The Vigil: il nuovo film più disturbante di sempre vi mostrerà come vegliare un defunto

Al cinema da giovedì 10 settembre 2020, The Vigil di Keith Thomas è un angosciante e terrificante horror metafisico della Blumhouse, originale e ben scritto, dalla forte componente claustrofobica. Ambientato quasi interamente negli spazi ristretti di un’abitazione, descrive con efficacia e ottima presa sullo spettatore l’orrore psicologico, fisico ed emotivo del protagonista Yakov (Dave Davis), il quale, in ristrettezze economiche, accetta in cambio di denaro di vegliare per una notte sul cadavere di un vecchio, morto di recente, per fargli da shomer. Nella religione ebraica Shomer è colui che veglia il morto per la notte confortando la sua anima con le preghiere.

Yakov ha assillanti dubbi religiosi che lo hanno fatto allontanare dalla comunità: al suo evidente tentennamento interiore si aggiunge uno stato di insicurezza costante nello svolgere qualsiasi compito e nel relazionarsi con gli altri, derivante da un grave trauma subito.

In questa condizione si approccia alla veglia affidatagli. Un compito sgradevole ma sulla carta semplice: si tratta solo di fare “compagnia” ad un cadavere, almeno questo ciò che crede il protagonista. Scoprirà presto che la verità è tutt’altra  e che quelle ore possono tramutarsi in eternità…

Lo scoprirà anche lo spettatore che si troverà avvinto come il protagonista dagli incessanti incubi racchiusi nella stanza della veglia: una prigione esistenziale e corporea in una veglia eterna e infernale che non lascia scampo.

La compresenza del cadavere nella stanza non è che il preludio ad un angosciante calvario per il protagonista, che  si ritroverà braccato da una minaccia sempre più perturbante e subdola, che diverrà ben presto assordante e prostrante (sottolineata dalla buona componente musicale del film, con dirompenti musiche elettroniche), tanto da annientare la sua anima.

Sul piano della regia Keith Thomas si destreggia bene con l’ambiguità degli spazi all’interno della casa, tramite un ben concepito utilizzo della luce, delle ombre, dell’ oscurità e delle messe a fuoco. Nella penombra della veglia funebre tutto può accadere. La psiche può essere divorata dal silenzio, dal senso di colpa, dal terrore annichilente del dolore e della morte. Se a questo si aggiunge un essere metafisico padrone assoluto e carnefice della mente e del corpo è chiaro che la tensione sale intensamente fino a livelli incontrollabili, tra insanità mentale e fenomeni paranormali.

Vivamente consigliato per il ritmo, il terrore che suscita e il continuo senso di dispersione, The Vigil è un horror notevole, che assale lo spettatore e lo costringe a confrontarsi con la paura incontrollata della morte.

L’autore del film non ha nascosto l’ammirazione verso il modello di L’Esorcista di Friedkin: anche in The Vigil siamo dinnanzi ad un protagonista vulnerabile e dubbioso, costretto a riscoprire la sua identità e i precetti della fede, qui quella ebraica: quasi una prova disperata di fede la sua, oltre che un lotta agonizzante per scampare ad un male antico dalla forza impareggiabile.

Come si diceva è marcata la dimensione claustrofobica del film, assieme ad un’attenzione peculiare alle emozioni, ai traumi, alla sofferenza dei protagonisti, per nulla scontata in un horror e punto forte della sceneggiatura di questa pellicola, che si distingue per originalità di scrittura.

The Vigil comincia come un racconto classico dell’orrore per poi aggiungere a tale componente un sostrato religioso e metafisico ben trasposto sullo schermo. Fare da Shomer è un compito, un fardello, un confronto con il senso di colpa dinnanzi all’ineluttabile verità della morte. Chi è davvero in grado di fronteggiare un simile compito si chiede il regista? Fino a che punto possiamo lasciarci alle spalle la nostra cieca sofferenza, una volta che l’abbiamo provata nell’aver fatto qualcosa o nell’aver omesso di farlo? Tutte queste riflessioni sono maturate dallo spettatore mediante l’angoscia e il terrore della veglia funebre: macabra, orrida, avvilente e umiliante per il protagonista, che viene demolito fisicamente e psicologicamente dall’entità contro cui è costretto a scontrarsi.

Horror di ottima fattura, The vigil  insiste sul macabro gioco del gatto col topo, tra l’uomo e il male. Non a caso il gran lavoro di Ketih Richards in The Vigil (presentato anche al Festival di Toronto) ha convinto la Blumhouse ad affidargli la regia di Firestarter (L’incendiaria), film di prossima produzione sull’omonimo romanzo di Stephen King, maestro indiscusso dell’horror.



Francesco Bellia