Boiler Summer Cup: il sintomo di una società ancora maschilista e grassofobica

Nell’era del web 3.0 la viralità gioca un ruolo fondamentale. Un contenuto che diventa virale sui social, e che quindi conta di numerose visualizzazioni, può essere una carta vincente per un creator digitale o il protagonista del contenuto. Arrivando a milioni di persone, chi l’ha prodotto può diventare in qualche misura “famoso”. Tuttavia, l’aspetto virale può rappresentare anche un’arma a doppio taglio. Si tratta, insomma, del gioco del passaparola su larga scala che in certi casi può causare un danno in termini di reputazione, ma persino psicologico a chi è coinvolto nel contenuto. I social come Tik Tok si nutrono di contenuti virali capaci di creare nuove tendenza che spingono molti utenti a postare video. Tuttavia, le mode non sono sempre “sane” e “divertenti” come si crede ed un esempio di ciò e la Boiler Summer Cup.

Spopolata proprio su Tik Tok, la Boiler Summer Cup è una challenge che prende di mira le ragazze in sovrappeso.

Si potrebbe senza dubbio affermare che di body shaming non se ne parla abbastanza, dato che il risultato sono assurde sfide come la Boiler Summer Cup. I protagonisti dei video, che fanno letteralmente il giro del web, sono ragazzi, ma anche adulti che provano con malizia a rimorchiare delle ragazze che non corrispondono agli standard estetici tradizionali. La nuova competizione social estiva prevede, infatti, che il vincitore sia colui che sia riuscito ad accumulare un numero di ragazze in carne elevato, definite “boiler”. Si tratta, inoltre di una sfida a punti dove più il peso della ragazza è alto, più si acquisiscono punti e bonus.

Non ci sarebbe nulla di male nel corteggiare una ragazza, a prescindere dal suo peso, ma la crudeltà di questa tendenza è proprio quella di fare finta di rimorchiare una donna per farsi beffa di lei a causa del suo corpo. Ed il tutto per vincere un ingresso gratuito in discoteca.

Si è davvero ai limiti della follia, ma il fatto che una tendenza come la Boiler Summer Cup abbia riscontrato così tanto successo sui social deve farci riflettere sull’importanza della lotta al bullismo, anche online.

Filmare senza alcun consenso qualcuno è già di per sé sbagliato ed illegale, ma condividere con il web il video in questione lo è ancora di più. Motivo per cui molti di questi video sono stati già rimossi per lesione al diritto di immagine ed anche perché contro la policy del social.

Siamo abituati alle sfide del web, agli scherzi e ai giochi che spesso nascono per giuste cause. Si pensi all’Ice Bucket Challenge – la “Sfida del secchio ghiacciato” – che ha invaso le bacheche dei nostri profili Facebook di qualche anno fa. Questa, al di là del lato ludico, è stata una campagna di marketing virale lanciata dalla ALS Association con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo la sclerosi laterale amiotrofica e stimolare le donazioni per la ricerca scientifica.

Ci sono poi, mode, che nascono per mero gioco senza alcuna finalità di fondo. Un esempio è la Renegade Challenge, gara di ballo su Tik Tok a cui hanno preso parte persino vip famosi, replicando 15 mosse di danza con la colonna sonora di Lottery by K Camp.

Insomma, nel fare tendenza non c’è nulla di male, ma riuscire ad arrivare a più di 16,9 milioni di visualizzazioni  a danno di qualcun altro è un bel problema sui social, e nella società in generale.

É il riflesso di un contesto sociale in cui prendere in giro qualcuno per via di un suo difetto fisico faccia ancora “figo”. La figura del bullo che fa della derisione delle vittime il suo passatempo preferito a quanto pare stenta a scomparire, e i social hanno dato la possibilità di moltiplicare le forme e le maniere con cui continuare questo circolo vizioso.

Umiliare una donna, offrirle false aspettative e rendere pubblico un aspetto della sua vita personale è l’obiettivo insensato della Boiler Summer Cup che ha le sue radici in un sistema maschilista, misogino e grassofobico.

Parole dure, qualcuno potrebbe pensare, per quello che è un semplice video. Ma proprio da questa considerazione si evince la dinamica del problema: il non riconoscere fino in fondo come dietro una challenge fatta tra ragazzi ci sia il lato più oscuro della nostra società.

 

Nonostante le mille lotte femministe, si ritiene ancora normale corteggiare una ragazza, illuderla e trattarla come fosse un oggetto per soddisfare un proprio bisogno maschile. Inoltre, l’esistenza di questa sfida folle che prende di mira di fatto una parte della nostra popolazione, genera sfiducia, vergogna e timore, non solo di tornare in discoteca ma persino di uscire di casa, alle donne in sovrappeso. Poiché temono di poter essere loro le prossime vittime. La componente psicologica è l’aspetto più preoccupante in queste situazioni. Ecco perché diverse pagine sui social stanno offrendo il proprio contributo e supporto.

Per molte persone è davvero difficile accettarsi per quello che si è. A maggior ragione se a complicare le cose ci si mette un giochetto che rende ancora più evidenti quelli che agli occhi della società sono “difetti”. Il fenomeno dei disturbi alimentari, si ricorda, nasce proprio da problematiche del genere.

A questo proposito, un concetto come il body positivity che vuole contrastare l’esistenza di un unico canone di bellezza, andrebbe, quindi, divulgato ed insegnato persino nelle scuole.

Tra l’altro, è proprio tra i banchi di scuola che il bullismo prende piede ed è per questo che incontri informativi potrebbero contribuire a fermare il fenomeno a monte. Al fine di evitare che, ragazzini e (non solo), trovino divertente un’assurdità come la Boiler Summer Cup e cerchino di ripeterla.

Fortunatamente, la solidarietà tra donne si fa forte in queste circostanze e permette di denunciare apertamente i rischi di una simile sfida virale. Tuttavia, il rispetto non ha genere ed è bene che tutti contribuiscano ad evitare la diffusione di contenuti che possano essere dannosi per qualsiasi individuo. Usiamo, dunque, i social network per diffondere messaggi importanti che trattino di inclusività, rispetto e divertiamoci senza ferire nessuno.



Giulia Grasso