Fonte: Siviaggia

Scala dei Turchi danneggiata e poi rinata grazie ai giovani “eco-ansiosi”

La mattina di sabato 8 gennaio è stato per la Sicilia, ma anche per  l’Italia e il Mondo in generale, un risveglio difficile. Una ferita rossa ha attraversato la parete rocciosa della Scala dei Turchi lungo la costa di Realmonte in provincia di Agrigento. La bianca scogliera è uno dei paesaggi siciliani più caratteristici e suggestivi, nonché uno dei luoghi candidato come patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Tra il 7 e l’8 gennaio, però, un atto vandalico ha pesantemente usurpato il suo aspetto. Dell’intonaco rosso ha macchiato l’intera Scala, famosa invece, per il suo caratteristico colore bianco puro. Sin da subito, oltre ad aver manifestato una profonda delusione ed amarezza, volontari e tecnici si sono messi in moto per rimediare al danno subito. Che cosa si è imparato da un simile fatto?

“Un atto vile di vandalismo”, così il presidente della regione Siciliana, Nello Musumeci, ha immediatamente categorizzato l’accaduto alla Scala dei Turchi.

La Scala dei Turchi rappresenta una delle principali attrazioni turistiche siciliane. Visitatori da tutto il Mondo, in particolar modo nel periodo estivo, la raggiungono e ne rimangano ammaliati. La sua straordinaria bellezza si deve, inoltre, all’incontro tra la roccia e il mare, il quale dona al contempo una sensazione di limite e di infinito.

Una particolarità unica che è stata fortemente messa a repentaglio da dei veri e propri vandali su cui la Procura di Agrigento ha deciso di aprire  un’inchiesta per l’accusa di “danneggiamento di beni di valore paesaggistico”.

Quella che si ipotizzava potesse essere vernice rossa – e poi confermato che fosse polvere di ossido di ferro – ha rappresentato un segno evidente non solo di un enorme disastro ambientale, ma del degrado umano, che purtroppo, è ancora insito nella società. Conferma di ciò le parole di rammarico di Musumeci che identifica il fatto in quanto “un oltraggio non solo a un bene paesaggistico di rara bellezza, ma anche all’immagine della nostra Isola”.

Grazie al minuzioso lavoro dei Carabinieri della Compagnia di Agrigento è stato possibile ritrovare i filmati della videosorveglianza attraverso i quali – si legge da ilmessaggero.it – sono stati individuati i colpevoli nel preciso compiere il fatto. Si tratta di uomini di mezza età di Favara, comune dell’Agrigentino, alcuni dei quali con precedenti penali.

Insomma, si è dinanzi un’immagine di una Sicilia, che ancora una volta stenta a riscattarsi da una connotazione storica legata all’inciviltà.

Per fortuna, però, i siciliani non sono solo i vandali della Scala dei Turchi.

Dopo lo shock iniziale, già da domenica 9 gennaio – si legge da Tgcom24 – tanto i tecnici del Comune di Realmonte quanto molti volontari si sono recati sul posto per aspirare la polvere rossa. Grazie al loro intervento e all’utilizzo di macchinari specifici – come l’ idropulitrice – la Scala dei Turchi è tornata nel giro di poco tempo ad essere la scogliera di marna di sempre.

La ferita dell’atto vandalico, però, rimarrà per sempre e ciò spinge a porgersi ulteriori questioni. Come può un cittadino fare un danno del genere e soprattutto perché?

A simili argomentazioni non esistono risposte concrete, ma resta chiaro un fatto: le giovani generazioni sono i più preoccupati. Lo stesso procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, ha dichiarato che:

Ripulire la Scala dei Turchi è una bella pagina della meglio gioventù siciliana

Della gioventù in generale, si potrebbe sottolineare, dato che è soprattutto la nuova generazione ad aver sviluppato quella che è sta definita eco-ansia. Ed in effetti, dall’attiva partecipazione dei giovani alla pulizia della Scala dei Turchi lo si capisce particolarmente.

L’American Psychological Association ha definito la cosiddetta eco-ansia come una “paura cronica della rovina ambientale”.

D’altro canto il caso della scala dei Turchi nulla ha a che vedere con il cambiamento climatico, ad esempio, eppure suscita angoscia, timore, rabbia ed indignazione per il danno arrecato ad un bene naturale così prezioso.

In realtà, il problema in questione potrebbe, ed è percepito dai giovani, come l’esempio concreto di ciò che accade al nostro ecosistema su scala mondiale. Lo scioglimento dei ghiacciai o il riscaldamento globale sembrano apparentemente non essere affare di nessuno. A riguardo, giovani come Greta Thunberg, in alcuni casi danno persino fastidio, poiché si innalzano a paladini ambientali su un qualcosa in cui non pare esistere né causa scatenante né soluzioni attuabili nel breve periodo.

Ma ecco ciò che abbiamo appreso dalla Scala dei Turchi che viene imbrattata: c’è sempre un artefice e questo ha, il più delle volte, sembianze umane.

Non per tutti i danneggiamenti ambientali esistono delle telecamere che riprendano il momento esatto dell’accaduto. In ogni circostanza, però, dovrebbe essere percepito come puro vandalismo. Ed è proprio quello che i giovani – i quali vogliono continuare a vivere in questo mondo nel loro futuro – hanno ben compreso ed è per ciò, dunque, che si impegnano in prima linea.

Non si tratta solo di volere tutelare un luogo meraviglioso e unico al mondo che viene pesantemente colpito. La questione si ripropone allo stesso modo ampliamente cercando di far capire che se da un lato ci sono uomini in grado di compiere simili azioni inconsapevoli del danno profondo che andranno a causare. Dall’altro lato ci sono, invece, dei giovani. Ansiosi e preoccupati per ciò a cui sono costretti ad assistere. In alcune circostanze a primeggiare, infatti, è soprattutto il sentimento di impotenza, poiché a questioni climatiche di più ampio respiro è difficile per il solo attivista intervenire. Ma quando si tratta di ripulire un patrimonio ingiustamente deturpato, all’ansia si sostituisce l’azione e la percezione di essere riusciti a fare la differenza.



Giulia Grasso