Tolkien e l’epica nordica della spada

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Le armi nella lotta contro il Male

La necessità di fantasia, riscoperta, evasione e consolazione dell’uomo, si manifesta con l’invenzione di fiabe, miti, storie intrecciate d’avventura. La lotta contro il Male non è altro che un tentativo di “imporre” una morale all’agire comune, senza la quale la convivenza tra uomini non sarebbe possibile.

Gran parte della letteratura e della trasposizione cinematografica di questi racconti, ruota attorno ad uno o più personaggi principali in carne ed ossa, ma soprattutto ad una o più armi, attorno alle quali si snodano le giornate dei racconti, sulle quali si basano i successi delle missioni.

Insomma, è grazie alle armi in questione (oltre, beninteso, all’impavidità degli eroi) che la storia narrata dal libro o dal film arriva alla conclusione che tutti si aspettavano e che ognuno sperava: il Male è sconfitto, il Bene ha trionfato. L’uomo ha bisogno di certezze, anche quando legge o va al cinema.

Dal Medioevo all’epica

Ma quando si parla di fiabe, miti, fantasia e tutto il resto, l’ambientazione che più spesso è evocata è quella medievale. E ciò non solo grazie a Tolkien, anche se sicuramente il romanziere inglese ha avuto una forte influenza su tutte le saghe fantasy del XX e del XXI secolo.

Le armi principali, quelle maggiormente cariche di fascino e di simbologia, in tutto il Medioevo sono state le lame. Ed infatti sono le stesse spade medievali, opportunamente rivisitate, aggiornate, arricchite, che ritroviamo in tutto il segmento fantasy; e sono le loro evoluzioni “laser” che rispuntano, quasi per incantesimo, nella fantascienza (Star Wars è solo uno tra i tanti esempi possibili).

Tolkien, non solo fantasy

Per tornare al padre del fantasy, Tolkien prende infatti ispirazione, per i suoi grandi capolavori, dalla poesia e dalla prosa norrene e anglosassoni di vario genere.

L’autore di Lo Hobbit e del Signore degli Anelli, prima di essere un romanziere di fama mondiale, è stato per oltre 40 anni, un professore universitario di filologia medievale e un appassionato inventore di lingue fantastiche. Per decenni si è immerso in produzioni epiche, storiche, apologetiche, poemi dell’antico Medioevo inglese cristianizzato, poesia arturiana di origine gallese, fiabe popolari, indovinelli popolari inglesi, indovinelli medievali.

In tanti hanno già spiegato come l’ispirazione medievale abbia consentito a Tolkien di inventare e adattare un epos inglese, ambientato in un mondo monoteistico, in cui si una teologia rivelata esclude l’adorazione di un dio e l’esistenza di culti e riti.

Le spade, le armi epiche per antonomasia

E per quello che riguarda nello specifico le spade, Tolkien dà a queste armi un ruolo principale. Si tratta di oggetti forgiati in un lontano passato, molte volte anche secoli prima, scomparse e poi ritrovate fortuitamente (ma non senza un motivo ben preciso, dato il ruolo che la stessa spada avrà nella sconfitta del Male).

Gimli il nano portava un’ascia a lama larga, Legolas l’elfo era dotato di arco, faretra e un lungo coltello. Tutti gli altri elementi della Compagnia si armano con spade cui sono dedicate pagine di descrizioni e cui è riservato il posto d’onore nel viaggio nella Terra di Mezzo.

E questo dimostra il fascino che le spade medievali prima e quelle epiche poi hanno rappresentato e rappresentano per romanzieri e lettori, per l’epica nordica in generale.

Ma quelle di Tolkien non sono spade comuni. Su di esse, sulle loro lame o sulle loro else, sono forgiate delle rune o delle figure che consentono di indovinarne il lignaggio, l’origine, la forgiatura.

Sono, alternativamente, tramandate di generazione in generazione; sono impregnate di proprietà magiche; non sono realizzate da Troll o da fabbri umani, ma dagli Alti Elfi d’Occidente; sono state realizzate appositamente per combattere i Goblin; provengono dai tesori dei Goblin o di un drago.

La storia delle spade

Si potrebbero poi raggruppare le spade eroiche, in base alle loro storie, o meglio al racconto delle loro storie. 

Per non fare che un paio di esempi, la spada Narsil-Anduril di Aragorn e Glamdring di Gandalf hanno una loro esistenza pregressa a quanto narrato ne Il Signore degli Anelli, che nelle pagine della trilogia viene “solamente” raccontata.

La storia di Pungolo invece, attraversa ben due poemi tolkeniani. Inizia ne Lo Hobbit, dove accompagna Bilbo (fu lui stesso a darle un nome) nelle sue avventure; continua, ne Il Signore degli Anelli, al fianco di Frodo e gli sarà di fondamentale aiuto nel corso del viaggio con elfi, nani e altri hobbit. Ma, soprattutto, qui è più che rilevante la simbologia del passaggio di mano in mano di Pungolo: la consegna della spada, una tradizione eroica ben nota in tutta l’epica nordica.