MILAN, ITALY - SEPTEMBER 14: Fussball: Champions League 04/05, Mailand; Inter Mailand - SV Werder Bremen 2:0; Jubel zum 2:0 durch ADRIANO / Inter 14.09.04. (Photo by Sandra Behne/Bongarts/Getty Images)

Adriano, l’Imperatore con il tiro diventato leggenda

Una vita di eccessi. Questo è Adriano Leite Ribeiro, direttamente dalla favela di Vila Cruzeiro, noto come l’Imperatore. Uno dei campioni mancati più forti di cui ci si ricorda nella storia del calcio italiano.

Droga, alcool, addirittura armi, ma si è già parlato abbastanza di questo. Non è mai abbastanza invece parlare del suo talento, in particolare del suo tiro, l’eccesso più grande.

Adriano cambia totalmente vita e testa dopo la tragica scomparsa del padre. La notizia arrivò mentre lui era in pullman con i compagni dell’Inter, direzione Bari. Una vicenda che ha stravolto il brasiliano e che non ha più restituito al mondo del calcio (quantomeno nella sua veste migliore) l’Imperatore. Prima di questo, tanta Italia e tanti gol, soprattutto a Parma (37 presenze, 26 gol) e ovviamente con l’Inter, dove il brasiliano ha esultato 74 volte in 177 presenze.

Nella sua carriera si è reso famoso per il tiro, un mancino fortissimo. Frutto di talento e tanto lavoro:

“Avete presente il mio sinistro potentissimo? Ecco, l’ho allenato e coltivato fin da bambino. Distruggevo le porte e diversi oggetti in casa, mamma era disperata”.

Milano (sponda Inter) è il luogo dove si identifica il personaggio dell’Imperatore. Portato in Italia da Moratti, Adriano non impiega troppo tempo a farsi riconoscere. Ha appena 19 anni, viene convocato da Cuper per il prestigioso torneo Santiago Bernabeu. Lui stesso ricorda quel giorno così:

“Il 14 agosto 2001 entro al Bernabeu. Ho la maglia dell’Inter, di fronte c’è il Real. Già così, poteva bastare. E invece entro in campo. Non penso a nulla, gioco come se mi fossi trovato sul campo di terra battuta a Vila Cruzeiro. Dribbling, tunnel. Mi riesce tutto. Mi procuro una punizione, dalla panchina mi invitano a tirarla”.

Eccolo dunque l’attimo in cui l’Europa, in una delle sue sedi più importanti, sta per scoprire il famoso tiro di Adriano.

Quella punizione voleva calciarla il più esperto Clarence Seedorf, come rivalsa contro il suo ex club. Cuper però si fa sentire, e da bordocampo indica: “lascia tirare al ragazzino”. Così è stato, e a raccontarlo è ancora lo stesso Adriano:

“Ricordate quel sinistro che allenavo in casa e per strada, quello che faceva impazzire mia mamma? Ecco, l’ho presentato al mondo con quella punizione, dicono andasse a 170 all’ora!”. In realtà il tiro registrato fu ancora più forte: 178 Km/h, sotto la traversa di Iker Casillas.

 

Un bolide, era questo il marchio di fabbrica del brasiliano. Un mancino che faceva passare in secondo piano tutto il resto del talento di Adriano, che pure era cristallino.

Un calciatore tanto esagerato, che ha spesso illuminato con il suo tiro, sia con la Nazionale che con i club, più e più volte. Tuttavia, il pomeriggio del 18 settembre del 2004 ha addirittura scritto una pagina di storia del calcio italiano, ovviamente grazie a quel mancino.

Adriano infatti, detiene ancora oggi il record per il tiro più forte mai effettuato nella storia della Serie A.  Ben 140 Km/h di potenza colpirono la traversa contro il Palermo, sotto l’anello verde di San Siro. Un tiro potentissimo, un record che ovviamente non può non appartenere ancora a lui, a distanza di sedici anni.

Il tiro di Adriano dunque, rappresenta uno di quei gesti che rimarranno nella storia, di cui nessun appassionato potrà mai dimenticarsi. Pura nostalgia.

Una fucilata esagerata, da PlayStation. Così come lui, l’Imperatore Adriano Leite Ribeiro, il calciatore con il tiro più forte mai visto in Italia.

 



Marco Cavallaro