Fonte: Thedrum

Signal for help, denunciare silenziosamente per non restare più in silenzio

Qualche settimana fa, Stefano Guerrera, influencer italiano con 300 mila followers, ha pubblicato un video sulle proprie storie di Instagram. Stefano la mattina condivide sempre dei video divertenti per dare il buongiorno a chi lo segue, questa volta, però, il video era di tutt’altro genere. Esso rappresentava un chiaro tentativo di divulgare ai più, e soprattutto far comprendere, quello che da lì a poco tutti sui social avrebbero chiamato #signalforhelp.

#Signalforhelp: un gesto per chiedere aiuto

L’idea del #signalforhelp nasce in Canada, grazie alla Canadian Women’s Foundation, una fondazione che si dedica a donne e ragazze che vivono, a causa di diversi fattori, in condizioni economico-sociali poco favorevoli. L’obiettivo della fondazione è dare loro una vita quanto meno normale.

Il gesto, #signalforhelp appunto, è nato prima che Stefano Guerrera lo pubblicasse sui social, ma il suo è stato un forte contributo. Infatti, potrebbe sembrare una coincidenza, ma da lì a poco i social network italiani sono stati invasi, fortunatamente, di riferimenti a tale segnale d’aiuto.

In questo genere cose, la divulgazione è tutto. In Italia, abbiamo fatto l’esempio dell’influencer che per caso si è imbattuto in un video così significativo.

Ma, in realtà la diffusione di un semplice tik-tok ha fatto la differenza negli USA per spiegare al meglio cosa si intenda per #signalforhelp!

Fonte: canadianwomen.org

Il tik-tok fa capo alla Canadian Women’s Foundation, ed è stato proposto come servizio pubblico, nonché annuncio alla comunità dei social che esiste un gesto che può aiutare, in certi casi, addirittura, salvare delle vite.

La ragazza bionda, in primo piano, chiede semplicemente la ricetta del banana bread all’interlocutrice, e non appena l’uomo alle sue spalle si allontana, la donna mostra il gesto.

Il gesto è paradossalmente molto semplice, per essere simbolo di una condizione di vita difficile. Non sarebbe potuto essere altrimenti, occorre semplicità e tempestività in questi casi perché a volte c’è davvero poco tempo a disposizione.

Come funziona il #signalfor help?

Basta alzare la mano con il pollice all’interno e chiudere le 4 dita sul pollice.

Un segnale che non lascia tracce online e che è facilmente riconoscibile per la sua semplicità. Tuttavia, affinché ciò avvenga, ci deve essere la giusta comunicazione e, soprattutto, corrette informazioni a riguardo.

Tra l’altro, in Italia, Giuditta Pasotto, attivista e progettista sociale, è riuscita a fare diventare virale il suo video in cui parla del #signalforhelp. Oltre ciò, il suo contributo ha aggiunto un’importante questione spesso sottovalutata: “la prima cosa da fare dopo aver subito una violenza, è chiamare il numero dell’antiviolenza 1522 o avvisare le autorità”.

Il video della fiorentina è molto semplice, per questo efficace, ma anche tanto forte. Oltre a spiegare il gesto, Giuditta fa riferimento alla comunità di cui fa parte Gengle.it, Genitori single insieme. Infatti, nel video è nella maggior parte delle inquadrature, con il suo bimbo in braccio e questo ci spinge a fare altre considerazioni.

Gli abusi e le violenze, avvengono in determinati casi, anche davanti ai propri figli, piccoli o grandi non importa, ciò non deve più accadere e al primo schiaffo occorre denunciare.

Il #signalforhelp è un grande aiuto per tutti coloro i quali non possono uscire da casa, poiché dà l’opportunità di denunciare silenziosamente, per non restare più in silenzio.

