The Man in the High Castle: vi spieghiamo perchè non perderla!

The Man in the High Castle è una serie nata nel 2015, prodotta dagli Amazon Studios, che prende spunto dal libro “La svastica sul sole” di Philip K. Dick.

La serie è ambientata nel 1962 negli Stati Uniti, tuttavia diversi dagli USA che conosciamo noi.  Infatti, si ipotizza che nazisti e giapponesi abbiano vinto la Seconda Guerra Mondiale e abbiano proceduto alla spartizione del mondo libero.

Il dramma tv è composto, per il momento, da 3 stagioni di 10 episodi l’una, ed è ambientata principalmente tra San Francisco, che fa parte degli Stati Giapponesi del Pacifico, New York, appartenenze al Grande Reich Nazista Americano, Berlino e la Zona Neutrale, una zona corrispondente a Nevada e Colorado che divide il due i territori giappo-tedeschi negli USA.

I principali protagonisti della serie sono Juliana Crain (Alexa Davalos), membro della Resistenza e figura femminile di spicco dello show, Joe Blake (Luke Kleintank), spia nazista, John Smith (Rufus Sewell), ufficiale nazista di spicco del Reich Americano e il ministro del commercio giapponese Tagomi (Cary Tagawa).

La serie tv è molto affascinante, sia per la particolarità dell’ipotesi storica alla sua base, e soprattutto per gli innumerevoli intrecci narrativi costruiti dagli autori, che ruotano attorno alle 4 figure chiave sopra citate.

Le prime due stagioni sono caratterizzate da scorrimenti veloci e lenti della trama, a causa della volontà di spiegazione degli eventi storici che hanno portato alla vittoria dell’Asse e per introdurre lo spettatore a pieno nelle vite dei protagonisti.

La terza stagione, invece, risulta essere più riflessiva e alle volte “lenta”, poiché analizza più da vicino ogni singolo personaggio, cercando di concedere tempo allo spettatore di farsi una propria opinione su ognuno di essi.

Il fil rouge delle stagioni è la ricerca, da parte di nazisti e giapponesi, dell’Uomo nell’Alto Castello, il capo della Resistenza, che ha creato scompiglio, in primis nella testa di un Hitler invecchiato, con dei film modificati che mostrano un mondo in cui gli Alleati hanno prevalso.

Le pellicole, insomma, mostrano il nostro mondo, che non risulta essere reale però, un mondo in cui il mondo non è tempestato di svastiche.

Ciò che affascina dell’opera è che è proprio la risposta alla domanda “come sarebbe stato il mondo se gli Alleati non avessero vinto la guerra?”. Le situazioni e le alternative proposte risultano essere plausibili, non risultano essere solo pura fantascienza, ma quasi concrete.

Negli Stati Uniti ha riscosso molto successo e grazie alla diffusione del servizio Amazon Prime Video la serie sta attraendo fan anche in Italia, che si stanno rendendo conto dell’alto potenziale dell’opera.

La visione è consigliata a chiunque, sia agli amanti delle teorie distopiche che non, per il suo cocktail di intrecci politici ed amorosi che la rendono quasi unica nel suo genere.



Paride Rossi