“Atypical”: la serie tv di Netflix che parla di autismo in modo alternativo

Chi crede che guardare serie tv non serva a niente, ci starà ripensando grazie anche a Netflix che, investendo su progetti narrativi interessanti socialmente, ha reso proprio l’obiettivo di sensibilizzare i suoi utenti su tematiche e realtà completamente opposte a quelle personali. Un classico esempio è la nuova serie tv “Atypical”, presente nella piattaforma streaming di Netflix dall’11 agosto 2017.

La serie tv nasce dall’idea di Robia Rashid ed è diretta da Seth Gordon. La prima stagione consta di otto episodi della durata di circa 35 minuti e, pare, abbia smosso la coscienza collettiva oltreoceano. A noi è parsa geniale e, ve lo diciamo subito, contiamo nella realizzazione di una seconda stagione.

Il titolo scelto – Atypical, appunto – preannuncia allo spettatore che vedrà qualcosa di inusuale, allo stesso tempo, interessante perché non ne ha avuto esperienza diretta e perché, spesso, gli autori scelgono storie diverse. Gli autori di “Atypical” hanno scelto di raccontare come un ragazzo autistico si rapporta con l’Amore, il sentimento in assoluto più profondo e desiderato, quando decide che è arrivato il momento di avere una ragazza.

Il ragazzo autistico, interpretato da Keir Gilchrist, si chiama Sam Gardner, ha diciott’anni, ama i pinguini e l’Antartide ed ha una famiglia apprensiva che lo coccola e lo protegge. Sam sa di essere autistico e vive la quotidianità conscio dei limiti, dei vantaggi e dei pregi della sua condizione. Sa, ad esempio, che non può guidare la macchina, che non sopporta chi tocca le sue cose e che le sue cuffie anti-rumore sono le migliori e lo aiutano a concentrarsi, tenendolo lontano dalla confusione. Sa pure che una lista dei pro-contro in un foglio del suo quaderno lo aiuterà a sciogliere ogni dubbio.

I suoi giorni passano andando a scuola, lavorando in un negozio di elettrodomestici insieme al suo miglior amico Zahid e confrontandosi con la terapista Julia Sasaki – interpretata da Amy Okuda. È proprio durante una seduta con la terapista che Sam decide di avere una ragazza e di capire cosa significhi essere innamorati. Così la ricerca ha inizio. Lo spettatore rimarrà sorpreso di quanto e come l’Amore sia e resti per ogni individuo tipico e controverso. Prima che Sam arrivi ad avere la sua ragazza dovrà fare i conti con i problemi sentimentali della vita reale, con i no, le contraddizioni, le domande difficili e i consigli che giungono da più parti. La vita di Sam, però, si ripercuote su tutti i componenti della sua famiglia che, provando ad essere sempre presenti ed attenti alle esigenze di Sam, dimenticando di vivere la propria esistenza, alterano il proprio equilibrio e frantumando le proprie certezze. Vedrete una madre che, per assolversi dalla sua assenza, inizierà un flirt con un barista, un padre che scopre quanto l’affetto per Sam lo abbia in realtà confuso su quale sia il giusto modo di rapportarsi con la malattia del figlio ed una sorella, Casey, che sta per coronare il suo sogno, ma forse non è veramente ciò che desidera.

Credeteci, di “Atypical” apprezzerete l’interpretazione di Gilchrist e vorrete un miglior amico come Zahid: talvolta consigliere e talvolta inspiegabilmente un playboy. Un plauso va anche a Joy Saltarelli, che nel ruolo della sorella Casey, è stata capace di rendere l’ambivalenza caratteriale di un’adolescente alle prese con le prime volte della vita. Il modo di raccontare scelto dagli autori riporta allo stesso tempo intensità e la semplicità.

Diffidate dei critici oltreoceano che hanno analizzato la serie tv definendola inappropriata, azzardata e anche retorica. “Atypical” non vuole raccontare la realtà dell’autismo, ma solo una sfumatura relativa ad una specifica storia senza strafare o inscenare azioni od episodi che siano più che mai vicini con la realtà.

Per noi è promossa a pieni voti, quindi…. Buona visione!



Sandy Sciuto