Achille Lauro a Sanremo canta (o quasi) l’amore e la sua ossessione vestito da S. Francesco

Il Re indiscusso della provocazione approda per la seconda volta sul palco dell’Ariston e lo fa con una tutina di strass attillata. L’anno scorso ha portato il rock a Sanremo facendo ballare tutti con Rolls Royce, quest’anno Achille Lauro ha avvolto la sua nuova apparizione da un aura di mistero, anche appena prima del suo ingresso durante la prima esibizione.

Pochi giorni prima di approdare a Sanremo è apparso in Piazza Duomo a Milano come artista di strada  intento a lasciare indizi, si è destreggiato tra tele e pennelli, raffigurando un lupo, un fulmine, una maschera e una corona. Gli stessi soggetti erano già apparsi nei giorni precedenti sui canali social dell’artista, destando la curiosità dei fan e facendo crescere l’attesa.

Quest’anno si è presentato con il brano Me ne frego scritto in collaborazione con Daniele Dezi, Daniele Mungai, Matteo Ciceroni e Boss Doms. Prima che uscisse il testo della canzone è stato urlato allo scandalo per un velato riferimento mussoliniano, niente di più lontano dalla realtà, Achille Lauro delizia le nostre orecchie con un brano pop-rock degno del suo stile non lontano da Rolls Royce che strizza l’occhio all’elettronica, una storia già vista con poca sostanza anche quest’anno.

Gli addetti ai lavori ipotizzano un podio, a noi sembra che il buon Achille possa sperare al massimo ad una replica dell’anno precedente.

..Fai di me quel che vuoi sono qui
Faccia d’angelo
David di Michelangelo
Occhi ghiacciolo
Dannate cose che mi piacciono
Ci son cascato di nuovo..

La favola d’amore di Achille Lauro è malata e ossessiva, “Sì sono ubriaco ed annego”; un uomo ferito incastrato in un amore non corrisposto che si conclude con “Fragole e panna montata al veleno”, troppo poco per essere un brano di svolta, ma con tutti gli ingredienti per essere il tormentone radiofonico. In pieno stile Achille Lauro questa canzone racconta una realtà distorta e lontana dal romanticismo, una provocazione che rompe gli schemi ancora una volta della ballata sanremese. Le note di questa canzone distraggono dal significato del testo, ma si legano come se non si volesse abbandonare questo gioco perverso d’amore

Amore dimmi qualcosa
Qualcosa di te
Che non so
Così mi prendo anche un piccolo pezzo
Di te

Il cantante aveva promesso un’esibizione piena di significato e simbologia, così per la sua prima apparizione sul palco dell’Ariston ha deciso di indossare una tutina piena di strass. Che significa vi chiederete, anche noi…

Achille Lauro porta sul palco una vera e propria rappresentazione teatrale, con la collaborazione di uno dei designer più apprezzati nel mondo, Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci. Il cantante ha interpretato la celebre scena attribuita a Giotto in una delle Storie di San Francesco della Basilica Superiore di Assisi. Il quadro rappresentato nasce da una ricerca che Lauro e il suo team creativo hanno sviluppato nei mesi precedenti, e al Festival ha trovato il suo sbocco naturale con Gucci che da subito ha voluto sposare il progetto.

Visto così ha un altro significato però…

“La storia della rinuncia di San Francesco ai beni materiali è un messaggio universale che ancora oggi risulta di grande attualità” – afferma Lauro.

L’artista, salito sul palco a piedi nudi, ha indossato una cappa di velluto nero, ricamata a mano, con pailettes oro e argento per rappresentare il mondo a cui il Santo ha scelto di rinunciare. Nel momento clou dell’esibizione, spogliandosi proprio come il Santo d’Assisi e ispirandosi al noto affresco, Lauro ha svelato l’ensamble custom made, body e shorts in strass nude. 



Claudia Ruiz