Sanremo 2020: le pagelle dei duetti infiniti tra il broncio di Ronaldo e Mika

Per la terza serata del Festival di Sanremo – meglio conosciuta come “la serata dei duetti”-  il Direttore Artistico ha deciso di rendere omaggio alla longevità della kermesse che quest’anno è al suo settantesimo anniversario.

Non più il rifacimento delle canzoni in gara insieme ad amici artisti per impreziosirla e farla apprezzare di più, ma ricantare brani che sono stati cantati per la prima volta al Festival e che, da allora, sono entrati nella storia della musica italiana, nonchè nei cuori di milioni di italiani che le ricantano con piacere ogni volta che capita l’occasione.

I Big hanno scelto la canzone e anche gli amici artisti con cui volerla presentare al Festival. Se alcune esibizioni non ci sono affatto dispiaciute, altre hanno lasciato l’amaro in bocca proprio per un azzardo che si è rivelato funesto in primis per la canzone e in seguito per gli artisti sul palco.

La serata sembrava non finire mai. Prima il monologo di Benigni, poi i momenti degli ospiti internazionali e non tra cui Lewis Capaldi e Mika. L’entrata a mezzanotte dell’ospite fisso Tiziano Ferro. Solo l’espressione imbronciata di Cristiano Ronaldo può darvi il senso se e quanto ci siamo divertiti quelli presenti.

Ma non la portiamo per le lunghe! Sappiamo che non fremete nel conoscere i voti. Anticipiamo, però: abbiamo valutato l’esibizione nel suo complesso. Pronti? C O M I N C I A M O !

MICHELE ZARRILLO con FAUSTO LEALI – “Deborah” (Fausto Leali/Wilson Pickett, 1968): Zarrillo apre la serata. Le due voci si alternano e si sposano. Immense estensioni vocali. Virtuosismi, acuti. Zarrillo ci crede tantissimo e spinge con la voce. Leali lo asseconda come è nel suo stile. Prendono e ci piacciono. VOTO 6

JUNIOR CALLY con i VIITO – “Vado al massimo” (Vasco Rossi, 1982): Prima volta per i VIITO al Festival. Junior Cally gli fa un regalone, intendiamoci! Scelgono un arrangiamento in Bob Marley style. Junior Cally rappa mentre tocca ai VIITO riprendere il ritornello della canzone di Vasco. Non male, ma l’arrangiamento scelto fa perdere il senso e la potenza di una canzone che è un inno a superarsi e ad andare oltre. VOTO 4

MARCO MASINI con ARISA – “Vacanze romane” (Matia Bazar, 1983): E così abbiamo scoperto come sarebbe stata la canzone se incisa nel 2020. Perde la sua poesia, l’eleganza, la magia che da sempre ha. La voce stridula e drammatica di Masini con quella da usignolo di Arisa creano un contrasto inaccettabile per l’udito. Peccato per due fuoriclasse che avrebbero potuto davvero regalare un’esibizione incredibile. VOTO 2

RIKI con ANA MENA – “L’edera” (Nilla Pizzi/Tonina Torrielli, 1958): Il duo funziona. I due sono complici, cantano coinvolti, ma qualcosa non funziona tra acuti e voci che non sono proprio in equilibrio. Recuperano verso la fine, ma non basta. VOTO 5

RAPHAEL GUALAZZI con SIMONA MOLINARI – “E se domani” (Fausto Cigliano/Gene Pitney, 1964): WOW! Perfetti, in simbiosi. Un arrangiamento blues con la voce incantevole e pazzesca della Molinari che fa tutto il resto. Bravo Gualazzi per non aver snaturato un brano senza tempo e che definisce cosa è l’Amore. VOTO 9

ANASTASIO con la PFM – “Spalle al muro” (Renato Zero, 1991): Sentiamo dire di come i giovani siano inadeguati, bamboccioni e disagiati dagli ultra cinquantenni. Ci pensa Anastasio a ricambiare l’opinione. Graffia, va dritto ed è un flusso apprezzabile. Masticate e dopo vomitate. Chapeau! VOTO 8

LEVANTE con FRANCESCA MICHIELIN E MARIA ANTONIETTA – “Si può dare di più” (Gianni Morandi-Enrico Ruggeri-Umberto Tozzi, 1987): Brave, emozionati e sul pezzo. Bella la complicità tra loro e come le loro voci si sposino dolcemente. L’esibizione avrebbe avuto più forza se avessero scelto di posizionarci come i primi che la cantarono. Ma va bene così! VOTO 7

ALBERTO URSO con ORNELLA VANONI – “La voce del silenzio” (Tony Del Monaco/ Dionne Warwick, 1968): Non ci siamo. Occasione sprecata. La Vanoni va fuori tempo, inciampa e la voce da tenore di Alberto Urso non aiuta l’esibizione. Sarà per la prossima volta! VOTO 3

ELODIE con AEHAM AHMAD – “Adesso tu” (Eros Ramazzotti, 1986): Interpretazione raffinata. Quasi vicino ad essere sussurrata. Si vede che questa canzone Elodie la sente e la fa emozionare. Le parla di sè o forse dell’amore con Marracash o forse solo del dono che le fa la musica ogni volta che le si avvicina. VOTO 7

