Whang Od e la vera essenza dei tatuaggi

Che il tatuaggio fosse già per l’uomo primitivo un bisogno spirituale che testimoniasse il desiderio di allontanarsi dalla natura e avvicinarsi alla cultura, partendo dall’ornamento, ce lo aveva detto Carlyle nel suo “Sartor Resartus”. Non possiamo nascondere che, tutti o quasi, nutriamo nei confronti dei tatuaggi una forte curiosità che, per alcuni si è trasformata in moda, per altri in un modo per esprimere se stessi e per altri ancora in un modo come tanti per far emergere il proprio bigottismo sfrenato. Immaginiamoci di essere nelle Filippine, in un piccolo villaggio chiamato Buscalan, nella regione di Kalinga, e di incontrare una donna del posto: un viso un po’ accartocciato dalle rughe, uno chignon di capelli grigi, collanine colorate e un vistoso insieme di tatuaggi sul corpo.

Già, perchè Whang Od è l’ultima mambabatok di Kalinga (ultima artista del tatuaggio tradizionale) e sono molti che decidono di viaggiare fino a Buscalan solo per farsi tatuare da lei e sentirsi, per qualche ora, immersi in una leggenda. Ed è proprio lei a raccontare che anticamente a Kalinga ogni abitante aveva un personale mambabatok, un maestro tatuatore che disegnava sulla pelle le tappe più significative della propria vita. Ad esempio, quando i guerrieri erano pronti a partire per una nuova battaglia, come buon auspicio, veniva inciso sulla loro pelle un mille-piedi portafortuna e una volta tornati da vincitori si aggiungeva il tatuaggio trionfante di un’aquila. Il kit che usa Whang Od per tatuare è composto da fuliggine di pino e acqua per l’inchiostro e spine degli aranci per l’ago. Servendosi di un filo d’erba imbevuto nell’inchiostro, segna le linee principali della bozza del disegno e inizia a picchiettare con un bastone di legno a cui è fissato l’ago fino ad ottenere un bel tatuaggio.

Secondo le regole, questa particolare (e dolorosa) tecnica può essere tramandata solo ai propri figli di sangue. Whang Od non ha figli, ma con uno strappo alla regola, ha deciso di insegnare accuratamente tutto quello che c’è da sapere su quest’arte alla nipotina. Facendo si che non venga mai inghiottita dal tempo la storia di una stirpe millenaria e la loro tradizione.

La vecchia e dolce nonna Salice da anni sta combattendo per il suo sogno: far capire al mondo che il tatuaggio è un’ arte sacra che va oltre la moda e il disegno stesso, portando allo scoperto e imprimendoci addosso un po’ della nostra anima e dei nostri ricordi.



Alessandra Nepa