da Tuttocampo

Pausa per le Nazionali: un male inevitabile?

Come ogni sosta per le Nazionali che si rispetti non mancano le polemiche. Dai rientri all’ultimo minuto con voli intercontinentali agli infortuni la pausa per le Nazionali non è mai la benvenuta.

Un club molto attivo in questa polemica infinita è il Napoli con De Laurentis e Spalletti, che già erano stati critici nella precedente pausa. In questo caso la critica è rivolta sopratutto alla Coppa d’Africa che priva le squadre dei prorpi giocatori durante la stagione. Critico anche l’allenatore della Roma Mourinho soprattutto sulle tempistiche e il numero dei giocatori chiamati a rappresentare le propria nazionale.

L’emergenza sanitaria legata al Covid ha solo aumentato i rischi e le problematiche. Alcuni campionati durante la precedente sosta hanno vietato ai propri giocatori di raggiungere la propria Nazionale, ma alcuni hanno violato le restrizioni facendo precipitare la situazione nel caos. Emblematico è stato il caso di Brasile-Argentina sospesa solo dopo pochi minuti dal fischio d’inizio per la mancata quarantena dei giocatori provenienti dal Regno Unito.

Ma questa diatriba chi si trova nel giusto? Proviamo a fare il punto della situazione.

Il punto di partenza centrale è il seguente: difendere i colori della propria Nazione è da sempre un vanto per qualsiasi giocatore. Gli stessi tifosi si uniscono dimenticando le rivalità tra club durante le competizioni internazionali e le polemiche della stagione, basti pensare al recente Europeo.

I problemi principali però sono essenzialmente due: giocare in Paesi molto lontani da luogo in cui lo si fa abitualmente e il rischio di infortuni.

Fusi orari

Un problema difficilmente evitabile è quello dei voli intercontinentali e annessi cambi di fuso orario. In un mondo  sempre più globalizzato, con molti più calciatori extraeuropei nei club europei, la stessa Serie A prova a risolvere questo problema organizzando voli charter per i propri giocatori, insieme alla Liga spagnola. Oltre alle “semplici” problematiche logistiche si deve considerare anche lo stress fisico e mentale a cui vengono sottoposti gli sportivi.

Infortuni

Le partite giocate con le nazionali non sono esenti da infortuni e i giocatori rischiano stop più o meno lunghi. Il vero problema per i club, che stipendiano i calciatori, è la perdita di un giocatore in una gara considerata non indispensabile per la propria stagione.

D’altro canto però le nazionali sono messe da parte durante la stagione per poi tornate al centro dell’attenzione (mediatico ed economico) quando si giocano competizioni come Mondiali, Europei e Coppa America.

Perché queste competizioni siano giocate al meglio è necessario creare un gruppo squadra coeso, capace di giocare bene insieme. Questo è impossibile senza il giusto tempo passato insieme sul campo. La pausa per le nazionali si rivela quindi necessaria anche per mantenere alto il livello stesso delle competizioni riservate alle nazionali: non basta riunirsi qualche giorno prima, anche nelle squadre formate da soli campioni affermati.

Possibili soluzioni

Sicuramente negli ultimi anni molti giocatori e allenatori si sono lamentati delle troppe partite giocate in stagione. Emblematico è il caso de giovane Pedri che nel 2020/21 ha giocato 73 partite in 10 mesi tra Barcellona e Nazionale (compresi i Giochi Olimpici).

La soluzione tanto semplice quanto di difficile attuazione è diminuire il numero delle partite ed eliminare quelle “superflue”.

Per farlo si potrebbe pensare ad un modello condiviso del calcio europeo basato su campionati con lo stesso numero di squadre e competizioni nazionali con lo stesso format. Ad oggi solo la Bundesliga è composta da 18 squadre contro le 20 degli altri campionati, mentre in Inghilterra si contano due coppe nazionali: la FA Cup e l’EFL Cup. Fino al 2020 anche in Francia con la Coupe de France e Coupe de la Ligue (soppressa proprio nel 2020).

Analogamente le partite che si disputano durante la pausa per le Nazionali non sono spesso interessanti, basti pensare a quante finiscono con risultati tennistici in particolar modo durante le qualificazioni alle maggiori competizioni. In questo caso una buona innovazione è stata l’introduzione della Nations League che propone partite più equilibrate e in grado di far fare la giusta esperienza ai più giovani.

Con la possibilità dei Mondiali organizzati ogni due anni la situazione non è certo destinata a migliorare ed è tutta in divenire.



Tommaso Pirovano