Android, che ti hanno fatto?

In TECH by Davide ChittariLeave a Comment

Per chi fosse un appassionato di tecnologia, non sarà certamente nuovo il concetto di modding. In parole povere il modding è una pratica che permette di “moddare” cioè “modificare” qualcosa. In questo caso specifico si parla di modding del sistema operativo degli smartphone.
Se per iPhone/iPad questo viene chiamato JailBreak (ma non ne parleremo in questo articolo), per Android si traduce più semplicemente in un “Accesso Root”.

Cosa significa (per i meno esperti)?
Android è basato su Linux (che è un sistema operativo), e proprio come Linux, per modificare profondamente il sistema è necessario avere i “diritti Root”: è cioè necessario che l’utente abbia pieno controllo di tutto ciò che compone il sistema operativo (Android). E’ come se fossimo in un autobus che segue il suo percorso, e decidessimo di cambiare strada: per farlo dovremmo essere autisti (l’autista equivale al Root, e l’autobus equivale ad Android).

Da molto tempo ad occuparsi del Root sono hacker provenienti da ogni parte del mondo. Si può affermare che uno dei punti di forza di Android (rispetto alla concorrenza) sia proprio questa possibilità praticamente alla portata di tutti che permette di, ad esempio, Spotify senza la riproduzione casuale forzata, eliminare la pubblicità dalle applicazioni e da internet, eliminare le applicazioni installate di fabbrica, cambiare il logo all’avvio del telefono o tante altre cose che hanno come limite solo la fantasia e l’abilità di chi crea il programma.

Tutto questo però potrebbe finire.
La prossima versione di Android, la 6.0 Marshmellow, porta con sé poche novità al livello estetico, ma alcune importanti però nascoste. Una di queste è la difficoltà con la quale effettuare il root dovuta ad un nuovo sistema di sicurezza che prende il nome di DM-verity che si occupa di fare un check al boot dei blocchi del File System confrontandoli con quelli salvati prima, e se non dovesse esserci corrispondenza lo renderà inaccessibile, il File System risulterà corrotto. Riprendendo l’esempio fatto sopra, è come se l’azienda dei trasporti si accorgesse che il suo autista è stato sostituito e bloccasse l’intero autobus.

Per l’utente che utilizza undispositivo Android questo si traduce in maggiore sicurezza, infatti se il dispositivo dovesse essere compromesso (ad esempio con un virus che ruba i dati della carta di credito) verranno visualizzati tre triangoli con tre colorazioni diverse a seconda della gravità della situazione:

“Giallo”, il dispositivo ha caricato un sistema operativo diverso;

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“Arancione”, impossibile verificare l’integrità del software. Per favore blocca il bootloader;

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“Rosso”, il dispositivo è danneggiato, non è considerato sicuro e potrebbe funzionare in modo non corretto”.

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Per chi ama la personalizzazione e tutto ciò che è il Root questo si traduce semplicemente in operazioni davvero più difficoltose e pericolose per avere i permessi di Root, che potrebbero compromettere il dispositivo. Inoltre Google controllerà se i dispositivi sono stati compromessi e se verrà bloccata la pubblicità. Questo potrebbe forse limitare pure la garanzia come fatto con Kies da parte di Samsung.

A questo punto qualcuno ipotizza un passaggio di utenza (quella che effettua modding) alla concorrenza poiché uno dei punti di forza di Android morirebbe assieme al nuovo aggiornamento, rendendo più appetibile i sistema operativo Apple che nel complesso potrebbe risultare più completo.

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Davide Chittari

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Studente. Ho l'hobby della scrittura, della fotografia e adoro giocare ai videogiochi. Penso che l'uomo sia un essere pieno di potenzialità, ma che lo abbia dimenticato.

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