Squid Game, ma sei ad Abu Dhabi ed è tutto reale (tranne la violenza)

Dal successo sul piccolo schermo alla realtà. Le serie tv al giorno d’oggi non si fermano alla mera visione. Una volta conclusa, si ha ancora voglia di vivere di quei momenti, di “continuare il gioco”. Questo il motivo per cui migliaia di fan di diverse serie tv non possono fare a meno di riproporre anche nella vita reale quanto visto. Per sentirsi, in qualche modo, vicino ai personaggi del cuore. Ma quando ad essere oggetto di riproposizione è un thriller coreano cui nucleo tematico è la violenza, come si fa? Si sta chiaramente parlando della serie Netflix del momento: Squid Game. Diventata ufficialmente la serie più vista di sempre con 111 milioni di account raggiunti nelle prime quattro settimane dall’uscita, la serie sudcoreana ha attratto l’interesse di molti da diverse parti del mondo.

Tanto da diventare un vero e proprio evento ad Abu Dhabi lo scorso 12 ottobre presso il Centro Culturale Coreano (KCC), in cui tutti hanno potuto giocare realmente a Squid Game.

Tute rosse, armi alla mano e tanta psicologia dietro. Nessuno è riuscito a sfuggire all’ondata di Squid Game. Un grandissimo e inaspettato successo per Netflix, ma soprattutto per Hwang Dong-hyuk, il regista che ha aspettato più di 10 anni per trovare un finanziatore per la sua sceneggiatura.

I nove episodi della serie hanno tenuto impegnati cittadini da tutto il mondo, infatti Netflix è stato, addirittura, chiamato in causa da un provider di servizi internet sudcoreano per via del massiccio aumento del traffico.

La serie piace, tra le altre cose, perché affronta in maniera diretta tematiche attuali di natura sociale ed economica con uno stile aggressivo e crudo. La crudeltà è messa in luce dal non superamento di determinati giochi per bambini che equivale alla morte del personaggio che ha perso.

Infatti, al di là del significato della serie, molti si sono appassionati anche ai giochi, i quali però erano accompagnati da una violenza inaudita. Tuttavia, c’è chi attraverso meme e non solo ha saputo rivedere quei giochi tradizionali della cultura coreana in modo assolutamente alternativo allontanandosi, dunque, dal sangue. Virali sono diventati i post sui social con la scritta “Squid Game ma…” per incorporare nuove regole e nuovi contesti di gioco.

Il titolo stesso – Squid Game – è un chiaro riferimento ad un gioco per bambini coreano che riguarda l’uso di una tavola a forma di calamaro.

Tantissimi si sono affezionati alla serie proprio per i giochi, che hanno ricordato a diversi adulti i loro momenti d’infanzia. Negli Emirati Arabi alcuni di questi sono giochi in voga tra i bambini del posto – ha affermato il direttore dell’evento Nam Chan-woo -. Chiaramente altri hanno semplicemente cavalcato l’onda del successo.

Scopriamo insieme quanti e quali sono i giochi di Squid Game riproposti nella capitale degli Emirati Arabi.

Due squadre da 15 persone l’una si sono sfidate presso il  KCC indossando le magliette di Squid Game. Per rendere ancora più suggestivo il tutto gli organizzatori dell’evento si sono proprio muniti di maschere con i simboli dello show: triangolo, cerchio e quadrato. In questo caso, gli eliminati dal gioco sono rimasti a guardare le diverse partite e hanno tifato, divertendosi, per i giocatori rimasti.

Si ricorda che la conoscenza della serie è stata oggetto di un test che ha poi decretato chi avrebbe realmente partecipato all’evento. Per l’appunto, è stata creata una pagina ufficiale per registrarsi, ma il sovraccarico informativo ha reso non accessibile il sito per molti.

