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da Heat World

Booktok: gli adolescenti che leggono sono un esempio da seguire!

Il 24 maggio è uscito su RollingStone un articolo intitolato BookTok: può un hashtag di lettura spopolare tra gli adolescenti che non sanno leggere? Il pezzo fa riferimento all’ultimo trend su TikTok, #booktok, l’hashtag con cui i TikTokers, perlopiù giovani appartenenti alla Generazione Z, si scambiano consigli di lettura.

Il fenomeno non è da confondersi con quello dei Book Influencer di Instagram, perché non dobbiamo dimenticare che TikTok è una piattaforma di brevi video. Se su Instagram giocoforza devi attirare l’attenzione “a colpo d’occhio”, su TikTok la bella composizione di libri impilati l’uno sull’altro e caramelle conta poco. Il contenuto è più importante. Perché questa precisazione?

RollingStone su BookTok

Torniamo a monte, al fatidico 24 maggio, e concentriamoci sul titolo dell’articolo comparso su RollingStone. BookTok: può un hashtag di lettura spopolare tra gli adolescenti che non sanno leggere? Un buon titolo deve racchiudere il pensiero dell’articolo, e questo si può definire un titolo pertinente al contenuto.

È molto interessante constatare che l’incapacità di lettura degli adolescenti non è espressa sotto forma di dichiarazione, ma è presupposta. Essendo presupposta, il lettore è meno portato a metterla in dubbio. Booktok: gli adolescenti non sanno leggere! Avrebbe suscitato reazioni molto più infastidite.

Il titolo sembra voler anche implicare che esistano due tipi di adolescenti, quelli che sanno leggere e quelli che non sanno leggere. Il che è però assurdo: perché mai proprio chi parla di libri su TikTok dovrebbe non essere in grado di leggere? Eppure, la magia è fatta: il messaggio è dato per scontato, e il lettore dà anche il beneficio del dubbio: non parla di me (o di mio figlio), in casa siamo tutti lettori! Parla di tutt’altra gente!

E invece si parla proprio di voi.

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da Il Post

La statistica OCSE

RollingStone cita l’indagine promossa dall’OCSE in cui emerge che gli studenti, quanto a comprensione del testo, sono sotto la media degli altri Paesi. Un punteggio di 476 contro una media di 487. Detto così, sembra ben grave: ma la seconda cifra che abbiamo davanti è una media. Il lettore non deve credere che tutti gli altri Paesi abbiano riportato come voto 487 e che l’Italia si sia mostrata inferiore: quella media è frutto di un calcolo che coinvolge Paesi che hanno ottenuto punteggi ben più alti o ben più bassi. Essere inferiori alla media di una decina di punti (la media OCSE totale è 485) è certamente scoraggiante, ma non così drammatico. Specie considerato che spesso gli studenti stranieri non ancora certificati svolgono le stesse prove degli altri.

 

L’analfabetismo funzionale in Italia

Queste sono le cifre che riguardano i giovani messi al confronto con altri giovani, a livello internazionale. Ma guardiamo in Italia. Sempre secondo l’OCSE, c’è poco da deridere la Generazione Z! “Solo” un sesto dei giovani non sa comprendere appieno un testo scritto. Il grosso dell’analfabetismo funzionale, in Italia, appartiene agli over 50. Ben uno su tre. A voler essere un po’ cinici, i giovani se la stanno cavando egregiamente, al confronto.

Visti questi dati, la domanda viene spontanea: se i giovani italiani non sono autorizzati a parlare di libri poiché non sanno leggere… in Italia chi può farlo?

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da Il Libraio

Sì, ma… quali libri?

L’articolo va avanti. RollingStone osserva i contenuti dei BookTokers e si domanda se possa essere un bluff. Un modo di “atteggiarsi” facendo gli intellettuali, tanto per intenderci. Si ricrede solo considerando quali libri vadano per la maggiore su BookTok: orrore, non i classici! Questo dà la sicurezza che tali libri vengano effettivamente letti, abbassando in automatico il valore di cui si ammanta tutta la comunità dei BookTokers. Una variazione sul tema di “ci credo che va meglio di me a scuola, impara tutto a memoria!”.

L’incapacità dei giovani è talmente data per scontata che qualunque evenienza l’avrebbe confermata a prescindere. Se i Booktokers disquisissero dei Grandi Classici della Letteratura, sarebbe tutto un bluff. Visto che recensiscono libri meno di pregio, allora questo conferma le loro scarse capacità di lettura.

Il gatekeeping dei libri in Italia

Gatekeeping è uno slang per indicare “quando qualcuno decide da solo chi può o non può avere accesso a una comunità”. BookTok in sé si potrebbe definire una comunità e, allargando un po’ il concetto, la stessa idea di appartenere alla categoria dei lettori. In Italia c’è una grande cultura del gatekeeping per quanto riguarda i libri.

L’articolo continua, sostenendo che i Booktokers non hanno di sicuro mai letto i Grandi Classici della Letteratura.  Apparentemente, questo rende del tutto inutile che leggano Una vita come tante di Hanya Yanagihara, che, come tutti sappiamo, è una lettura da ombrellone. RollingStone è implacabile nel situare i libri in due categorie: i Classici, i soli che valga la pena leggere, e “tutti gli altri”, a prescindere dal contenuto, che possono andare al macero. O che al massimo vanno letti col nasino un po’ alzato, di chi percepisce la puzza di libro nuovo, nella consapevolezza che non possono essere paragonati al Grande Gatsby di Fitzgerald.

Atteggiamento pericoloso

Questo atteggiamento gratuitamente sprezzante, nei confronti di qualunque libro e nei confronti dei ragazzi che leggono, non può far bene. RollingStone stesso apre l’articolo con una innecessaria dissertazione a carattere autobiografico, che mette in luce la scarsa voglia di leggere dei giovani “di una volta”; gli sbadigli che suscitavano i libri imposti dalla scuola. Quanto si è andati vicino al nocciolo del problema, per poi vedere il nemico in tutt’altro! È la concezione italiana della lettura come sforzo e dolore ad allontanare i nostri connazionali (non solo i giovani!) dai libri. La convinzione che un Vero Libro sia qualcosa che suscita sbadigli, da leggere con difficoltà, con le sopracciglia corrugate e gli occhi arrossati per la rilettura di un paragrafo inutilmente convoluto.

Uno stile imitato anche dagli scrittori di oggi, perché se la lettura dà piacere, se la lettura scorre, allora il libro è da buttare. Questo fa sì che in Italia ci siano due tipi di persone: i lettori masochisti, e chi si tiene accuratamente lontano dai libri. O forse, tre tipi di persone…

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I giovani, un esempio da imitare.

Si possono spezzare le catene di questa concezione vetusta del libro come tortura intellettuale. Un’idea che affonda le radici nell’elitarismo e nel classismo, che non trova riscontro, per esempio, in Manzoni:

L’utile per iscopo, il vero per soggetto, l’interessante per mezzo.

sostiene in Lettera sul Romanticismo, così rifiutando, peraltro, l’imitazione dei Classici!

Sono ben pochi i libri inutili, e visto che è stato preso in esame proprio Una vita come tante, è completamente superfluo lanciarsi in una filippica su come persino un Piccoli Brividi può insegnare qualcosa. “Non è un classico, quindi non ha valore” è una posizione che non richiede tanto impegno per essere rovesciata, basta il buonsenso: fra i libri usciti oggi, ci sono i classici di domani. E i ragazzi hanno ragione a non aspettare tanto per leggerli e apprezzarli.



Giulia Taccori