RANCORE con DARDUST e LA RAPPRESENTANTE DI LISTA – “Luce” (Elisa, 2001): Non una semplice interpretazione, ma una nuova canzone. Completamente. Felici di vedere su quel palco La Rappresentante di Lista che nel ritornello fa emozionare. Un mix ben studiato in cui le tre anime così diverse si fondono bene. Bravi bravi bravi! VOTO 8

PINGUINI TATTICI NUCLEARI – “Papaveri e Papere” (Nilla Pizzi, 1952), “Nessuno mi può giudicare” (Caterina Caselli, 1966), “Gianna Gianna” (Rino Gaetano, 1978), “Sarà perché ti amo” (Ricchi e Poveri, 1981), “Una musica può fare” (Max Gazzè, 1999), “Salirò” (Daniele Silvestri, 2002), “Sono solo parole” (Noemi, 2012), “Rolls Royce” (Achille Lauro, 2019): Energia, divertimento ed entusiamo. I Pinguini portano il sorriso sul palco dell’Ariston con un mashup pensato bene e reso ancora meglio. Sono una forza della natura! VOTO 9

ENRICO NIGIOTTI con SIMONE CRISTICCHI – “Ti regalerò una rosa” (Simone Cristicchi, 2007): Nulla di impressionante. Un duetto come se ne potevano fare tanti. Sembra che ad un certo punto Crisiticchi oscuri Nigiotti. VOTO 3

GIORDANA ANGI con il SOLIS STRING QUARTET – “La nevicata del 56” (Mia Martini, 1990): Interpretazione da manuale. Intensa, misurata nella voce e anche emozionata. Lei sì che ha reso omaggio a Mia Martini. Bene e avanti così! VOTO 6

LE VIBRAZIONI con CANOVA – “Un’emozione da poco” (Anna Oxa, 1978): Avere i Canova a Sanremo è un vero e proprio sogno per un gruppo che merita tantissimo e ancora di più. L’esibizione risulta scarsa però. Sembra che non ci sentano abbastanza. Poteva essere più potente di così. Aspettative venute meno. Che peccato! VOTO 3

DIODATO con NINA ZILLI – “24 mila baci” (Adriano Celentano/Little Tony, 1961): Diodato è deciso quest’anno a lasciare il segno! Non sbaglia neppure il duetto. Coreografia e la scelta di Nina Zilli sono vincenti. VOTO 8

TOSCA con SILVIA PEREZ CRUZ – “Piazza grande” (Lucio Dalla, 1972): Potevamo risparmiarcela questa versione. Chissà cosa avrebbe detto Lucio Dalla. Non ci piace l’arrangiamento e come la canzone sia stata trasfromata. Per noi è bocciata. VOTO 2

RITA PAVONE con AMEDEO MINGHI – “1950” (Amedeo Minghi, 1983): Canzone bellissima interpretata da due pilastri della musica italiana. Sono emozionanti insieme i due cantanti e sono pure bravi. Momento indescrivibile. VOTO 8

ACHILLE LAURO con ANNALISA – “Gli uomini non cambiano” (Mia Martini, 1992): Fantastici Achille e Annalisa insieme. Lei con la sua estensione vocale riesce a toccare le corde del cuore. Lui stavolta non sbaglia una nota, si presenta con un look che ricorda David Bowie. VOTO 8

BUGO E MORGAN – “Canzone per te” (Sergio Endrigo/Roberto Carlos, 1968): Tragedia musicale. Morgan sarà pure un bravo musicista, ma nell’esibizione è calante e si trascina anche Bugo. Nonostante il brano sia uno dei migliori della musica italiana. VOTO 2

IRENE GRANDI con BOBO RONDELLI – “La musica è finita” (Ornella Vanoni, 1967): Non male. Ben assortite le voci. Non hanno forzato; hanno dato alla canzone una sua vitalità. Il senso è arrivato. VOTO 6

PIERO PELU’ – “Cuore matto” (Little Tony, 1967): Non ha smentito il suo stile e l’ha interpretata rimanendo fedele solo a se stesso. Ha interagito col pubblico, ha urlato verso la fine, ma quel che ha lasciato è un’esibizione poco interessante. VOTO 2

PAOLO JANNACCI con FRANCESCO MANDELLI – “Se me lo dicevi prima” (Enzo Jannacci, 1989): L’esibizione di due amici che si sono trovati per ricordare l’estro, il talento e la genialità di un uomo come Enzo Jannacci. Si divertono, ma non accade altrettanto a chi li guarda. VOTO 4

ELETTRA LAMBORGHINI con MYSS KETA – “Non succederà più” (Claudia Mori, 1982): La dose quotidiana di trash è arrivata all’1:44 della notte. Finalmente! La loro versione della canzone è ansimata ed ansimante e tende a rappresentare una storia d’amore tra le due. VOTO 5

FRANCESCO GABBANI – “L’italiano” (Toto Cutugno, 1983): Arriva vestito da astronauta sul palco del Festival. Ancheggia mentre sventola il tricolore. Simpatico. Il significato c’è per chi ha voglia di trovarlo. VOTO 8

La gara, però, inizia da stasera! Due giorni intensi a colpi di note, autotune e accordi!

STAY TUNED!



Sandy Sciuto