Donne e romanzi: un idillio non destinato a svanire

È evidente che le donne abbiano molte cose da dire, nella nostra epoca, ad esempio, possono farlo creando un profilo Facebook o Tumblr per riversare tutti i propri pensieri; alcune di loro però, hanno saputo farlo in modo sottile ed efficace. Hanno saputo concretizzare in romanzi storie di personaggi più disparati, soprattutto donne ma non solo, in tutte le loro difficoltà e incertezze che, seppur in epoche molto differenti, non sono poi così distanti.
Fu straordinaria, infatti, la fioritura di romanzi scritti da donne nel Settecento, soprattutto nei paesi anglofoni, ripresa poi per tutto il Novecento dalle grandi romanziere italiane. Ecco alcuni dei più famosi romanzi legati ai più grandi nomi della letteratura femminile di tutti i tempi:

Persuasione: forse non il più famoso romanzo di Jane Austen, scrittrice inglese del XVIII secolo; sebbene fosse cresciuta in un ambiente culturalmente stimolante, fu sempre costretta a nascondere i suoi manoscritti sotto un libro e non pubblicò mai i romanzi con il proprio nome ma firmati con la dicitura “by a lady”, era uno scandalo infatti all’epoca che una donna si dedicasse ad altro che non fosse la cura della casa. A prova di ciò, nella biografia scritta in suo ricordo dal nipote, Jane viene descritta come una donna dedita all’economia domestica e solo incidentalmente alla letteratura, per salvarne in un certo senso la rispettabilità. Soltanto alcune opere pubblicate postume dal fratello riportarono il suo nome. Le donne rappresentano il fulcro fondamentale di ogni romanzo, in cui i tipici personaggi della campagna inglese, con tutte le loro rigide convenzioni, vengono descritti con sapiente ironia.

“Vi offro di nuovo il mio cuore che è ancor più vostro di quando lo spezzaste quasi otto anni e mezzo or sono. Non abbiate l’ardire di affermare che l’uomo dimentica più in fretta della donna, che il suo amore finisce prima. Non ho amato che voi.”

Jane Eyre: romanzo in parte autobiografico, in quanto descrive le terribili condizioni in cui l’autrice Charlotte Brönte e le sorelle furono costrette a vivere nell’istituto di Cowan Bridge. Anche Charlotte si servì di uno pseudonimo per pubblicare le proprie opere: Currer Bell. Sappiamo che la letteratura fu una passione condivisa nella famiglia Brönte; fin da bambina, infatti, aveva creato con i fratelli una “saga” traendo il soggetto da una scatola di soldatini. Proprio il desiderio di ricreare un nucleo familiare la tormentò per molti anni e venne infranto con la sua prematura morte dopo essere stato appena realizzato.

Camilla: romanzo del 1796 scritto da Frances Fanny Burney considerata la madre della narrativa inglese, a testimonianza dell’avversità nei confronti delle donne che si dedicavano alla letteratura, i suoi primi manoscritti vennero bruciati per ordine della matrigna. Lei stessa tuttavia, nell’opera riportata, propone un’ideale di comportamento femminile totalmente avverso alle innovative idee di istruzione, uguaglianza ed emancipazione.

La signora Dalloway: la sua autrice, Virginia Woolf, viene considerata l’iniziatrice del Modernismo nonché una vivace attivista all’interno di movimenti femminili per il suffragio alle donne. Proprio la condizione della donna agli esrodi del XX secolo e in particolare la scarsa considerazione del suo ruolo all’interno della società viene descritta nel saggio Una stanza tutta per sé (1929). La scrittrice soffriva di crisi depressive che con lo scoppiare della guerra non fecero che aggravarsi. Si suicidò riempiendosi le tasche di sassi e lasciandosi annegare in un fiume non lontano da casa. Nei suoi romanzi l’ordine cronologico viene superato, il tempo è costituito da episodi staccati uniti dall’immaginazione o dall’associazione di idee: è quello che viene definito “flusso di coscienza”.

Quaderno proibito: il “diario segreto” della tipica donna degli anni ’50, madre e moglie perfetta che inizia a trasgredire comprando un quaderno una domenica (all’epoca era proibito) e finisce per veder sgretolarsi l’insieme delle sue certezze. È questo uno dei più famosi e forse “trasgressivi” romanzi di Alba de Cespedes, scrittrice e partigiana, prese parte alla Resistenza attraverso un programma radiofonico in cui si presentava sotto lo pseudonimo di Clorinda.

