Bambini prodigio: questione di scienza?

Chiamiamo bambini prodigio quei bambini che sviluppano in un’età precoce abilità che un adulto nella norma sviluppa molto più tardi, dedito all’esperienza e alla costanza del suo lavoro. Ma la domanda è una sola: bambini prodigio si nasce o si diventa?

In realtà sono pochi gli studi in materia ed è difficile capire quali fattori possano influire sulla mentalità di questi soggetti, soprattutto comprendere se tali fattori siano congeniti o meno. Il modo più immediato che capire in che modo lavorino le aree cerebrali è l’utilizzo della risonanza magnetica funzionale, un particolare tipo di analisi che è in grado di valutare non solo la morfologia di un organi, ma anche la sua attività. Proprio grazie a questa particolare tecnica diagnostica, lo psicologo Michael O’Boyle ha osservato che nei calcolatori mentali” (soggetti particolarmente versati per la matematica) il flusso sanguigno nelle aree deputate al calcolo, evidentemente superiore in un momento di notevole concentrazione, è maggiore quasi sette volte rispetto ai normo-dotati! Di certo è un risultato sorprendente e lo è ancor di più se si considera come molto spesso questi bambini prodigio presentano anche una valida memoria a lungo termine, capace di immagazzinare un enorme quantitativo di informazioni, come le mosse di una partita a scacchi o di go, la dama giapponese.


Fra i bambini prodigio più conosciuti si annoverano Daniel Barenboim, il direttore d’orchestra della Scala di Milano, Akrit Jaswal, forse, a 7 anni, il chirurgo più giovane della storia, Bobby Fisher, scacchista statunitense, Akim Camara, che ha iniziato a studiare violino all’età di soli 2 anni!

Ma davvero esemplare è la storia del sudcoreano Kim Ung-yong, considerato la persona più intelligente della Storia.

Kim nasce l’8 marzo 1962 ed è stato menzionato come la persona con il più alto QI mai registrato: 210. Per chi non lo sapesse, il QI, o quoziente intellettivo, è un punteggio ottenuto da vari test standardizzati per registrare l’età mentale di una persona. Molte sono le variabili che influenza il test ma, a grandi linee, si possono distinguere alcune soglie:

  • intelligenza scarsa con QI inferiore a 70
  • intelligenza bassa con QI compreso fra 70 e 90
  • intelligenza nella norma con QI fra 90 e 110
  • intelligenza oltre la norma con QI superiore a 110

Considerando che il MENSA, un’associazione che riunisce le persone con il più alto QI sulla terra (circa il 2% della popolazione totale), pone la soglia per accedere alla comunità intorno a 135 punti, è ben evidente come Kim manifesti quella che in gergo si chiama plusdotazione cognitiva: in altre parole, è intelligente oltre ogni aspettativa!
Perché lo abbiano definito bambino prodigio lo si può capire dal racconto della sua vita, decisamente intensa. A 3 anni sapeva già leggere il giapponese, il tedesco e l’inglese oltre alla sua lingua madre; a 5 anni riuscì a risolvere una complessa equazione differenziale e, ancora in tenera età, dimostrò davanti a milioni di spettatori l’impeccabile conoscenza di ulteriori lingue, fra cui il cinese e il vietnamita; da 3 a 6 anni frequentò la facoltà di fisica presso la Hanyang University di Seoul; a 7 anni è alla NASA per una sorta di, potremmo chiamarlo, “stage“; a 15 anni conclude i suoi studi universitari e ottiene un dottorato. Nel 1974, a 12 anni, è già ricercatore presso la NASA. Non soddisfatto del suo percorso di studi, dopo essere tornato in Corea nel 1978, decise di intraprendere gli studi di ingegneria civile.
Siete ancora convinti che i 10 nelle versioni di latino e i 30 e lode agli esami di macroeconomia vi facciano sentire dei geni? Signori: qui c’è qualcuno che la sa lunga, davvero lunga!