Autoscontri in F1: cinque tra i più clamorosi incidenti tra compagni di squadra

In Formula 1 la convivenza con il proprio compagno di squadra rappresenta per tutti i piloti un aspetto estremamente importante. Guadagnarsi il rispetto del team e le conseguenti gerarchie all’interno del box per accaparrarsi lo status di prima guida è da sempre stato motivo di conflitti, attriti e scontri in pista e non che hanno spesso pregiudicato i risultati di tutta la squadra. Il proprio team-mate è però il primo avversario che si vuole battere, perché costituisce il termine di paragone più importante, dal momento che si mette al volante della stessa vettura. È nel DNA di tutti i piloti, sia di quelli più esuberanti ed estroversi sia di quelli più freddi e calcolatori.

L’harakiri avvenuto nel Gran Premio del Brasile tra le Ferrari di Sebastian Vettel e Charles Leclerc è solo l’ultimo episodio che ha visto protagonisti due compagni di squadra darsi battaglia per conquistare la posizione e terminare la gara con un drammatico epilogo. Le reazioni a caldo di piloti e team tendono di solito a stemperare il clima già reso particolarmente rovente dalle dinamiche dell’incidente, ma la storia ha insegnato che in diverse occasioni i rapporti tra team mate tendono ad incrinarsi in modo irreparabile dopo una controversa vicenda in pista.

Ecco altri cinque tra i crash più clamorosi che hanno coinvolto due compagni di squadra in Formula 1.

Max Verstappen – Daniel Ricciardo: Azerbaijan 2018

[racefans.net]

Una delle coppie più amate dai fan del grande Circus è stata indubbiamente quella composta da Max Verstappen e Daniel Ricciardo alla Red Bull tra il 2016 e il 2018. A Baku è in corso la quarta gara della stagione e i due sono in bagarre sin dal semaforo verde. Nel corso del 39esimo giro, Ricciardo è in scia a Verstappen sul rettilineo principale, finta un attacco all’esterno per poi buttarsi all’interno di curva 1. Un lieve cambio di traiettoria in frenata del driver olandese risulta però fatale e la Red Bull numero 3 finisce per speronare quella del compagno di squadra, ponendo fine alla gara di entrambi in un cumulo di detriti.

Nico Rosberg – Lewis Hamilton: Spagna 2016

[irishmirror.ie]

Una delle rivalità più accese degli ultimi anni è stata quella in casa Mercedes tra Nico Rosberg e Lewis Hamilton. Amici e nemici sin dall’adolescenza, i due si sono ritrovati a battagliare per il mondiale dall’introduzione dell’era ibrida in F1. Giunti a Barcellona, Hamilton deve assolutamente reagire al momento di grazia di Rosberg, vincitore delle ultime sette gare (le tre conclusive del 2015 e le prime quattro del 2016). Scattato dalla pole position, l’inglese si fa però infilare con un super sorpasso all’esterno alla prima curva. In prossimità della Repsol, Rosberg commette un grave errore: il tedesco si trova in una mappatura del motore sbagliata che non gli permette di avere la potenza necessaria per difendersi da Hamilton. L’inglese si appresta ad attaccare all’interno ma una decisa manovra di chiusura da parte di Rosberg lo costringe ad allargarsi sull’erba, perdere il controllo della monoposto, per poi carambolare di traverso contro la vettura del compagno di squadra. Le due Mercedes si insabbiano nella ghiaia uscendo così di scena dopo poche curve nell’incredulità generale.

Mark Webber – Sebastian Vettel: Turchia 2010

[sportskeeda.com]

L’incidente tra Vettel e Leclerc in Brasile ha un precedente storico che vede coinvolto nuovamente il driver tedesco. In Turchia, nel 2010, la Red Bull è in perfetto controllo della gara con Webber davanti a Vettel mentre le McLaren di Hamilton e Button si trovano subito dietro ad inseguire; la pressione delle vetture di Woking costringe Sebastian a tentare il sorpasso sul team mate australiano. La dinamica è molto simile a quella avvenuta a Interlagos, con Vettel che affianca la Red Bull ed effettua un lieve scarto per chiudere la linea in vista della frenata. Il contatto è violento ma mentre il tedesco termina la sua gara nella via di fuga, Webber è in grado di proseguire e terminare al terzo posto proprio alle spalle delle due McLaren.

Mika Hakkinen – David Coulthard: Austria 1999

[formula1.com]

Dopo l’incidente che ha messo fuori combattimento Schumacher a Silverstone, nel 1999 la McLaren sembra avere entrambi i titoli mondiali serviti su un piatto d’argento. Nella prima gara orfana del tedesco della Ferrari, Hakkinen e Coulthard blindano la prima fila sulla griglia di partenza di Zeltweg e si preparano ad una passerella in solitaria fino alla bandiera a scacchi. Tuttavia, poche centinaia di metri dopo la partenza, Coulthard valuta male lo spazio al secondo tornante e finisce per colpire il posteriore della vettura dell’incolpevole Hakkinen, il quale finisce in testacoda e retrocede in coda al gruppo. Lo scozzese non riesce nemmeno a centrare la vittoria, colta invece da uno strepitoso Eddie Irvine, il quale da quel momento si renderà protagonista di una fantastica seconda parte di stagione. Dopo una splendida rimonta a suon di sorpassi, Hakkinen termina la gara in terza posizione.

Alain Prost – Ayrton Senna: Giappone 1989

[f1grandprix.motorionline.com]

Il penultimo appuntamento del 1989 si disputa sul leggendario tracciato di Suzuka. Il professore Alain Prost si presenta in Giappone con sedici punti di vantaggio su Ayrton Senna, il quale è costretto a vincere per mantenere vive le sue speranze di rimanere in lotta per il mondiale. Dopo aver perso la testa della corsa in partenza a vantaggio del team mate rivale, Senna comincia a rimontare fino a tentare l’affondo decisivo al 46esimo passaggio alla chicane del triangolo. Prost chiude duramente la porta e i due si toccano finendo nella via di fuga. Mentre il francese, ormai certo di aver vinto il titolo, scende dalla macchina e prende la via dei box, Senna riesce a riprendere la gara con l’aiuto dei commissari di pista. Il brasiliano si ferma per il cambio dell’ala anteriore, cedendo la leadership alla Benetton di Nannini, ma negli ultimissimi giri recupera il gap sul pilota italiano e taglia per primo il traguardo. Sfortunatamente, subito dopo la gara Senna viene squalificato per aver tratto vantaggio dalla spinta dei commissari, rientrando in pista dalla via di fuga della chicane senza averla percorsa adeguatamente. La corsa viene dunque vinta da Nannini, ma ancora oggi a distanza di 30 anni sono in tanti a chiedersi quanto è stato corretto negare quella vittoria al brasiliano.