La scienza spiegata dai bambini

E se la scienza fosse spiegata dai bambini? Sarebbe tutto più facile: niente formule, niente diagrammi e niente teorie. Da Milano a Roma crescono le scuole che dedicano più spazio alle scienze, fenomeno che il Ministero vorrebbe portare a livello nazionale.

A cosa serve una scuola nella quale si sputa? Cosa direbbero i genitori di questo atto maleducato? In realtà, gli insegnanti della scuola “Giovanni Falcone” di Grottaferrata (Roma) grazie a questo strano approccio con la scienza sono riusciti a spiegare ai bambini che cosa sia la saliva. Le maestre non hanno fatto ricorso alle pedanti e complesse definizioni dei libri di fisiologia: come avrebbero potuto permettere che i bambini imparassero che la saliva è “quel liquido secreto da apposite ghiandole poste nella cavità orale” eccetera eccetera? I bambini hanno capito il funzionamento del digerente dalla masticazione all’assimilazione grazie ad un piccolo esperimento. E’ stata posta la “pappetta“, in gergo tecnico il “bolo“, chiamato così banalmente dai bambini, su un pezzo di tessuto sopra ad un bicchiere pieno d’acqua per far filtrare le parti più sottili. I bambini hanno fatto notare alle maestre come l’acqua si colorasse al passaggio delle sostanze: in questo modo, hanno simulato con gli oggetti che si trovano in casa come funziona l’assimilazione dei principi nutritivi nell’intestino. Tale processo avviene quando il “chilo” giunge negli intestini che assorbono le ultime sostanze utili all’organismo per dopo condurre nel colon le sostanze di scarto.
I bambini, durante questa bizzarra lezione sulla digestione, hanno ammesso di essersi divertiti molto.

Paola Tacconi, in seguito ad un corso del MIUR al Museo della scienza di Milano, è diventata docente tutor nella scuola di Pavia dove insegna per sperimentare questo diverso approccio con la scienza con i bambini: uno dei classici esperimenti che ha proposto la maestra è stato la reazione acido-base con l’aceto e il bicarbonato per far gonfiare un palloncino grazie alla loro reazione di effervescenza.

Ad Ulignano, una frazione di San Gimignano, la maestra Paola Conti che fa parte del Centro iniziativa democratica insegnanti ha fatto osservare ai suoi studenti i bruchi e i lombrichi prelevati dall’orto per poi disegnarli ed osservarli con la lente di ingrandimento in una teca in fondo all’aula. Inoltre, i bambini hanno appreso il grande mistero che si cela dietro alla trasformazione del bruco in farfalla: la metamorfosi. “Non li ho mai visti uccidere un insetto” ha affermato con gioia la maestra.

A quanto pare, questo metodo sembra tutt’altro che infantile: infatti, secondo la professoressa Enrica Giordano della Bicocca tale metodo di approccio è molto simile a quello di uno scienziato vero! “Noi – dice la prof. – siamo abituati a cercare le risposte sui libri: loro non sanno leggere e possono solo guardare”. In poche parole: non è necessario che i bambini, a questa età, imparino termini difficili come acido desossiribonucleico, polivinilcloruro, liquido cerebrospinale: per queste nozioni tecniche c’è tempo. Da soli riescono a fare prove, a scoprire i comportamenti della natura in una forma molto genuina.

Tutto serve per fare scienza ai bambini: terra, conchiglie, acqua, oggetti della cucina, proprio tutto! L’Accademia dei Lincei, la più antica accademia scientifica del mondo, e l’Associazione nazionale insegnanti scienze naturali hanno organizzato dal 2011 il progetto Scientiam Inquirendo Discere che vuole “formare insegnanti attraverso altri insegnanti che mettono in discussione ipotesi o problemi legati all’insegnamento o al metodo scientifico da applicare alle lezioni, conducendo alle domande e alle soluzioni più utili” ha affermato Giustina Delfino, una maestra tutor del progetto che, fra le molte altre cose, si occupa di tutelare e incoraggiare la libertà di pensiero dei giovani studenti.

A tre anni la scienza può essere spiegata dai bambini? Il responsabile della neuropsichiatria infantile del Bambino Gesù di Roma, Stefano Vìcari risponde: “A ogni età, più si offrono stimoli, più si favorisce l’aumento del QI. L’importante è sperimentare direttamente. La loro corteccia cerebrale è ancora poco sviluppata per i ragionamenti astratti, ma fare ipotesi e verificarle è utile sempre fin dalla nascita”. E dello stesso giudizio è la Dott. Anna Remi: “E’ importante che i bambini non abbiano paura di cimentarsi, non abbiano paura di fallire o sembrare ‘strani’ di fronte ai loro coetanei. Non ce ne è bisogno: i ragazzi bravi si distinguono già da piccoli. Saranno grandi osservatori!”.

Oggi gli studenti italiani si approcciano per la prima volta con le scienze solo negli ultimi anni delle elementari: spesso i bambini entrano in contatto con la biologia solo dal terzo o dal quarto anno e molto spesso conoscono la chimica negli ultimi anni nelle medie, se non direttamente alle superiori. Alla scuola dell’infanzia l’ora di scienze è del tutto un’eccezione. Proprio per questo sono nate alcune associazioni che incoraggiano la divulgazione scientifica tra i bambini come ScienzImpresa del dipartimento di Fisica di Roma Tor Vergata, che organizza attività a sfondo scientifico non solo per le scuole, bensì anche per le famiglie.

Tuttavia, sembra che il Ministero stia puntando a valorizzare le discipline scientifiche nella formazione dei nuovi insegnanti. Il piano di studi del corso di laura in Scienze della Formazione, infatti, è stato arricchito con esami di matematica, fisica e chimica, incoraggiando l’insegnamento delle scienze fin dai tre anni di età! Conforme a questa tendenza suggerita dal MIUR, le facoltà scientifiche della Sapienza hanno dato alle maestre la possibilità di partecipare ai corsi dall’anno prossimo, oltre all’accesso alle facoltà di Medicina, Psicologia, Lettere e Filosofia, alla luce della “preparazione di docenti qualificati”, come ha asserito il preside Vincenzo Nesi.



Andrea Colore