Lighting design, le superfici della luce: perché oggi la luce si progetta anche attraverso la superficie

Nel contesto della Milano Design Week e del Salone del Mobile, che ogni anno offrono uno sguardo privilegiato sulle evoluzioni del design contemporaneo, anche il lighting design riflette un cambiamento sempre più evidente.

Nel lighting design contemporaneo, la luce non si progetta più solo attraverso la sorgente, ma attraverso la materia che la riflette, la diffonde o la assorbe. Non si tratta più solo di scegliere una finitura, ma di progettare la luce attraverso la superficie.

Dai grandi apparecchi architetturali alle lampade decorative, emerge una tendenza chiara: superfici sempre più controllate e sempre più funzionali alla costruzione della luce. Metalli trattati, finiture profonde, texture capaci di modificare la percezione luminosa: oggi la qualità della luce passa anche, e soprattutto, da come viene “gestita” la superficie.

In questo scenario, l’anodizzazione si sta affermando come uno dei rivestimenti più rilevanti per il lighting design. Non solo per ragioni tecniche, ma perché consente di intervenire direttamente sulla relazione tra superficie e luce, trasformando l’alluminio in un materiale capace di restituire effetti luminosi coerenti, controllati e duraturi.

Nel lighting design, la superficie è un fattore tecnico che incide direttamente sulle prestazioni del prodotto” spiega Paolo Grimaldi, Amministratore Delegato Italia di Argos Surface Technologies “Per questo è fondamentale garantire processi controllati e ripetibili, soprattutto quando si lavora con metalli e leghe diverse, così da assicurare coerenza estetica e performance.

Attraverso un processo elettrochimico, l’anodizzazione modifica la superficie dell’alluminio generando uno strato di ossido che ne migliora resistenza, uniformità e stabilità cromatica. Oltre a migliorare la resistenza alla corrosione e all’usura, il processo ha anche una forte valenza estetica: grazie a pre-lavorazioni e finiture, come spazzolatura, lucidatura e micropallinatura, è possibile trattare pezzi con specifiche estremamente diverse ed effetti finali differenti.

ll tema emerge con particolare evidenza nei progetti illuminotecnici più complessi, dove la qualità percettiva della luce dipende da un equilibrio preciso tra materiali, finiture e sorgenti. In alcuni progetti di grande scala, destinati a spazi architettonici articolati, anche minime differenze tra leghe di alluminio possono tradursi in variazioni visibili di colore e riflessi.

In progetti di illuminazione complessi, come quelli che richiedono l’integrazione di diverse leghe di alluminio – ad esempio nello sviluppo di corpi illuminanti di grandi dimensioni per applicazioni architetturali di rilievo – il trattamento superficiale diventa determinante per ottenere un risultato estetico uniforme, anche quando i materiali reagiscono in modo diverso” spiega Paolo Grimaldi, Amministratore Delegato Italia di Argos Surface Technologies “È in questi contesti che l’anodizzazione diventa una vera leva progettuale: attraverso cicli specifici e lavorazioni differenziate è possibile armonizzare materiali diversi, garantendo uniformità cromatica e coerenza visiva anche in sistemi articolati, come richiesto da progetti illuminotecnici sviluppati da realtà internazionali specializzate nel design della luce.

Accanto alla resa luminosa, entra in gioco anche il tema della durabilità. Le superfici dei corpi illuminanti sono esposte nel tempo a utilizzo, agenti esterni e variazioni ambientali. L’anodizzazione consente di preservare nel tempo l’aspetto della superficie, mantenendo inalterate finitura e qualità percettiva anche in condizioni critiche. 

In questo scenario, il ruolo dei trattamenti superficiali evolve: da fase produttiva a lungimiranza progettuale, sempre più integrata nel dialogo tra designer, progettisti e industria. Il risultato è un cambio di prospettiva netto. Per questo, nel lighting design contemporaneo, la superficie non è più un elemento secondario, ma uno strumento attivo nella costruzione della luce e della sua percezione nello spazio

Chi è Argos Surface Technologies

Gruppo industriale italiano specializzato in trattamenti e rivestimenti superficiali – tra cui nichelatura, anodizzazione, cataforesi, verniciatura industriale, polimeri, metallizzazione e trattamenti galvanici – applicati a metalli, plastica e fibra di carbonio. Le tecnologie del Gruppo garantiscono durata, elevati standard qualitativi e finiture personalizzate per i settori industriali più esigenti. Nato nel 2020 su iniziativa del fondo Gradiente II (Gradiente SGR), il Gruppo ha integrato nel tempo diverse realtà d’eccellenza del settore; nel 2025 è stato acquisito dal fondo londinese EMK Capital. Oggi conta circa 80 milioni di euro di fatturato, 500 dipendenti e 15 sedi operative tra Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna.

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