Papà cavallucci, la scelta di persone trans di avere dei figli

:La legge riguardante l’approvazione del tanto discusso DDL ZAN mira a punire l’incitazione alla violenza nei confronti di determinati soggetti. I casi di violenza per motivi legati al sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità non sono semplicemente parole da ripetere a memoria. Queste rappresentano alcune delle categorie sociali che ancora oggi continuano a subire delle discriminazioni. Alcuni di essi per aver semplicemente scelto chi essere, chi amare. Nel 2021 è assurdo che si continuino a categorizzare le persone per simili scelte. Tuttavia, dato che la questione sul DDL ZAN è ancora in bilico, passo dopo passo si vuole entrare nel merito di chi all’interno di tale rumore mediatico pare avere poca voce in capitolo. Ovvero, gli stessi soggetti discriminati. Dunque, quanto segue cercherà di fare il punto su una categoria di persone poco conosciuta in Italia, ma non per questo meno degna di rispetto: i papà cavallucci.

Tra i soggetti che il DDL ZAN vorrebbe tutelare con maggiore attenzione vi sono anche i transgender, e tra essi esistono anche i cosiddetti papà cavallucci.

Il termine “Seahorse dad” o “papà cavallucci” è un modo simpatico che designa delle persone che dopo aver affrontato un percorso di transizione di genere decidono di avere figli. In questo caso, la persona transgender – la quale non si identifica nel sesso assegnatole alla nascita – è una donna che decide su base volontaria di diventare uomo.

Il nome prende spunto dall’omonimo animale, giacché il cavalluccio marino è una delle rari specie animali in cui è il maschio a partorire. In tale contesto, è biologicamente impossibile che un uomo possa portare a termine una gravidanza. Ed infatti il grembo è quello di un transgender che da donna ha deciso di diventare uomo (non del tutto) e partorire comunque il proprio bambino.

Tuttavia, come si legge da La Repubblica “avere davanti a sé una persona al maschile con un utero ha ancora un impatto enorme in Italia, anche in ambito sanitario”.

L’identità di genere è oggi più che mai un tema caldo della nostra società.

Serie tv come ad esempio This is us stanno puntando maggiormente sull’inclusione totale di più sfaccettature sociali. É il caso, ad esempio, delle cosiddette identità non binarie  (comunamente conosciute con nonbinary o genderqueer). Si tratta di quelle identità di genere che non sono strettamente né maschili né femminili e che nella serie tv in questione vengono personificate dal personaggio di Alex.

Fonte: People.com

Recentemente, anche l’attrice e cantante Demi Lovato ha dichiarato a cuore aperto sui social di essere non binaria; così come Elliot Page (precedentemente Ellen) ha pubblicato una sua foto simbolo della sua transizione da donna a uomo. E più che agli addominali, l’attenzione dovrebbe essere rivolta al suo splendido sorriso.

L’ambito psicologico ha ormai studiato e incontrato negli anni diverse disforie di genere. In ogni caso l’intraprendere un percorso di transizione è una decisione consapevole contrassegnata da un lungo cammino che ha un solo ed unico obiettivo: la felicità dell’individuo di poter arrivare a sentirsi pienamente se stesso.

Quindi, oggi, dovrebbe essere pratica normale accettare e non discriminare l’esistenza di persone nonbinary o trans  “FtM” (Female to Male) e “MtF” (Male to Female), ed invece è il cammino sociale verso tale normalità ad essere ancora più difficile.

Non è un semplice fenomeno sociale, quella dei papà cavallucci è una scelta di vita

Non sempre i trans female to male decidono, a percorso compiuto, di avere dei figli naturalmente. Essendo la strada dell’adozione, in tal senso, più diffusa, l’esistenza dei papà cavallucci è un’eccezione che agli occhi della società pare essere contraddittoria.