Gli scontri, lungi dalla violenza della serie, hanno interessato diversi giochi. Ricordiamo “luce rossa luce verde”, che in Italia è comunamente diffuso come “un, due, tre stella”. Un gioco in cui quando la luce è verde, come il semaforo, si può camminare tranquillamente per raggiungere il traguardo. Se la la luce è rossa si deve rimanere fermi. Nella serie chi veniva sorpreso a muoversi con la luce rossa – allerta spoiler – da un’enorme bambola, sarebbe stato ucciso. Questo tra l’altro è stato lo shock del primo gioco della serie. Eppure, si tratta un tipico gioco che può essere riprodotto ovunque, per strada, a casa, senza l’utilizzo della violenza.

Nella semplicità di struttura, Squid Game, ha dato la possibilità di interpretare i giochi secondo due livelli di lettura diversi.

Da un lato, la chiave di lettura principale ovvero quello delle forti disuguaglianze sociali. Dall’altro, l’animo scherzoso e persino il ritrovamento di alcuni giochi tradizionali che con l’avvento delle nuove tecnologie in molti paesi erano andati perduti.

Ad Abu Dhabi, si è deciso di prestare attenzione soprattutto al secondo punto rendendo Squid Game un momento reale di collettività.

Ad attirare l’attenzione degli spettatori dal mondo la “sfida delle caramelle Dalgona”. Una tradizione poco diffusa nella cultura occidentale che, però, nelle ultime settimane si è imposta in molte rivisitazioni. Il Dalgona è un biscotto che nella sua parte centrale può essere inciso con diverse forme: dalle più facile come il cerchio alla più difficile come l’ombrello. Il livello di difficoltà si stabilisce nella misura in cui la parte centrale debba poi essere incisa perfettamente, eliminando i bordi, affinché la prova si possa definire conclusa.

Questa sfida, nella serie tv sempre di natura mortale, è stata riproposta ad Abu Dhabi con molto divertimento persino imitando il protagonista della serie che per portare a termine il gioco utilizza un metodo alquanto strambo. Nessuna incisione, bisogna leccare il biscotto per farlo sciogliere.

L’interesse mondiale al gioco è facilmente intuibile se si pensa che su internet sono addirittura impazziti per la ricetta dello stesso biscotto.

All’evento super divertente di Squid Game non è di certo mancato il famoso gioco del capovolgimento delle carte. Chi ha visto la serie sa il livello di sofferenza psicologica di cui si sta parlando. Nonostante ciò, la rivisitazione ad Abu Dhabi non ha regalato che sorrisi.

Tra gli altri giochi tradizionali il famosissimo gioco delle biglie Marbles, che ha riscoperto un enorme successo dopo l’uscita della serie. Ed ancora il Ddakji, il gioco con gli origami tipici della cultura sudcoreana.

Eliminata la violenza dalla serie, è logico domandarsi cosa è spettato al vincitore, ovvero all’ultimo “sopravvissuto”? Certo, sarebbe stato interessante se si fosse vinta la stessa cifra del protagonista Seong Gi-hun, ovvero 45.6 miliardi di won, ma non è stato questo il caso. Anche perché il motivo principale dell’evento è stato quello di giocare per il solo gusto di farlo, tralasciando le ragioni profonde della serie. Per il vincitore, quindi, una tuta personalizzata comunque apprezzata per chi si è davvero appassionato ed aspetta con ansia una seconda stagione. Inoltre, in vista di Halloween c’è chi ne saprà fare buon uso.

L’evento di Abu Dhabi concretizza il successo globalmente riconosciuto di Squid Game ed afferma, inoltre, quanto si voglia partecipare a simili esperimenti nella vita reale. Una profonda voglia di mettersi gioco, che fortunatamente non deriva – nel caso dei partecipanti all’evento reale – da un sentimento di insoddisfazione e disperazione profonda. Tuttavia, è necessario che anche questi eventi spingano la gente a riflettere su una piaga sociale che, a differenza dei giochi che sono magari più conosciuti in determinati paesi, riguarda tutto il mondo.

 



Giulia Grasso