Richard Jewell: Eastwood e l’anti-eroe nella gabbia mediatica

Un altro anti eroe per Clint Eastwood che prosegue in continuità con le pellicole precedenti la sua personale e controversa riflessione sul confine tra bene e male, tra giusto e sbagliato, tra eroismo e anti-eroismo.  Un confine torbido che il regista ama descrivere come tale anche in quest’ultimo film, sebbene, rispetto ad altre pellicole, la verità sia infine univoca, sofferta, dolorosa, soffocata, ma cristallina e semplice come un test della verità con esito positivo.

Non è quest’ultima (la verità) infatti ad essere oggetto del racconto filmico, ma la facilità con cui essa possa essere messa in discussione, anche quando lampante; si riflette su come l’ambiguità possa essere facilmente architettata dal potere (la polizia di Stato) e soprattutto dai media, che davvero – denuncia Eastwood –  tengono “la pancia del paese” e possono condizionarlo facilmente con la loro superficialità, il loro senso arrivista per lo scandalo, in cui la verità passa di gran lunga in secondo piano.

Il film, che ha come titolo il nome del suo protagonista, racconta di Richard Jewell, un uomo un po’ goffo, ma di buon carattere, che vive con la madre, il quale ha da sempre avuto il sogno di entrare nella sicurezza e nella polizia per assicurarsi che tutto vada come deve andare, che le regole siano rispettate e gli altri gli riconoscano il merito di essere stato un buon guardiano, un ligio appartenente alle forze dell’ordine.Risultati immagini per richard jewell film

A questo suo ipotetico zelo non corrisponde però una reale attitudine: egli, infatti, finisce per essere pedante anche in situazioni che sono estranee ai suoi compiti, nei ruoli che gli vengono assegnati, al punto da risultare fastidioso. Un giorno però tutto cambia in bene e in male per Richard. Durante un concerto, in cui si occupa della sicurezza e del trasporto dei macchinari, individua uno zaino che gli sembra enormemente sospetto, forse un pacco bomba. Nonostante il suo sembri eccesso di cautela, le sue impressioni si rivelano fondate. Casualmente individua la minaccia e riesce così a diminuire notevolmente i danni provocati dall’esplosione. In un giorno diventa un eroe e i media lo osannano per i suoi immensi meriti. Ma è così casuale questa scoperta? Non avendo altre tracce l’FBI comincia ad indagare su di lui. Il problema è che i media vengono avvertiti di tali informali indagini, quando non avrebbero dovuto saperlo. Il processo mediatico ha inizio e diventa ben presto un calvario e un assedio dinnanzi all’abitazione dell’uomo.

Eastwood comincia da lontano, descrivendo attentamente la personalità di Richard Jewell per poi portarci in mezzo alla forca mediatica. Lo stile registico è asciutto, a tratti ironico, ma concentrato sulla reale sofferenza della gabbia dell’insinuazione. La non reazione di Richard, il quale si dimostra ingenuo e ben pensante riguardo alle forze dell’ordine che chiaramente stanno cercando di fabbricare prove contro di lui, fa innervosire il suo avvocato (Sam Rockwell) e lo spettatore.Risultati immagini per richard jewell film

Lo Stato (FBI) e i media contro un solo uomo, senza che ancora sia iniziato un processo o vi sia un accusa: un incubo che ha del kafkiano. Un caso irrazionale, ma vero, il quale non poteva che destare l’interesse di Eastwood, da sempre attratto dagli eroi anti-eroi, soprattutto quelli reali. Come in Sully abbiamo il dubbio della colpevolezza di un eroe, che viene indagato per il suo brillante operato (lì un pilota d’aereo che fa un ammaraggio salvando tutti i suoi passeggeri e viene indagato per aver compiuto questa manovra non necessaria, in luogo di un altra più canonica). Se in Sully (girato come un thriller psicologico) lo stesso pilota è assalito dai dubbi sul suo operato, in Richard Jewell il protagonista non è in dubbio sulla sua colpevolezza e non è in dubbio sulla correttezza dell’operato della polizia anche quando tutto sembra a lui contrario e i metodi utilizzati siano a dir poco scorretti e vessatori. Ed è proprio la sua assenza di dubbi a renderlo ancora più vulnerabile, quasi un agnellino in pasto a lupi arrivisti ed egoisti.

Eastwood provoca abilmente lo spettatore: il bene e il male non sempre sono quelli che crediamo tali; spesso sono i dubbi a salvarci perché ci spingono a trovare il chiaroscuro della verità. Il messaggio di Eastwood è forte: il film invita a pensare criticamente la nostra società e sceglie un protagonista semplice, sincero e mite, caratterialmente quasi un bambino per far emergere questa ambivalenza. Simile il discorso di In Un mondo perfetto, in cui è proprio un bambino a scoprire le luci e le ombre di un presunto criminale o di Gran Torino, in cui un ragazzo rivaluta un vecchio scorbutico e apparentemente razzista. Il film è in continuità con questi precedenti. In Richard Jewell sono la legge, l’empatia e il pensiero critico, incarnate dalla figura dell’avvocato, a rappresentare la risposta alla prevaricazione dei poteri forti, quali la polizia e i media.Risultati immagini per richard jewell film

Paragonato all’ultimo film The Mule, Richard Jewell recupera la dimensione di suspance e di thriller che un po’ si era persa nell’ultimo titolo. Questo giova al film che riproduce l’ansia e la costernazione dell’assedio mediatico. Un ansia non frenetica (il film è a tratti lento), ma incessante. Qualche lungaggine di troppo nella parte centrale e qualche semplificazione (probabilmente con intenti ironici) nel descrivere la personalità dei giornalisti e degli agenti di polizia. I personaggi migliori sono l’avvocato e Jewell.

Nel complesso non il migliore film di Clint Eastwood – al parere di chi scrive Sully, sullo stesso tema, è molto più coinvolgente, oltre che più sofisticato dal punto di vista cinematografico nonché per sceneggiatura, lì dove va a rappresentare sulla scena i dubbi personali dell’eroe-antieroe (così come in American Sniper). Qui il discorso è diverso, più indirizzato. Si tratta comunque di un buon film, coerente con la filmografia del regista. Un altro tassello di ambiguità per una pellicola che certamente ha dei messaggi: tutti noi potremmo essere bersagliati dai media come un Richard Jewell. Come si domanderà criticamente il protagonista nella scena migliore del film: “Allora sarebbe stato meglio non segnalare il pacco bomba? Chiunque d’ora in poi preferirà farsi i fatti propri piuttosto che battersi per ciò che giusto, perché dirà a se stesso  “Non voglio fare la fine di Richard Jewell”.   Ed è quello che si domanda lo spettatore: è così facile nella nostra società essere trattati come un Richard Jewell. Cadere in un attimo dalla fama all’infamia? Il dubbio è potente e la domanda sempre attuale.



Francesco Bellia