UNESCO: ecco i nuovi 25 siti nominati patrimonio dell’umanità

In #Instaworld, #Travel, MONDO by Catiuscia PolzellaLeave a Comment

Cosa rende l’Italia il Belpaese per eccellenza? Ovvio, le sue innumerevoli bellezze storico-artistiche, nonchè paesaggistiche e culturali. A sancire questo primato è l’UNESCO che ha riconosciuto al nostro Paese ben 53 siti patrimonio dell’umanità, distribuiti su 17 regioni.

Dopo l’incontro di Cracovia, con cui l’Unesco ha decretato 25 novità nella lista del World Heritage su 33 proposte, siamo ancora il Paese con più patrimoni Unesco al mondo, anche se per un solo sito. Le due bellezze italiane ad entrare in questa importantissima lista sono le faggete italiane e le strutture difensive veneziane. Dal 1972 ad oggi si contano in 167 paesi 1073 siti di interesse che, per l’Unesco, vanno preservati e protetti. Da tempo il Belpaese guida la classifica grazie alle sue bellezze storiche e naturali ma la Cina, sessione dopo sessione, continua a crescere e il sorpasso sembra ogni anno rimandato di poco. Seguono, poi, Spagna (46) e infine Francia (43) e Germania (42).

Ma vediamo quali sono gli Stati ad esultare. Partiamo dalla Gran Bretagna, che vede iscritta nella lista il distretto dei laghi, area di magnifici e romantici specchi fra Inghilterra e Irlanda, terra narrata da decine di artisti e scrittori, da William Wordsworth a Beatrix Potter. Festa grande anche per i turchi che celebrano i templi e l’importanza storica di Aphrodisias. Lo stesso vale per la piccola capitale eritrea, Asmara, esempio di  architettura modernista con forte stampo italiano dai tempi della colonizzazione. Alla Germania, invece, sono stati riconosciuti i valori delle grotte di Swabian Jura che testimoniano l’arrivo dei primi insediamenti umani in Europa 43mila anni fa. Sempre i tedeschi rientrano anche nella lista degli ampliamenti decisi dall’Unesco: è stato esteso a più realtà il patrimonio di Bauhaus. Estensioni anche per l’area di Strasburgo in Francia, già premiata nel 1988: non più solo centro storico e Grande-Île, ora entra anche la nuova area di Neustadt. Significativa è la scelta di tutelare Kujataa, la terra degli Inuit in Groenlandia (Danimarca) e la favolosa Polinesia un territorio da proteggere non solo per le sue celesti lagune e i coralli della barriera, ma anche per il valore storico che testimonia il passaggio degli antenati in quelle isole, siti minacciati entrambi dai cambiamenti climatici.

Uno fra i continenti che brillano in questo 2017 è decisamente l’Africa. In Angola, è stata premiata la città di Mbanza Kongo, capitale spirituale e politica dell’allora Kingdom of Kongo e nella zona di confine fra Benin, Burkina Faso e Niger è stato ampliato il patrimonio del complesso di W-Arly-Pendjari, aree di savana e animali selvaggi da proteggere. Stesso discorso in Sudafrica che ottiene un riconoscimento per i suoi panorami al confine fra Botswana e Namibia, quelli del Khomani Cultural Landscape. Spostandoci in Ansia, invece, più precisamente in Giappone, è stata scelta Kyushu island, isola di Okinoshima famosa per le sue sacre tradizioni: una di queste però include che le femmine non possano visitare questo luogo, tanto da rinominarla “l’isola vietata alle donne” fatto che, come immaginabile, negli anni ha sollevato a più riprese le proteste. Per quanto riguarda, la Polonia, Paese ospitante dell’evento, ha ottenuto la promozione delle miniere di zinco della Silesia, nonostante gli ammonimenti per la deforestazione della foresta primordiale di Bialowieza. Completano la lista dei 25 nuovi inserimenti la cattedrale dell’Assunzione di Sviyazhsk in Russia e il monastero Gelati in Georgia, il sito archeologico di Valongo in Brasile,  Yazd in Iran, i templi di Sambor Prei Kuk in Cambogia, gli straordinari paesaggi della Dauria in Mongolia e il Los Alerces National Park della Patagonia, Argentina.

Come ogni grande evento che si rispetti, non potevano mancare le polemiche, con due nomine poco gradite. Si tratta della scelta di premiare la Tomba dei patriarchi nella città vecchia di Hebron in Palestina, che ha inasprito ulteriormente i rapporti tra Israele e Unesco.