Una donna: è considerato uno dei primi romanzi femministi della storia della letteratura. Autobiografia di Sibilla Aleramo, che racconta la propria vita a partire da un’infanzia tormentata fino alla maturità. Si tratta in realtà dello pseudonimo di Marta Felicina Faccio, scrittrice, giornalista e poetessa italiana che trascorse un’esistenza assai tormentata a causa di un matrimonio “di convenienza” prima e di relazioni tormentate, talvolta anche omosessuali, poi.

“Alfine mi riconquistavo, alfine accettavo nella mia anima il rude impegno di camminar sola, di lottare sola, di trarre alla luce tutto quanto in me giaceva di forte, d’incontaminato, di bello; alfine arrossivo dei miei inutili rimorsi, della mia lunga sofferenza sterile, dell’abbandono in cui avevo lasciata la mia anima, quasi odiandola. Alfine risentivo il sapore della vita, come a quindici anni.”

Menzogna e sortilegio: è il primo romanzo di Elsa Morante, considerata come una delle più grandi autrici di romanzi del secondo dopoguerra. Scrisse e pubblicò anche numerose raccolte di racconti e poesie. Si legò sentimentalmente e sposò Alberto Moravia, con il quale frequentò alcuni dei più famosi artisti e letterati del tempo. Duratura e profonda fu la sua amicizia con Pier Paolo Pasolini.

La strada che va in città: romanzo di Natalia Ginzburg, una delle principali scrittrici nel panorama del Novecento. L’opera riflette il momento di passaggio da una vita rurale ad un’estrema industrializzazione durante il quale la città veniva guardata dalla campagna come possibile luogo di fortuna e ricchezza ma che in realtà, (come emerge nei caratteri dei protagonisti), le si contrapponeva per i valori vacui e superficiali che il benessere aveva portato con sé.

“Eravamo cinque fratelli. Prima di me c’era mia sorella Azalea, che era sposata e abitava in città. Dopo di me veniva mio fratello Giovanni, poi c’erano Gabriele e Vittorio. Si dice che una casa dove ci sono molti figli è allegra, ma io non trovavo niente di allegro nella nostra casa. Speravo di sposarmi presto e di andarmene come aveva fatto Azalea.”

Adam Debe: è il romanzo d’esordio di George Eliot, pseudonimo di Mary Anne Evans, una delle più importanti scrittrici inglesi di epoca vittoriana. A differenza delle sue “colleghe” precedenti, utilizza un falso nome più per vezzo che per ragioni sociali; sebbene infatti le donne che si dedicavano alla letteratura non erano affatto ben viste all’epoca, la Evans era di un rango sociale tale che le avrebbe permesso di uscire alla luce del sole (?), dal momento che il suo valore letterario era già noto al pubblico colto.

Il paese del vento: romanzo autobiografico e fortemente introspettivo di Grazia Deledda, all’epoca dell’uscita del libro (1931) la scrittrice italiana più famosa nel mondo. Racconta con sapiente sensibilità le emozioni e le aspettative di una coppia di novelli sposi, che vedono sgretolarsi tutti i loro sogni, come spazzati via dal vento. La scrittrice, di origine sarda, fu molto apprezzata dai principali letterati dell’epoca, tra gli altri Giovanni Verga e le venne conferito, nel 1926, il premio Nobel per la letteratura.

“Non pensavo di negarlo, e neppure di spiegarlo, il mio contegno di quel tempo, tanto più che non riuscivo a spiegarlo neppure a me stessa; e se oggi scrivo questo libro è per giustificarmi, di fronte ai vivi e ai morti, e soprattutto di fronte alla mia coscienza.”

Innumerevoli sono i romanzi, scritti da donne ma non solo, in cui è possibile immergersi totalmente. Perché è a questo che serve leggerli, poter credere di trovarsi per un istante in un mondo che non è la realtà, o perlomeno, non è la realtà in cui siamo costretti a vivere tutti i giorni.
Insomma, non vi resta che correre in libreria!



Beatrice Anfossi