Le scene di violenza domestica, di abusi contro il proprio o la propria partner, erano, purtroppo, all’ordine del giorno già prima del lockdown. La prima grande chiusura forzata affrontata durante il 2020 ha peggiorato le cose. Ad un lockdown generale per il bene della comunità, in qualche circostanza, è corrisposto una convivenza difficile e obbligatoria con il proprio aguzzino.

L’isolamento ha avuto l’effetto contrario: anziché proteggere e rimanere al sicuro dal virus, ha chiuso alcune donne, ma anche uomini, in gabbia con il proprio leone più feroce, di cui tristamente ci si era pure innamorati.

Molte volte, i media, si sono spesi a riguardo. Si è parlato dei danni psicologici e fisici che questo genere di convivenza ha avuto. Parlarne, però, si sa: non è mai stato abbastanza!

Ecco, che arriva, allora, un semplice gesto da poter rivolgere a chiunque: in video chiamata con amici o familiari,  ad uno sconosciuto per strada, al postino a cui apri la porta per ricevere la posta. Questi semplici incontri, siano essi fisici o virtuali, possono rivoluzionare un’esistenza.

La cosa importante è riconoscere il #signalforhelp e che si agire in tempi brevi.

Affinché esso diventi riconoscibile dai più, si stanno adoperando tutti i social del mondo, motivo per cui anche noi di Social Up abbiamo voluto dedicare uno spazio.

Il tempo che passa, però, tra la richiesta d’aiuto e l’intervento deve essere tempestivo ed efficace. Il rischio è che la vittima possa essere sorpresa a fare il gesto, e che il carnefice lo riconosca. Da qui, deriva il nostro più grande sostegno e sensibilizzazione sull’argomento.

Come detto all’inizio è fondamentale che ci sia una buona divulgazione del #signalforhelp, ma soprattutto che se ne parli.

La violenza è un cancro della nostra società che deve essere rimosso. Bisogna combatterlo con le unghie e con i denti affinché non ce ne sia più traccia. Fin quando esisteranno ancora articoli, video e campagne di sensibilizzazione non potremmo dire di aver risolto il problema. Queste componenti sono essenziali, però, per non trascurare uno degli argomenti più rilevanti di oggi.

A volte, molte donne non denunciano, oppure non lo fanno subito. Per paura. Per vergogna. Quando, in realtà, l’unico a dover provare vergogna a riguardo è chi commette tali azioni dispregevoli.

Queste sono le ragioni per cui chi è vittima spesso si fa influenzare da chi le sta intorno. Leggere di persone che come lei sono uscite da questo infinito incubo può sicuramente aiutare. Motivo per cui, si riportano le parole di una donna, attrice, cantante che ha subito un crudele accaduto, ecco cosa ha dichiarato Demi Lovato, molti anni dopo aver subito uno stupro:

Quando succede, e se ci si sente di farlo, è bene parlare apertamente di fatti del genere. Le donne sono più represse degli uomini, specialmente a 15 anni e se sei una giovanissima role model a cui si chiede di essere perfetta e che ha al dito un anello di fidanzamento

Le sue parole possono essere da spunto. Innanzitutto, segnala l’errore di non aver il coraggio di parlare in maniera chiara dell’accaduto. In secondo luogo, ripropone un argomento di cui Social Up ha spesso parlato, ovvero dei i canoni femminili della ragazza perfetta.

Sappiate, che non siete obbligate a recitare un ruolo. Sappiate, che avete il diritto di stare male e piangere senza che nessuno vi giudichi. Sappiate, che se siete state violentate la colpa non è vostra. Sappiate, che non siete sole. Sappiate, che avete il diritto di continuare a vivere una vita felice.

Sappiate, inoltre, che queste sono tutte cose che sapete dovete solo prenderne consapevolezza, riprendere la vostra vita in mano e denunciare. Contro questo virus sociale non esiste vaccino, ma sappiate, che esiste ora un piccolo gesto che può aiutarvi e si chiama #signalforhelp.



Giulia Grasso