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Cosa leggere per conoscere la poetessa premio Nobel Louise Gluck

La poesia, quando funziona veramente, ha il potere di rimanerti in testa. Come il ritmo di una canzone ascoltata in radio di primo mattino o quell’antico proverbio della nonna che sancisce una lezione. Insomma finita una vuoi subito leggerne un’altra per poi divorare ogni singolo libro.
Proprio per questo Louise Gluck è considerata una leggenda che cammina ed oggi detiene il premio Nobel per la letteratura 2020. Nella motivazione si citano nient’altro che la chiarezza, la severità e il desiderio di essere universale attraverso una scrittura che tralascia il superfluo e il fuori luogo.

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In Italia la Gluck è ancora tutta da scoprire, ma dopo questo prestigioso premio sarà una lacuna colmata a livello editoriale.
Nasce a New York nel 1943 e vive a Cambridge, Massachusetts. Il suo debutto letterario risale al 1968 con la pubblicazione di “Firstborn”, opera che la rende fin da subito uno dei volti più importanti della letteratura contemporanea. Per comprendere il motivo del tanto dolore che traspare dai suoi componimenti basti pensare all’esperienza dell’anoressia vissuta in prima persona da adolescente. Una malattia che l’ha portata a temere la morte, il rifiuto e il fallimento nelle relazioni interpersonali.
Riservata, solitaria e senza dubbio poco favorevole all’apparizioni in pubblico, la poetessa è molto famosa in America grazie al riconoscimento di premi di un certo valore. Nel 1993 vinse il premio Pulitzer con la raccolta “L’Iris Selvatico” e di recente invece, nel 2014 le viene dato il National Book Award. 

Oggi risulta essere la sedicesima donna premiata con il Nobel dal 1901. Anders Olsson, presidente del comitato dell’Accademia di Svezia l’ha definita “voce minimalista, schietta e intransigente, piena di umorismo e di arguzia pungente”. 

Purtroppo a nostra disposizione ci sono solo due raccolte.

L’Iris Selvatico in cui si riprende “il miracoloso ritorno alla vita dopo l’inverno”. I fiori prendono parola e finiscono con il parlare con i giardinieri. Si tratta di una raccolta che abbiamo la fortuna di poter leggere dal 2003, ad opera della casa editrice Giano.

Recentemente invece, Raimondo di Maio, proprietario della libreria napoletana Dante&Descartes, spiega di aver conosciuto il libro dal titolo Averno. Ciò grazie ad un amico editore della casa editrice Parténope che parlava di una raccolta che gli italiani non potevano non conoscere.
Si tratta di 12 poesie, riscrittura del mito di Proserpina, figlia della dea Cerere che era stata rapita dal dio Plutone che la trascinò negli inferi. Secondo gli antichi romani uno degli accessi agli inferi era nell’Averno, oggi lago vulcanico nel comune di Pozzuoli.

Una cosa è certa: le lacune di oggi saranno presto colmate. Le case editrici faranno a colpi per accaparrarsi i diritti, e quindi… benvenuta in Italia Louise Gluck!!!



Rachele Pezzella