Il successo è questione di Analytics

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Di Sebastiano Mura per Social Up!

Spartiti, note, musica, strumenti, palchi, microfoni e dati. Dati su Dati. Il mondo dell’arte, in special modo quello della musica, si apre alla sempre maggiore possibilità di rintracciare, sotto forma di dati statistici, quelli che sono i gusti e le preferenze di parti più o meno ingenti di pubblico, al fine di trovare il modo di farsi sentire e lasciare la propria impronta nel mondo della musica, nella maniera giusta. In un epoca in cui le visualizzazioni, i download, gli streaming, fanno da padrone anche rispetto alla vendite (almeno quelle fisiche) dei dischi e dei concerti, l’importanza ed il successo di un cantante o di un musicista si verifica sulla base delle persone che, giorno per giorno visualizzano i suoi video, ascoltano in streaming le sue canzoni, o decidono di seguire gli sviluppi della sua vita privata, sui social.

foto: Inc.com

foto: Inc.com

L’hanno ben capito Alex White ed i suoi compagni di studi, Samir Rayani e David Hoffman. I tre ragazzi che sono la mente, ed il braccio (in qualità di primi sviluppatori), di un progetto che si ripropone di rivoluzionare il mondo della musica attraverso un’analisi approfondita del suo effetto e del suo sviluppo lungo i maggiori canali di comunicazione oggi in uso. Un progetto innovativo che cerca di creare un ponte digitale tra l’universo intangibile ed evanescente della musica e quello concreto e finito di numeri e dati. Se accettiamo di buon grado che le nostre scelte e i nostri gusti vengano spiati e catalogati, sarà facile allora che questi possano essere usati per favorire non solo noi stessi, ma anche chi, di questi dati, può essere un ulteriore beneficiario.

“I musicisti vedono la loro musica soltanto dal lato artistico e naturalmente non sempre sono pronti a tenere in considerazione gli aspetti più commerciali del loro lavoro. Ma se vogliono fare in modo che la loro musica venga ascoltata devono tenere conto dei numeri, dei dati.”

foto: Digital Innovation and Transformation

foto: Digital Innovation and Transformation

Next Big Sound, fa essenzialmente questo: spulcia, giorno per giorno, ogni singolo canale nel quale gli astisti lasciano un segno della loro presenza o nel quale qualcuno parla di loro e, grazie al ragguardevole numero di dati raccolti, è in grado di offrire un servizio particolarmente approfondito ad emergenti o professionisti di tutto il mondo, di qualsiasi genere e a prescindere dal fatto che possiedano già un contratto discografico o siano ancora sprovvisti di un rapporto ufficiale che li leghi ad una casa discografica.

Il progetto, nato nel 2009 a New York, aveva come scopo essenziale quello di piegare la potente forza offerta dai dati al servizio di tutti coloro che, talento o impegno a parte, volevano trovare un modo per sfondare nel mondo della musica o erano interessati a capire perché i propri sforzi non sembravano portare a risultati soddisfacenti. A tutto questo c’è una risposta, secondo il gruppo di lavoro di Next Big Sound, composto da una ventina di ragazzi dal background diverso, ma accomunati da una stessa, forte, passione per il mondo della musica e per quello dell’informatica.

foto: Digital Innovation and Transformation

foto: Digital Innovation and Transformation

“Spiare” il comportamento del pubblico o dei consumatori è il modo migliore per capire dove i passi fatti e le scelte effettuate si sono dimostrate quelle giuste. Ma non solo. La piattaforma suddivide i cantanti (o i gruppi) in 5 categorie (sconosciuti, promettenti, affermati, famosi e autentiche star) e ne analizza l’influenza ed il seguito non solo in siti che permettono un effettivo ascolto dei loro pezzi (Last.fm, Pandora, Youtube) ma anche nei maggiori canali social (come Facebook o Twitter). “Un artista che riesce a connettersi al pubblico anche a livello personale, attraverso attività live o attraverso l’uso dei social network, è molto più probabile che abbia anche un discreto successo, nel suo fare musica”.

Ed è qui che Next Big Sound apre le proprie funzionalità non solo agli artisti, ma a tutti coloro il quale lavoro ruota attorno a quello “più artistico” del musicista: manager, case discografiche, produttori. I dati, sopratutto quelli di affiliazione, interessano tanto i singoli artisti quanto loro, che sul talento decidono di investire tempo e denaro. Avere a disposizione un resoconto costantemente aggiornato dell’operato e del relativo riscontro che questo ha sul pubblico, garantisce di avere, secondo i fondatori del progetto, una marcia in più rispetto a chi, ancora oggi, non sembra essersi accorto del valore che i dati digitali, che fluttuano ogni giorno sui diversi siti e sulle diverse applicazioni, possono avere.

foto: Passive Promotion

foto: Passive Promotion

Next Big Sound da’ accesso ad un numero rilevante di dati, comprese le zone di maggiore ascolto di un artista (ideali, ad esempio, per decidere di volta in volta dove organizzare tour o live), l’età ed il sesso del target di riferimento (utili per capire anche perché alcuni pezzi possono risultare più apprezzabili e altri meno), i guadagni ed i progressi fatti dagli altri artisti (utili per comprendere se nella propria strategia di marketing si stia sbagliando qualcosa), e tanto altro ancora. A vederla dal di fuori, tutta questa mole di dati sembra spaventare un po’ e, secondo alcuni, rischierebbe di portare ad un’eccessiva omologazione dei prodotti musicali che, in questo modo, verrebbero “costruiti” o quantomeno “corretti” a seconda di quello che è il gusto del pubblico o di quelle che sono le vendite.

Secondo gli ideatori del progetto (che nel 2015 è stato acquisito da Pandora) può invece rappresentare il tool perfetto per trovare il proprio posto nel mondo della musica. Un occhio in più su come funzionano gli aspetti più sociali della musica, quello dell’ascolto e della condivisione, nella società di oggi. Un modo per trovare, dentro e fuori lo studio di registrazione, le note giuste che sappiano fare di ogni giovane talento, una potenziale star. Perché il successo oggi, è a portata di “big data”.