“Vivian Maier – Una Fotografa Ritrovata”: Catania accoglie la tata-fotografa

Alice Spoto

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Approda a Catania per la prima volta, la mostra “Vivian Maier – Una Fotografa Ritrovata, una delle migliore rassegne dedicate al bizzarro e affascinante personaggio della bambinaia dell’Upper Class newyorkese, nel tempo libero fotografa con la sua Rolleiflex prima e la Reflex dopo. Il surreale mondo di Vivian Maier rivivrà presso gli spazi espositivi della Fondazione Puglisi Cosentino, dal 27 ottobre al 13 febbraio, attraverso più di 120 fotografie in bianco e nero degli anni Cinquanta e Sessanta, immagini a colori scattate negli anni Settanta e alcuni filmati in super 8. La mostra, a cura di Anne Morin con Alessandra Mauro, è patrocinata dal Comune di Catania e prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia, Contrasto e di Chroma Photography.

Un grande alone di mistero avvolge la vita e il lavoro dell’artista. Le poche informazioni di cui siamo a conoscenza sono balzate agli onori della cronaca solo dopo la sua morte, nel 2009. Ma l’evento che ci ha permesso di poter ammirare la sua vasta collezione fotografica e multimediale è stato l’acquisto da parte di John Maloof, giovane collezionista, di un archivio sterminato, con più di 150.000 negativi, migliaia di pellicole non sviluppate, stampe, film in super 8 o 16 millimetri, registrazioni, appunti; finito nell’angolo di un magazzino e successivamente messo all’asta. Nel 2013, la sua vita è stata raccontata nel docu-film “Alla ricerca di Vivian Maier”, diretto da John Maloof e Charlie Siskel, e rappresentata come una donna schiva e riservata.

Vivian Maier è famosa soprattutto per i suoi particolari autoritratti, caratterizzati dal fatto che utilizzava in genere specchi o vetrine di negozi come superficie riflettente per catturare il suo sguardo curioso ma a tratti malinconico. Possiamo dire infatti che creò i primi selfie della storia, come a comunicare la sua voglia di sentirsi parte integrante di quel mondo amabilmente catturato dalla sua macchina fotografica.

Ciò che le interessava maggiormente però era indagare silenziosamente le vite degli abitanti di New York, Chicago, Los Angeles, fotografando sia ciò che le pareva degno di nota che le comuni azioni quotidiane dei più disparati ceti sociali della società americana. I suoi scatti hanno un alto valore artistico nonché storico e documentaristico, poiché ci hanno permesso di tracciare un realistico quadro dei quartieri alti e di quelli degradati degli Stati Uniti del dopoguerra. Vari i soggetti: dai i bambini a cui lei faceva da tata, ai normali gesti della gente per strada, ai luoghi che era solita frequentare nella sua semplice ma allo stesso tempo straordinaria vita.

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