catcalling

“Catcalling? Io la chiamo posteggia del cafone!” Raccontalo a zio Benny

“Ciao zio Benny, ultimamente si parla sempre di catcalling. In pratica se ho ben capito, non è più possibile fare del rimorchio in strada senza rischiare di offendere qualcuno. Ma non si stava meglio, quando si stava peggio?
Manuel”

A Fantastico Manuuuueeel!
No, non si stava per niente meglio quando si stava peggio e il fatto che tu senta parlare sempre più spesso di catcalling, non può che farmi piacere.

Non vorrei dilungarmi troppo sull’origine della parole, che dovrebbe, secondo le mie accuratissimi ricerche da filologo alessandrino, essere di origine inglese. Il verbo catcall descriveva i fischi degli spettatori rivolti agli attori quando lo spettacolo non era gradito. Un po’ cafone come gesto, ma qualche secolo fa esprimeva dissenso artistico.

Questa parola ha iniziato, con il tempo, a descrivere i fischi e gli schiamazzi di strada rivolti a donne e uomini per palesare il proprio indice di gradimento. La Crusca ha stabilito che non esiste un corrispettivo nella lingua italiana in grado di tradurre questa parola. Affermo il contrario, in quanto, io e le mie amiche, da adolescenti, definivamo il catcalling, (che non conoscevamo) con una locuzione molto esplicativa: “la posteggia del cafone”. Con la posteggia del cafone, facevamo riferimento a tutti quei ragazzi che passavano e ripassavano nel punto di ritrovo di noi adolescenti per esprimere tutte le loro veraci manifestazioni di gradimento. Mi attiverò per proporre alla Crusca questa traduzione.

Ho provato anche ad immaginare la scena ideale che si è costruita nella mente di chi pensa che il catcalling sia una boiata assurda. Vediamo:

“Se io mi trovassi a passeggiate per strada e qualcuno mi fischiasse per farmi capire che mi trova seducente, a me farebbe piacere, perché ammettiamolo, piacere a tutti è ciò che vorremmo…”

In questa scenetta, “ah fantastico Manuel” ci sono una moltitudine di ragionamenti sbagliati. Provo a spiegarmi meglio, partendo dal più banale al più grave.

Una persona non ha bisogno di qualcuno che le ricordi quanto sia bella. Sa già di esserlo e quell’urlarlo o quel fischio non solo è di una cafonata assurda, ma mi ricorda un po’, quando fischio al mio cane per richiamare la sua attenzione! Non è per nulla carino. Poi per carità, può esserci chi gradisce, ma questi sono gusti personali!

Inteso, quindi, che il fischio o l’urlo sono una cafonata, molto spesso i complimenti sono espressi con parole ed espressioni tutt’altro che amorevoli. Non dico di iscriversi a corsi di Ars Amatoria, ma rivolgersi a qualcuno per far notare quale parte del corpo aggrada di più, non solo può mettere a disagio, ma induce a pensare che il pensiero sbocciato nella mente di chi “apprezza” è in realtà una porcata e che dunque si sta in pratica manifestando un apprezzamento sessuale. Quindi si ha un risvolto sgradevole, l’oggettivare in modo sessuale che segue una logica di voler in qualche modo appagare determinate fantasie, ma si tratta, invece, di una molestia.

C’è poi chi non si limita alle parole, ma prosegue con comportamenti totalmente sregolati e minacciosi. C’è chi rifà il giro per cercare di importunare di nuovo e ancora e ancora. Chi rallenta e posteggia, chi insegue, chi cerca un contatto fisico, chi strattona, chi afferra per un braccio. La lista può continuare e penso a quei galantuomini che addirittura pensano possa essere cosa gradita palpeggiarsi i gioielli di famiglia e perché no, magari mostrarli.

Quindi caro Manuel il problema come vedi può diventare più ampio e pericoloso e non si limita al semplice corteggiamento di strada. Il corteggiamento o l’approcciarsi con qualcuno è cosa totalmente diversa. Dovrebbe esserci del romanticismo, qui invece, c’è solo pulsione, di ormoni e testosterone!

Non vorrei, ma devo accennare anche al fatto che nel catcalling cadono anche le offese rivolte a semplici passanti che, invece, di abortire nella mente di chi pensa, vengono tirate fuori e urlate in pubblica piazza. Penso ad esempio alle offese di stampo omofobo, (e tra l’altro vi consiglio la lettura di questo articolo di Silvia Menon sul DDL Zan), oppure a offese di stampo razziale o religioso o di body shaming.

Su IG ho trovato questo post che mi ha colpito molto e lo condivido con voi:

“Provate la paura di fare 20 metri da soli per tornare a casa, provate a trovarvi davanti a qualcuno che si sente in diritto di masturbarvi davanti a voi, provate a camminare in tuta, con un vestito, con una gonna e trovarvi gente che ad ogni metro vi suona, vi fischia e vi urla “ammazza”.
Se pensate di farci un complimento e noi tutte non la prendiamo come un complimento allora smettetela di farlo no? Nessuno si girerà e vi dirà grazie. Nessuno se vi approcciate così vi dirà di uscire. Allora perché lo fate? Semplicemente perché vi sentite in diritto. Come un ragazzo si è sentito in diritto di masturbarsi davanti a me quando avevo 16 anni ed ero semplicemente seduta in piazza con la mia migliore amica, lo stesso ragazzo che dopo giorni è stato arrestato perché l’ha fatto davanti una bambina.

Vi sentite in diritto come quel ragazzo che mi ha urlato “a fregna” e poi mi ha seguito finché non sono entrata in un bar ad aspettare che se ne andasse e mentre poi mi ero fatta coraggio per tornare a casa mi giravo continuamente per vedere se sbucava da qualche parte.
Vi sentite in diritto come quel signore che dopo avermi detto “come sei bella” mi ha seguito fino alla macchina. Provatela la sensazione di pensare “no stasera questo vestito non lo metto perché poi torno a casa da sola”, provate la sensazione di essere la rompi palle del gruppo perché devi chiedere se ti possono accompagnare fino a sotto casa e aspettarti finché non entri nel portone.

Provatela l’ansia di sentire qualcuno che, magari semplicemente fa la tua stessa strada, ma tu non lo sai e aumenti il passo e senti il cuore andare sempre più veloce, quasi trattieni il fiato, stringi i pugni e continui dritto, provatela la sensazione di quei 10 metri che sembrano una strada infinita. Ma soprattutto provatelo lo sconforto, la tristezza e lo sdegno di quando avete solo voglia di farvi una passeggiata e camminate tra fischi “a fregna“ “ammazza che te farei”.

Quello che a te, Manuel, sembra un corteggiamento di strada, nasconde, in realtà, problemi molto più gravi, magari si limitassero ai fischi. Prima di lasciarti, ricordo che stasera ci sarà il terzo appuntamento con Social Talk e si parlerà proprio di CatCalling. L’appuntamento è alle 20:30 sul profilo IG di Social Up. CLICCA QUI!



Benito Dell'Aquila