“Le notti bianche”: un romanzo sentimentale senza tempo

“Le notti bianche” di Dostoevskij è un romanzo scritto nel 1848 e definito dall’autore “sentimentale”.

Perché un libro scritto nel diciannovesimo secolo dovrebbe essere letto ancora oggi, vi chiederete?

Perché Dostoevskij è uno dei più grandi romanzieri della letteratura russa, perché “Le notti bianche” è ideale per iniziare e poi proseguire nella conoscenza di Dostoevskij e, in ultimo, perché questo romanzo regala al lettore una disamina del sentire interiore rendendo i pensieri, le sensazioni e i percorsi psicologici così vicini a chi legge da ritrovarcisi.

Il titolo del romanzo deriva dal periodo dell’anno in cui il sole tramonta dopo le 22 nella zona di San Pietroburgo, chiamato appunto “notti bianche”.

Per quattro notti ed un mattino, due giovani, un ragazzo ed una ragazza, si incontrano a San Pietroburgo e da sconosciuti diventano intimi e confidenti.

Il protagonista – a cui Dostoevskij non dà neppure un nome – è un sognatore, un giovane ragazzo che vive attraverso la vita degli altri e così solo si immedesima a fantasticare sulla propria. Lo stesso Dostoevskij definisce il sognatore come “non un uomo ma, sapete, una specie di essere neutro. Si stabilisce prevalentemente in un angolino inaccessibile, come se volesse nascondersi perfino dalla luce del giorno”.

Quando il sognatore incontra la giovane ragazza di nome Nasten’ka inizia a credere che la sua vita possa realizzarsi non con i desideri onirici e immaginati, ma con un rapporto reale ed umano e scopre che, oltre la vita sognata o pensata, esiste quella da costruire quotidianamente.

Per quattro notti i due si raccontano svelandosi completamente l’uno all’altra. Il ragazzo rivela a Nasten’ka la sua condizione di sognatore, di non conoscere l’Amore, di non essere stato amato e di non aver mai amato qualcuno. Nasten’ka rivela di vivere con la nonna cieca che la opprime e la limita e che è stata innamorata di un giovane coinquilino che ricambiava, ma che è dovuto partire.

Nasten’ka non nasconde al ragazzo di aver scritto una lettera all’innamorato in cui gli diceva che l’avrebbe aspettato chiedendogli di rivedersi a San Pietroburgo un anno dopo.

Il sognatore e Nasten’ka si coinvolgono nelle loro rispettive vite a tal punto che il sognatore crede di poter iniziare ad amare e Nasten’ka pensa di poter dimenticare il suo grande amore e lasciare spazio al sognatore con cui condivide speranze, sogni e affetto reciproco.

Il meraviglioso idillio che si crea tra i due verrà però spezzato dal ritorno inaspettato dell’innamorato di Nasten’ka, il quale sconvolgerà progetti e intenzioni, riportando alla realtà i due giovani e ricreando equilibrio nel cuore della dolce Nasten’ka.

Un finale dolce e allo stesso tempo amaro spetta ai lettori che comprenderanno come per Dostoevskij non esistono finali lieti quando si parla di Amore e di sentimenti, ma esiste solo il divenire di eventi inevitabili e disarmanti.

La distanza, l’amicizia, il dialogo e il comune sentire sono alcuni degli argomenti che lo scrittore russo usa, anche solo marginalmente talvolta, per spiegare la nascita e la costruzione di un Amore, obbediente più al cuore che alla ragione, come nel caso di Nasten’ka.

Un libro cult, un classico della letteratura russa apprezzato da sempre da tutte le generazioni per la profondità dei dialoghi e l’intensità delle emozioni dei protagonisti.

Nel tempo sono stati realizzati adattamenti teatrali e cinematografici come “Quattro notti di un sognatore” di Robert Bresson e “Le notti bianche” di Luchino Visconti, con Marcello Mastroianni e Maria Schell.

Buona lettura!



Sandy Sciuto