima in bicicletta per perlustrare la strada e tranquillizzare suor Mainetti, avendo notato in zona solo una ragazza che parlava al cellulare. Durante le indagini proprio quella ragazza, Erika, si rivelerà irreperibile mentre rilevamenti e controlli sulle telefonate avvenute in quell’arco di tempo porteranno proprio alla giovane, mentre non molto lontano dal ritrovamento del cadavere viene notato un pentacolo con su inciso il triplo 6.

Delitto di Chiavenna: assassine in nome del demonio

Non trascorrono molti giorni che si giunge al fermo di tre ragazze, Milena De Giambattista, Veronica Pietrobelli ed Ambra Gianasso, nemmeno maggiorenni. Il movente dato da motivi futili non convince pienamente gli inquirenti, soprattutto per l’efferatezza e per i particolari che scandiscono quei tragici attimi. Le ragazze in concorso avrebbero prima colpito alla testa suor Mainetti con un mattone per poi accoltellarla a turno mentre la religiosa, consapevole del fatto che quella sarebbe stata la tragica fine della sua vita, con un estremo sforzo proprio di una martire, secondo quanto riportato dalle stesse ragazze, avrebbe iniziato a pregare Dio affinché le perdonasse per quel tremendo gesto.

Le indagini porteranno ad avere un quadro della situazione molto chiaro: le tre giovani, provenienti da famiglie con storie di disagi a diverso titolo, cercavano diversivi sempre più estremi. Erano solite ubriacarsi, nel passato avevano compiuto atti sacrileghi nei confronti di oggetti sacri trafugati da una chiesa del paese, erano appassionate di rock satanico, ascoltando musica di Marylin Manson. Azioni estreme, da adolescenti ribelli oppure aventi un fine ben preciso? Quello di compiere un sacrificio umano per compiacere il diavolo, secondo un patto di sangue stretto e indissolubile?

Si giunge al processo, per il quale vengono disposte anche delle perizie psichiatriche. Per il PM tutte e tre presentano una personalità disturbata o borderline al punto da essere considerate incapaci. La sentenza di primo grado, emessa il 9 agosto del 2001 comminò otto anni e mezzo per Veronica e Milena e il proscioglimento per Ambra, giudicata incapace di intendere e volere: in secondo grado l’assoluzione si ribaltò in condanna a 12 anni, 7 mesi e 10 giorni, passandola dalla comunità terapeutica dove era stata condotta, direttamente in carcere.

Per suor Maria Laura Mainetti è stato avviato processo diocesano per la beatificazione il 25 ottobre 2005 dall’allora vescovo della diocesi di Como, mons. Alessandro Maggiolini, conclusosi il 30 maggio 2006. Nel 2008 la Santa Sede ha approvato la richiesta per l’inizio del processo di beatificazione.



redazione