Pozioni miracolose dal passato: quando un intruglio sconfigge un batterio resistente agli antibiotici

Andrea Colore

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Il Bald’s Leechbook (d’ora in avanti: “il manoscritto” o “il codice“) è un manoscritto conservato oggi alla British Library di Londra. E’ unico nel suo genere (esiste infatti solo questa copia al mondo): poche sono le edizioni e per lo più fac-simile. La più antica risale addirittura alla fine del XIX secolo! Qui potrete trovare la versione digitalizzata, finalizzata alla consultazione. Il codice è databile intorno al IX secolo, al tempo delle riforme di re Alfredo il Grande. E’ scritto il inglese antico (lo si può capire anche dai grafemi germanici al suo interno), ma il suo nome deriva da una citazione interna, in latino. Al di là dell’interesse documentario del manoscritto, quello che è importante è il suo contenuto: è infatti un trattato medico nel quale, per la prima volta in Inghilterra – se non nella storia – si fa menzione della “chirurgia plastica”. Ebbene si: lungi dal seno e dagli zigomi rifatti come siamo abituati a vedere in televisione, il manoscritto parla dei rimedi contro il labbro leporino, una malformazione al labbro superiore che può interessare anche porzioni consistenti del volto.

Oltre alla chirurgia, il trattato proponeva anche rimedi contro il mal di testa, i geloni e persino contro l’impotenza maschile. Il primo era curato con una corona di cruciata laevipes (una pianta erbacea), cinta con un fazzoletto rosso; i geloni venivano contrastati con una mistura di uova, vino e radici di finocchio; invece, per l’impotenza bisognava far bollire dell’agrimonia (Altra pianta erbacea) nel latte bollente. Fra gli altri rimedi ce ne è uno anche per l’herpes, che prevede la mistura di ben 15 cortecce d’albero.

Inutile dire come a questo punto tutto possa sembrare assurdo (perché non abbiamo parlato di quello che facevano ai cavalli!), ma in questa miscellanea di pozioni magiche da fattucchiera è stato scoperto, nel 2015, un rimedio che ha letteralmente sorpreso la comunità dei medici inglesi. Tale rimedio, a base di aglio e bile di mucca, ha sterminato buona parte di una colonia di batteri resistenti agli antibiotici. Il batterio in questione appartiene alla famiglia degli Staffilococchi Aurei ed è classificato come “resistente alla meticillina”, ovvero al gruppo di antibiotici che comprende la più comune penicillina. Un caso quindi che allarmava molto gli ospedali di fronte ad un caso clinico del genere.

E’ impressionante infine come il libro stesso fornisca minuziosamente i dettagli e i procedimenti per preparare l’intruglio. A prima vista non può che far ridere perché sembra veramente tratto da un manuale di stregoneria: “Pestare aglio e cipolla in pari quantità in un mortaio per circa 2 minuti. Aggiungere 25 ml di vino inglese (prelevato da una storica enoteca a Glastonbury). Unire sali biliari (prelevati dall’apparato digerente di una mucca) dissolti in acqua distillata, e conservare per 9 giorni a 4° C“. Le unità di misura sono ovviamente convertite.

Eppure, il team dell’università di Nottingham, a partire da questi dati, ha presentato i risultati dei suoi studi alla Conferenza Annuale di Microbiologia di Birmingham. Il team, all’inizio, non si sarebbe mai aspettato che un simile rimedio potesse sterminare ben il 90% di una colonia di batteri! Molti ricercatori hanno pensato che risultati del genere possono integrare la medicina moderna, offrendo così nuovi spunti nel panorama della ricerca farmacologica. “E’ una pozione ben studiata – afferma il prof. Lee, direttore del team di Nottingham – Gli ingredienti utilizzati lavorano in ottima sinergia fra loro”.

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