La domanda più diffusa è sicuramente: “Se hai deciso di essere un uomo, perché ambire alla gravidanza?”, dato che quest’ultima è una prerogativa delle donne. Domande lecite se nascono dalla mera curiosità della gente di scoprire di più su un determinato fenomeno sociale. Se ne parla, proprio perché in Italia la tematica è quasi inesistente con rispetto alle numerosissime presenze di papà cavallucci oltreoceano.

La novità dell’argomento però non deve significare discriminazione.

Anzi, a tal proposito parlarne è un ottimo modo per ambire alla normalizzazione del fenomeno. Così come si evince, tra l’altro, dall’esistenza di un documentario a riguardo dal titolo  Seahorse: The Dad Who Gave Birth, tra l’altro è stato candidato ai British Independent Film Award come miglior documentario.

La storia è quella di un giornalista gay transgender, Freddy McConnell, che ha ritenuto fosse compito suo, in qualità di papà cavalluccio, raccontarsi per “diffondere l’empatia” a riguardo. Ha, infatti, così dichiarato:

“Penso che l’empatia sia la chiave per convincere le persone che i trans sono in realtà persone normali e vivono vite che non sono sensazionali o spaventose. Non tutti hanno la possibilità di incontrare una persona trans – ma questo aspetto è spesso ciò che cambia tutto per chi non riesce a capirlo in un primo momento. Così ho pensato che questo film potesse essere farmi “incontrare” tanta gente” e farmi conoscere”.

A sensibilizzare sulla questione, ci pensano, infatti, gli stessi papà cavallucci. In prima persona tramite i social riportano le proprie testimonianze con l’hashtag #seahorsedad.

Alcuni di loro descrivono la scelta come un qualcosa di magico. Diventare genitore è una delle cose più belle che possa capitare nella vita, ma un genitore felice è anche colui che sta bene con se stesso. Questa è in sintesi l’esperienza di chi come Bennett Kaspar-Williams ha interrotto le cure ormonali per poter realizzare uno dei sogni della sua vita: essere papà.

Ha portato in grembo il suo bambino naturalmente ed ora, insieme al suo compagno e al suo bambino sono una famiglia felice.

La felicità, è quella parolina chiave che per molti sembra banale, ma che invece fa la differenza in questi casi. L’importante è che un bimbo sia felice non importa se con due mamma, due papà o uno solo di questi. Al contempo, nel XXI secolo è fondamentale che una persona possa avere il diritto di scegliere chi e come essere per essere semplicemente felice.

Oltre a rendere noto ai più il fenomeno dei #seahorsedad, i papà cavallucci vogliono altresì sensibilizzare su ciò che aspetta ai propri figli.

Magliette con il motto Protect trans kids, che vengono condivise sui social dagli stessi papà che decidono di partorire. Il senso è sempre quello. Diffondere e cercare di fare accettare la loro esistenza nel mondo, affinché le discriminazioni poco a poco diventino solo, almeno in futuro per i propri figli, un brutto ricordo

Non è rilevante che si conoscono tutte le dinamiche che spingono un individuo trans a partorire. Tuttavia, in un mondo in continuo cambiamento è d’obbligo conoscere che esistono anche i papà cavallucci e che va bene così. Soprattutto in un Paese in cui si fatica a far accettare una legge che tuteli anche queste categorie di persone.

Sono tanti gli ostacoli che queste persone devono affrontare per realizzare i propri obiettivi: dall’ambito legale a quello sanitario.

Per non parlare di anni e anni trascorsi a passare da donna a uomo, le cui cure nel momento della gravidanza vengono interrotte. Ed ecco che gli aspetti femminili riappaiono improvvisamente per poter realizzare, però, qualcosa di ancora più importante che di sicuro metterà fine ad ogni sofferenza: avere tra le braccia il proprio bambino.

Eppure, basterebbe solo un po’ più di empatia e meno ignoranza per rendere il cammino verso la felicità di queste persone sereno così com’è giusto che sia.

 



Giulia Grasso